 |
Fiery
Blue
Fiery Blue
[Doubloon
Records 2010]

La carta geografica all'interno del cd traccia tre poli di attrazione: San
Diego, Austin, New York. Sono i luoghi di provenienza rispettivamente di Paul
Marsteller, Gabe Rhodes e Simone Steves: è attorno alle loro figure che ha preso
forma il progetto Fiery Blue, sorta di collaborazione a distanza fra songwriting
ed esperienze musicali affini, che ha messo insieme le parole di Marsteller, autore
non più giovanissimo ma qui alla prima vera prova del nove; la voce soave di Simone
Stevens, novella interprete con una predilezione per i toni morbidi del pop; la
tecnica di Gabe Rhodes, polistrumentista e soprattutto produttore, figlio della
country singer texana Kimmie, con una sfilza di partecipazioni ad accrescerne
il curriculum. Il risultato è banalmente la somma della parti: una radice comune
in certa canzone folk rock, che si tinge timidamente di radici ma guarda con affetto
soprattutto alla scrittura pop più raffinata, mediando fra melodia e introspezione.
Un disco elegante e fatto di vibrazioni, di profondità, dove spicca in
primo luogo l'archittettura del sound, qualcosa che sembra avere fatto tesoro
delle produzioni di Daniel Lanois (naturalmente in una versione più artigianale).
Lo rircordano ad esempio le movenze flessuose di Hide
Away, che riporta al piccolo capolavoro con Emmylou Harris, Wrecking
Ball. Un punto di riferimento plausibile, al fianco di Natalie Merchant, che delimita
buona parte del materiale cantato dalla Stevens, una delle sorprese migliori dell'esordio
dei Fiery Blue. Il quale, per il resto, possiede un suo fascino indubitabile,
ma tende anche ad accasciarsi strada facendo su un mood fin troppo uniforme. L'entusiasmo
per la dolcezza sprigionata da Feels Like Falling
e In The Wind, per i riverberi di Neon
Age, si scolora non poco lungo una scaletta di ben diciotto brani (pur
brevi e misurati) che forse denota persino una sovrabbondanza generosa di Marsteller
nel mettere su spartito le sue meditazioni. Frasi brevi, impressioni, non particolarmente
fantasiose va detto, ma adatte certamente al clima sonoro di Fiery Blue:
Looking At you sfodera una grazia pop sixties e una melodia vagamente
retrò, Dive è un soffice sussurro, Magic
un potenziale singolo, colorito folk rock con una chitarra spanish che ricorda
le origini texane di Rhodes, Virtue un altrettanto
accattivante pop rock con qualche mira radiofonica che non guasta mai.
D'altronde
i Fiery Blue sembrano porsi al di fuori di una precisa collocazione stilistica,
anche in ambito strettamente Americana, li dove è pur facile liquidare le loro
basi di partenza. Merito senza dubbio da elogiare, anche quando la ripetitività
sfiora le loro composizioni, con una patina di già sentito (Turn
e Funland, da qualche parte tra l'ultima Tift
Merritt e le molte voci al femminile di oggi). È il segnale forse che la collaborazione
andrebbe alimentata ulteriormente, magari chiedendo a Paul Marsteller di fare
un passo indietro come autore, cercando altri spazi e altre firme. Il repertorio
ne guadagnerebbe. (Fabio Cerbone)
www.fieryblue.com www.myspace.com/fierybluemusic |