inserito 13/10/2010

Fiery Blue
Fiery Blue
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Doubloon Records  2010
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La carta geografica all'interno del cd traccia tre poli di attrazione: San Diego, Austin, New York. Sono i luoghi di provenienza rispettivamente di Paul Marsteller, Gabe Rhodes e Simone Steves: è attorno alle loro figure che ha preso forma il progetto Fiery Blue, sorta di collaborazione a distanza fra songwriting ed esperienze musicali affini, che ha messo insieme le parole di Marsteller, autore non più giovanissimo ma qui alla prima vera prova del nove; la voce soave di Simone Stevens, novella interprete con una predilezione per i toni morbidi del pop; la tecnica di Gabe Rhodes, polistrumentista e soprattutto produttore, figlio della country singer texana Kimmie, con una sfilza di partecipazioni ad accrescerne il curriculum. Il risultato è banalmente la somma della parti: una radice comune in certa canzone folk rock, che si tinge timidamente di radici ma guarda con affetto soprattutto alla scrittura pop più raffinata, mediando fra melodia e introspezione.

Un disco elegante e fatto di vibrazioni, di profondità, dove spicca in primo luogo l'archittettura del sound, qualcosa che sembra avere fatto tesoro delle produzioni di Daniel Lanois (naturalmente in una versione più artigianale). Lo rircordano ad esempio le movenze flessuose di Hide Away, che riporta al piccolo capolavoro con Emmylou Harris, Wrecking Ball. Un punto di riferimento plausibile, al fianco di Natalie Merchant, che delimita buona parte del materiale cantato dalla Stevens, una delle sorprese migliori dell'esordio dei Fiery Blue. Il quale, per il resto, possiede un suo fascino indubitabile, ma tende anche ad accasciarsi strada facendo su un mood fin troppo uniforme. L'entusiasmo per la dolcezza sprigionata da Feels Like Falling e In The Wind, per i riverberi di Neon Age, si scolora non poco lungo una scaletta di ben diciotto brani (pur brevi e misurati) che forse denota persino una sovrabbondanza generosa di Marsteller nel mettere su spartito le sue meditazioni. Frasi brevi, impressioni, non particolarmente fantasiose va detto, ma adatte certamente al clima sonoro di Fiery Blue: Looking At you sfodera una grazia pop sixties e una melodia vagamente retrò, Dive è un soffice sussurro, Magic un potenziale singolo, colorito folk rock con una chitarra spanish che ricorda le origini texane di Rhodes, Virtue un altrettanto accattivante pop rock con qualche mira radiofonica che non guasta mai.

D'altronde i Fiery Blue sembrano porsi al di fuori di una precisa collocazione stilistica, anche in ambito strettamente Americana, li dove è pur facile liquidare le loro basi di partenza. Merito senza dubbio da elogiare, anche quando la ripetitività sfiora le loro composizioni, con una patina di già sentito (Turn e Funland, da qualche parte tra l'ultima Tift Merritt e le molte voci al femminile di oggi). È il segnale forse che la collaborazione andrebbe alimentata ulteriormente, magari chiedendo a Paul Marsteller di fare un passo indietro come autore, cercando altri spazi e altre firme. Il repertorio ne guadagnerebbe.
(Fabio Cerbone)

www.fieryblue.com
www.myspace.com/fierybluemusic


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