Michael Hill - The New World Self rel. 2004 1/2
 

Al secondo lavoro da solista dopo Yours Truly del 2002, Micheal Hill sforna un disco di straordinaria bellezza, intenso e pregno di significati, ma al tempo stesso mai oltre le righe. Texano di origine, ma residente a Seattle, polistrumentista assai dotato (si muove agilmente fra chitarre acustiche ed elettriche, slide, banjo, organo e pianoforte) Hill si avvale della collaborazione delle sue vecchie conoscenze Dylan Rieck (violoncello) e Nancy K.Dillon (voce) e delle new-entries Micheal Bristow (basso) e Jeremy Sever (congas). Con voce nasale di dylaniana memoria ed un gergo semplice e schietto, invita gli ascoltatori a seguirlo nel proprio ambizioso viaggio, che prende il via dall'arido ed assolato Texas (That Was My Town, in cui la vitalità del banjo spazza via ogni briciola di malinconia) verso il New World, destinazione tanto vaga quanto ignota. Due però sono le certezze: in primo luogo non viaggerà mai solo (Left Behind e See You Around, che apre il cd con efficacia grazie alla slide accattivante e ad un ritornello decisamente orecchiabile), in secondo luogo, prima o poi, arriverà a destinazione: solo allora si potrà sedere e godere del sole della nuova alba e dimenticare il passato misero e doloroso (Quittin' Time, opportuno brano di chiusura). The New World e Anthem presentano il medesimo arrangiamento (chitarra acustica dal dolce arpeggio e violoncello) e mettono a frutto appieno le capacità compositive ed interpretative di Hill, che con queste due ballate tocca i vertici dell'album. Anthem, dalle note scure e livide, si spinge fino a ricordare la futilità delle guerre combattute dall'umanità: non ci sono vincitori, ma solo "bombs bursting in the air". Prese di posizione da impegnato folk-singer puro-sangue. Hill trova spazio anche per ricordare ironicamente quanto sia difficile credere in se stessi quando nessun altro lo fa, (Hard to Believe, brano dal ritmo incalzante con una chitarra acustica che non dà un secondo di tregua e che ricorda per melodia ed incedere la Johnny 99 di Springsteen) e per citazioni colte con Hollow Ground (ispirato all'omonimo romanzo di Brad Watson), oscura ballata con veementi pennellate elettriche
(Matteo Morelli)

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