Hillstomp - The Woman that Ended the World  Fuzzmonster 2005
inserito 09/02/2006

Sembra incredibile che un mix di punk, rock, blues, hillbilly e country possa funzionare ma è proprio quello che succede nel disco degli Hillstomp, interessante duo (Henry Kammerer e John Johnson) che sta di casa a Portland (Oregon) e che costruisce su slide guitar, percussioni ed armonica un tessuto sonoro fresco e frizzante rivisitando pezzi epocali come Can't be Satisfied (Muddy Waters) o You Done Told Everybody (Fred Mcdowell). Non deludono d'altra parte nemmeno i "brani olografi" come la danza ipnotica e mormorata sottovoce di In the Hole o le grinfie sanguinanti di Shake it, un border blues con una chitarra da brividi che volteggia come un corvo su una pianura spruzzata di brina. Niente male nemmeno il machismo urlante di N.E. Portland 3 A.M., vero e proprio punk-blues roccioso e insistito o il country più leggero e danzante in Deep Knee Blues a stemperare le dodici battute in un'atmosfera agreste, godibile dalla prima all'ultima nota. Nel complesso perciò il secondo disco degli Hillstomp - avevano esordito con One Word nel 2004 - non spiace affatto ed anzi si fa oltremodo apprezzare per una veste negletta e povera che esalta la cruda espressività delle composizioni, scongiurando il pericolo noia e valorizzandone appunto il lato più primitivo e diretto. Niente fronzoli e poco galateo insomma per un duo "selvatico" e rozzo al punto giusto, intenzionato a mantenere un approccio minimalista ma efficace che rivela anche una certa ballabilità dei brani e che ha l'indubbio merito di evitare filtri o inutili commistioni in fase di produzione. Quello che forse più colpisce in questo lavoro è quindi il sound, molto di pancia, di visceri, la voce rauca e rabbiosa e quell'attitudine alcolica e rancorosa che sembra mescolare assieme la formula Sixteen Horsepower, onirica e violenta, con soluzioni più elettriche in stile White Stripes, pur con le dovute differenze e proporzioni. A questo si aggiunga che la ricchezza di atmosfere, equamente divisa fra lugubri echi di blues rurale e punk anfetaminico, fra rock sovraeccitato e colorazioni hillbilly non manca di affascinare e convincere, stimolando anche l'ascoltatore più distratto a cadere nella rete di riff certamente vincenti, per quanto non esattamente nuovi, eppure snocciolati in tale, abbondante quantità da risultare comunque come un fatto di assoluto rilievo. Per concludere, la forza degli Hillstomp sta tutta nella segreta capacità di mettere d'accordo puristi ed innovatori, bluesmen incalliti e punkster d'assalto, risultando credibili ed onesti agli occhi degli uni e degli altri, ed anzi facendo di questo cocktail la propria arma vincente.
(Matteo Strukul)

www.hillstomp.com
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