|
inserito
25/07/2007
|
Rocky
Votolato
Quello che per molti è il
naturale dispiegarsi della propria maturità artistica, per altri è il
segnale inequivocabile della caduta: si impara a suonare, a gestire l'arte
paziente del songwriting e far risaltare l'esperienza acquisita, dentro
un involucro sonoro più classico. Purtroppo si perde per strada quella
componente un po' naif, arruffata, che denota invece la filosofia "indie"
di questi anni. Anche Rocky Votolato, uno che presumibilmente deve
già lottare molto nel music business con il cognome che si ritrova, è
dovuto passare sotto le forche caudine di una critica snob e diffidente,
che guarda caso non sembra perdonargli il suo passaggio alla pienezza
country rock delle nuove ballate contenute in The Brag and Cuss.
È vero, da queste parti non batte più un cuore folk sommesso ed intimista,
così come lo avevamo ammirato nel predecessore Makers.
Se allora si scomodavano i beniamini Iron & Wine, oppure il vate Will
Oldham, oggi finiamo persino dalle parti di Ryan Adams, dei Wilco più
tradizionalisti, in generale scivolando lungo il crinale di una canzone
imbevuta di stilemi alternative country. Il quinto lavoro del cantautore
di Seattle aspira ad una perfezione elettro-acustica, con abbondante utilizzo
di armonica, organo e pianoforte (nelle mani Rick Steef, già ammirato
con Cat Power e Lucero) ed una ambientazione che catturerà i favori dei
tradizionalisti. Noi ci accodiamo volentieri, seppure non avessimo storto
il naso nemmeno con l'altra faccia delle sue composizioni: in fondo basta
apprezzare la buona musica senza preconcetti di sorta. Allora scoverete
in The Bragg & Cuss, secondo episodio su Barsuk Records, una sequenza
di dolci preghiere impastate di radici, una raccolta tenue che sobbalza
lungo le colline del citato linguaggio alternative country: esemplare
l'apertura con Lilly White, non da meno il banjo di Postcard
from Kentucky e l'immacabile marcetta di Before You Were Born.
Votolato non ha mai cantato così bene e se qualche manierismo affiora
di tanto in tanto, non è il caso di fare gli schizzinosi, semmai vale
la pena incoraggiare un autore che tenta coraggiosamente di imboccare
la sua strada e far emergere la sua personalità dentro gli spazi ristretti
del genere affrontato. The Wrong Side of Reno sbuca dal grande
pozzo della West Coast, Your Darkest Eyes pencola su un piano honky
tonk disegnando una ballata che riporta alle origini texane del nostro,
Time Is a Debt e The Old Holland perfezionano lo stile confessionale
con una brillantezza elettrica (merito anche del chitarrista Casey
Foubert) che in passato usciva allo scoperto di rado, preferendo i
mormorii acustici di una Silver Trees, giustamente posta a chiusura
del viaggio, quasi a ricordare la provenienza artistica di Votolato. Un
folksinger che convince anche nella nuova veste: basta avere meno supponenza
nel giudicare le svolte musicali degli artisti. |