inserito 26/04/2006

Cracker
Greatest Hits Redux
[Cooking Vinyl 2006]

1/2

Non ho mai capito se il rock'n'roll stonesiano dei Cracker sia qualcosa che David Lowery e Johnny Hickman hanno ricercato con convinzione oppure se vi siano capitati sopra ricercando un passatempo che li distendesse da altri e più impegnativi fronti. Dico questo perché il loro approccio (peraltro molto godibile) alla materia del mainstream-rock mi è spesso sembrato sconfinare nella parodia come nella presa in giro di determinati stereotipi, soprattutto quelli legati agli stilemi classici di certo rock made in Usa, ma sta di fatto che il gruppo resta uno tra i migliori degli anni '90, e il loro Gentlemans Blues (1998) uno dei dischi di quella decade da possedere a tutti i costi. Greatest Hits Redux è l'ennesima coltellata alla schiena della loro vecchia etichetta, la Virgin (apertamente sbertucciata dai doppi sensi da osteria di It Ain't Gonna Suck Itself), ed è esattamente quello che promette il titolo, ovverosia un "best of" di canzoni risuonate dalla prima all'ultima nota, ancorché abbastanza simili alle versioni originali, cui viene aggiunta la ciliegina di un'inedita e bellissima Something You Ain't Got (dal repertorio dei virginiani American Minor) con Caitlin Cary alla seconda voce. Non sono sicuro che GHR valga quanto il greatest-hits vero e proprio, quel Garage D'Or ('00) licenziato appunto dalla Virgin che, soprattutto nella sua versione doppia (contemplante inediti, rarità, schegge live e una irripetibile versione della dylaniana You Ain't Goin' Nowhere), rappresentava davvero il miglior sunto immaginabile del periodo major dei Cracker, ma senz'altro il neofita e l'appassionato di rock'n'roll dal taglio classico troveranno qui di che divertirsi. Dal grido di guerra stradaiolo di Teen Angst (What The World Needs Now) al febbricitante gospel-rock di I See The Light, dal country straccione di Mr. Wrong all'elettricità velvettiana di una sempre stupenda Low, dall'honky-tonk allucinato di Lonesome Johnny Blues al punk-rock melodico della selvaggia Sweet Thistle Pie, dall'ipnotica lullaby urbana di Big Dipper alla travolgente scampagnata country-rock di Duty Free i cosiddetti "successi" ci sono più o meno tutti, e anche se chiunque può trovare da ridire sulla scelta di privilegiare alcuni brani a scapito di altri (dove diavolo è finita Be My Love?) nessuno può altresì negare l'efficacia di queste riletture oggi effettuate col determinante contributo di Frank Funaro (tamburi), Kenny Margolis (tastiere) e Dave Immergluck (basso e pedal-steel). Molto divertenti le liner-notes autografe, dove le canzoni vengono contestualizzate ricorrendo a fittizie lettere dei fans, e a proposito di Immergluck si afferma che "dovrebbe smetterla di suonare coi Cracker e fare in modo che esca un nuovo disco dei Counting Crows! Sono quattro anni che aspettiamo!".
(Gianfranco Callieri)

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