Ove Wulff
Tale of The Scorpio
Dusty 2003


Il roots-rock è di casa in Europa? Lo andiamo constatando da tempo e il nuovo lavoro solista di questo rocker svedese conferma la regola. Non è la prima volta che incontriamo con favore le proposte della piccola etichetta locale, la Dusty Records. Ove Wulff è il leader degli ottimi Enzendoh, il cui rock dalle timbriche stradaiole ci aveva conquistato lo scorso anno. Tale of The Scorpio rappresenta la classica parentesi solista di un autore a cui il recinto delle band sta un po' stretto. In realtà il disco non cambia una virgola del suo stile: dodici brucianti rock da strada maestra, divisi fra sventagliate elettriche e ballate da grandi spazi che citano a profusione Mellencamp e lo Steve Earle operaio di metà anni ottanta. Copertina e packaging vanno al risparmio, la produzione si arrangia come può, ma il contenuto ragazzi è di tutt'altra pasta. Accompagnato da musicisti rigorosamente made in sweden, Wulff è un rocker dal cuore tenero, che prima colpisce duro (Happy as a Clown) e poi cede al romanticismo (I Wont Tell o 20010911, dedica alla tragedia delle Twin Towers). Le cose migliori saltano fuori nei momenti più rootsy e polverosi (A Train Rolling Home, The Light in Your Eye), ma è tutto il disco che gira a meraviglia. Peccato non abbia mezzi più consoni in fase di registrazione: potremmo vederne delle belle.

www.dustyrecords.se

Ad Vanderveen
The Moments that Matters
Blue Rose 2003


Parlando nuovemente di feeling tra le strade secondarie del rock americano e i musicisti europei, non si può fare a meno di notare la fervida scena olandese, che, al pari della Germania. rappresenta una seconda patria per molti outsiders, ma allo stesso tempo genera interessanti songwriter in casa propria. E' il caso di Ad Venderveen, con The Moment that Matters all'esordio importante in casa Blue Rose. La sua carriera parte in realtà da molto lontano, primi anni novanta, come leader dei Personnel, country-rock band con all'attivo due album su major, e prosegue come solista attraverso un'intensa produzione (otto dischi dal '93 ad oggi). Anni in cui esperienza e amicizie si rinsaldano fino a raggiungere il suono nostalgico del nuovo disco, un omaggio palese all'opera di Neil Young. Accompagnato dai fedeli The O'Neils, Vanderveen ospita in studio Ian Matthews, David Olney ed Elisa Gilkynson tra gli altri, assicurandosi un prodotto di qualità: ballate folk malinconiche (Old Friend Loneliness, Another Brother Gone) e svisate elettriche degne dei Crazy Horse, The Moments That Matters si colloca al bivio tra la dolcezza di Harvest Moon (Lottery of Love) e l'elettricità di Ragged Glory (Cry, con un solo mozzafiato, Rock'n'roll Ain't Dead), ripetendo con competenza la lezione. Poca originalità forse, ma le canzoni stanno in piedi da sole.

www.bluerose-records.com
     

P.J. O'Connell
Happy Go Lucky
Edisun 2002


P.J. O'Connell ha ottenuto qualche minuto di gloria con la sua personale rock'n'roll band, i Flying Pigs verso la fine degli anni novanta, un buon appoggio della stampa locale del North Carolina, ed un istinto che lo porta ad intraprendere un'incerta carriera solista, avviata con il positivo Dream Life nel 2000. Basta circondarsi degli amici giusti e si puņ tirare avanti anche senza infilare un hit e continuando a proporre la propria versione di rock'n'roll. Sentendo i ganci melodici, le secche chitarre elettriche, il piano saltellante e le ritmiche un po' sghembe di Happy Go Lucky si intuiscono legami profondi con la "british invasion" degli anni sessanta (Holiday, Station Blues), e un consumo smodato di quell'intelligente versione pop-rock proposta una ventina d'anni fa da personaggi quali Marshall Crenshaw, Dave Edmunds o Elvis Costello. Tra l'altro la stretta collaborazione intrapresa con i leggendari NRBQ (il disco viene pubblicato per la loro piccola label indipendente Edisun) conferma la sensazione di una raccolta di svelte canzoni a cavallo tra radici rock'n'roll, pop sbarazzino e persino echi di new-wave (My Direction). Un disco spensierato, ma che spesso da l'idea di essere raccogliticcio, impreciso ed troppo votato all'improvvisazione. La voce di O'Connell non č sempre in grado di sostenersi da sola: resta la sensazione di un lavoro incompleto in fase produttiva e con troppe idee gettate nella mischia.

www.pjoconnell.com
 

Used Carlotta
Reckless Wheels
Planetary 2000


Non ci siamo sbagliati, la data di realizzazione è proprio il 2000, dunque non esattamente una novità, ma shortcuts esiste anche per questi recuperi fuori tempo massimo. L'occasione per dedicare qualche nota a questo nutrito combo alt-country di Richmond, Virginia, ci viene offerta dalla recente scoperta della Planetary records, etichetta locale che ci ha offero le piacevoli sorprese di Meanflower e Shiners. Formatisi intorno alla figura del vocalist ed autore Louis Ledford, hanno debuttato nel 95 con Wasted Words, imponendosi tra i primi protagonisti della "rivoluzione" no depression. Band minore certo, ma sono proprio queste piccole realtà a fare grande la periferia rock americana. Recckless Wheels è un delizioso ritratto roots provinciale, che mette in mostra l'eclettismo della band e la strumentazione elettro-acustica di grande fascino (in formazione anche un sax ed un clarinetto). Si parte con i classici profumi honky-tonk di I'll Be Gone e Dead Girl Song, e potremmo pensare ad un gruppo del Texas, poi arriva la dolce malinconia country della title-track, davvero un piccolo gioiello, e finiamo da tutt'altra parte. Big Fat Moon sembra cabaret alla Tom waits, Nobody Knows But Me un traditional di Jimmie Rodgers in versione swing, mentre nel finale si ritorna alle radici. Stringato e rigorosamente suonato live, Reckless Wheels piacerà agli amanti del roots-rock più defilato

www.planetaryrecords.com