inserito 01/02/2010

South Memphis String Band
Home Sweet Home
[
Memphis Int'nl
2010]



"Se non vi piace questa roba, c'è davvero qualcosa che non va in voi": il buon Jim Dickinson non si è mai fatto sentire tanto da quando purtroppo ci ha lasciato lo scorso anno. E sono ancora le sue parole, schiette e semplici quanto il personaggio, a benedire questo progetto nato dalla semplice voglia di condividere un immaginario, una fede, in definitiva un patrimonio da non disperdere. La South Memphis String Band è un'orchestrina acustica che cela le identità di Luther Dickinson, il figlio che ha raccolto con ardore gli insegnamenti del padre, Alvin Youngblood Hart, un omone grande e grosso ed uno dei bluesman più spiritati della sua generazione, e Jimbo Mathus, sorta di "reinessance man" come lo chiamerebbero dalle sue parti, sempre pronto a scavare fra i segreti della musica americana. Senza trucchi e senza inganni si sono riuniti intorno a qualche microfono, hanno preso una risma di canzoni sgualcite che venissero dall'anima pià antica di Memphis, fin giù verso il misterioso bacino del Mississippi, e si sono divertiti a rivederle con il loro linguaggio.

Home Seet Home è un disco facile, persino "banale" se vogliamo essere provocatori: ci sono tre voci, un mandolino, qualche chitarra, un banjo, armonica e kazoo all'occorrenza, ma il repertorio arriva tutto o quasi da nomi misteriosi e affascinanti che si chiamano Gus Cannon, Blind Willie Johnson, The Mississippi Sheiks, Memphis Jug band, Carter Family, insomma dagli angoli della Depressione folk americana che abbiamo imparato a ripetere a memoria in questi anni. Non è una novità allora, non lo è a maggior ragione per tre musicisti che di questa conservazione e nuova linfa da inettare sul passato hanno fatto una ragione di vita. Conoscendo però le carriere separate dei singoli musicisti, con North Mississippi All Stars, Black Crowes, Squirrel Nut Zippers o da solisti sappiamo che la loro opera tende a guardare nel prodonfo, a non galleggiare in superficie. Ecco perché Home Sweet Home è uno dei dischi roots più spiritati visti passare dalle rive del Mississippi di recente: emerge un clima di familairità e disarmante naturalezza nelle riedizioni di Jesse James, Deep Blue Sea, Let Your Light Shine on Me e The Carrier Line, traditional che non dovrebbero sfuggire a nessuno di voi, una musica arcana, spirituale e persino sinistra in Things Is 'Bout Coming My Way e Bloody Bill (straordinario Youngblood Hart alla voce e banjo) che chiede solamente di non essere trascurata.

Il lavoro paziente di Dickinson, Mathus e Hart è quello di impadronirisi della loro terra attraverso l'anima delle canzoni: non è sbagliata dunque la definizione di supergruppo roots regionale che gli vanno affibiando, se non fosse che qui dello stardom e dei lustrini delle grandi collaborazioni non c'è proprio traccia. Ci sono piuttosto tre amici che intonano un country blues intriso di spirito gospel, che battono il tempo manco fossero in un campo di lavoro schiavista (Eighteen Hammers), che improvvisano all'angolo di una strada di Memphis (Bootlegger's Blues) o sotto il portico di casa loro all'imbrunire (Dixie Darling). Giocano ad occhi chiusi certo, e probabilmente ci avranno messo un pomeriggio a registrare tutto quanto, nei ritagli fra un disco e un tour, ma se qualcuno in giro riesce a mettere altrettanta "religiosità" in questa musica allora si faccia avanti. Home Sweet Home: consideratelo un'appendice più spensierata e affabile del recente Onward & Upward di Luther Dickinson. Il sapore selvatico della terra sudista che scaturisce è lo stesso e chissà che non vi si apra un intero universo.
(Fabio Cerbone
)

www.myspace.com/southmemphisstringband
www.memphisinternational.com


 


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