inserito 21/04/2010

Otis Gibbs
Joe Hill's Ashes
[
Wanamaker Rec. Co. /Otis Gibbs  2010
]



Tutti ricorderanno l'interpretazione a Woodstock di "Joe Hil" da parte di Joan Baez, che fu il trionfo di un certo cantautorato di protesta che prendeva le mosse nei primi anni '60 nel Greenwich Village. E' proprio ascoltando questo Joe Hill's Ashes (un vero hobo condannato a morte per essere stato ritenuto colpevole di un omicidio mai commesso, solo per essere un attivista per i diritti dei lavoratori) che si ha la sensazione di ritornare indietro nel tempo a quei meravigliosi tempi quando la musica era uno strumento contro le ingiustizie, la violenza, il razzismo che riportava in auge Woody Guthrie, Pete Seeger e tutti i canti popolari americani con interpeti che hanno fatto la storia come Dave Van Ronk, Buffy Sainte Marie, Phil Ochs, Tom Paxton, Dylan, Eric Andersen.. Al pari di Jack Kerouac e Woody Guthrie, Otis Gibbs può essere considerato a tutti gli effetti un vero Hobo, un outsider. Ha girato in lungo e in largo per tutti gli States con pochi mezzi, ha cercato di sopravvivere come meglio poteva con lavori saltuari di tutti i tipi (leggetevi il sito per credere), e ha suonato in mille città diverse (108 concerti nel 2009) per manifestazioni pacifiste, in bar scalcinati, teatri salotti etc.

E' già al quinto album dopo l'ottimo Grandpa Walked a Picketline dell'anno scorso e questa volta fa ancora meglio. Sin dai primi ascolti si nota una migliore produzione (ad opera di Thomm Jutz); la voce si è fatta più roca e sofferta ma allo stesso tempo più ricca e diretta che negli album precedenti, la strumentazione più scarna mentre i testi rimangono diretti e raccontano di di persone incontrate nei suoi lunghi viaggi: losers ed emarginati che si vedono per strada ma a cui nessuno osa avvicinarsi. Otis porta Woody nel cuore, anche se la principale influenza rimane Steve Earle (anche la sua barba ricorda il vecchio Steve). Ad accompagnarlo una manciata di musicisti della scena di Nashville oltre al già citato Jutz al basso e mandolino, Dean Richardson al violino, Pat Mc Inerney alla batteria e l'inseparabile compagna di sempre Amy Ashley ai cori.

Il terzetto iniziale è da brividi con una sequenza di impressionante bellezza; la titletrack é una ballata vecchio stile con un violino ad accompagnare la voce quasi sussurata di Otis; Where the Only Graves Are Real (uno sfogo contro il music business) è puro rock'n roll irriverente e stradaiolo; la sognante When I was Young è avvolta dalla voce inconfondibile di Otis. Twelve Men Dead in Sago é molto roots con Amy ad accompagnare il compagno in una ballata spaccacuori. La bella Kansas City alza il volume con una melodia e un riff trascinante e racconta delle difficoltà a suonare in tanti posti diversi per pochi dollari (7 hours in car 45 singing in a bar). Outadated, Frustrated and Blue è sofferta e diretta come una ballad che sembra uscire dal Tom Waits più acustico mentre The Town That killed Kennedy è una canzone scritta "on the road", che racconta di tutte le brutte esperienze che si hanno viaggiando sui Greyhound, cantata con la grazia di un vecchio bluesman. Da questo punto l'album decolla ancora una volta, a partire dalla riuscita e frizzante The Ballad of Johnny Crooked, dalla rurale I Walked Out in the River molto country con un bel ritornello che ti si appiccica in testa a Cross Country, che riporta il sole sulle note di un mandolino e un violino come fosse un bluegrass da far battere i piedi sotto il tavolo. My new mind è scarna e si rifà tanto a Guthrie quanto allo Springsteen di Nebraska. Tutti attendono il bis e Otis ce lo regala con la conclusiva e stupenda Something More altro capolavoro che ricorda di come la vita sia dura quando vengono a mancare gli amici più cari. Una lacrima scende sul viso di questo cantautore, che ci lascia con una gran voglia di riascoltarlo. Un album di grande impatto emotivo per un cantastorie originale che farà parlare di sé e che forse renderà il nostro mondo un posto migliore e più giusto nel cui vivere. Quasi un capolavoro.
(Emilio Mera)

www.otisgibbs.com
www.myspace.com/otisgibbs



<Credits>