inserito 14/12/2009

Arbouretum
Song of the Pearl
[Thrill Jockey
2009
]



Faccio da solo o voglio una band? Dave Heumann - corpo e anima degli Arbouretum - non è certo il primo a essersi posto il quesito, c'è chi non lo ha mai risolto (vedi alla voce Dylan) e chi ha usato la band come una maschera (Mark Everett) salvo un giorno gettarla (un altro Mark: Knopfler); l'ascolto di Song of the Pearl induce a credere che Heumann voglia davvero far parte di una band: in Rites of Uncovering musica e testi erano tutti a suo nome, stavolta le musiche sono a firma Arbouretum e i testi in quattro casi su sette sono stati scritti insieme al cantautore country Rob Wilson. Questo cambiamento non è solo forma e diritti d'autore ma sostanza, e soprattutto sembra aver ridimensionato il ruolo della chitarra solista di Heumann: se due anni fa sembrava ambire a un ruolo da guitar hero ora sembra voler mettere le sue sei corde al servizio della musica alla maniera di un Richard Thompson. Nome non casuale visto che il folk inglese è senza dubbio un riferimento per questi musicisti di Baltimora - città che a giudicare dai libri di Anne Tyler dà proprio l'idea d'essere grigia come Albione.

Sette brani nuovi e una cover compongono Song of the Pearl e la cover è di quelle importanti giacchè la dylaniana Tomorrow is a long time conta interpretazioni illustri che vanno da Elvis a Rod Stewart, ma nessuno l'aveva distorta musicalmente come gli Arbouretum prima d'ora, mentre la voce di Eumann pare cantarla avendo bene in mente la versione di Sandy Denny, il pezzo dimostra che la band ha i mezzi per esplorare in futuro il territorio della ballata. Tra le canzoni nuove spicca senz'altro Thin Dominion con i suoi intricati ed elaborati strati di chitarre sviscerati, oltre che da Heumann, da Steve Strohmeier, invece la propulsione ritmica la forniscono Daniel Franz a tamburi e piatti e Corey Allender al basso. Meno spazio per l'epica e struttura più coesa marcano questi nuovi brani - fa eccezione Infinite Corridors, che ha colori che convergono verso gli Zeppelin, una carica di energia e irruenza che s'inserisce nell'album con perizia e al momento giusto.

Il citato principe del folk inglese torna alla memoria in The Midnight Cry quando emerge una chitarra/cornamusa: il brano va giù duro, una dimensione che in studio a Thompson è mancata quasi sempre, vale la pena quindi elogiare la produzione di Rob Girardi. Una menzione è poi dovuta - pur mancando lo spazio per entrare in dettaglio - alla qualità dei testi, che rivelano un'autentica crescita da parte di Heumann - vuoi anche per la collaborazione con Wilson - ma la sua penna ora è decisamente più incisiva. Song of the Pearl è il terzo album degli Arbouretum e se Rites of Uncovering - il primo inciso per la Thrill Jockey - aveva messo la band sulla carta geografica, questa nuova fatica pur senza far gridare al miracolo segna un chiaro passo avanti, la nuova direzione non ha snaturato l'identità della band, è piuttosto servita a metterla più a fuoco e fa sperare che il miracolo possa manifestarsi nel giro dei due prossimi passaggi in studio del gruppo.
(Maurizio Di Marino)

www.myspace.com/arbouretum
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