inserito 01/07/2011

Brian Wright
House on Fire
[
Sugar HIll  
2011]



Figlio del Texas profondo, Brian Wright ha preferito andare a respirare la salsedine del Pacifico con la sua band - i Waco Tragedies: niente più che uno dei milioni di gruppi che ogni sera calpestano i palchi dei club di Los Angeles. Hanno anche registrato un paio di dischi (autoprodotti, ovvio, e finiti nel nulla): file under alt.country, se vi interessa. Ma nella testa di Brian turbinano troppe idee per lasciarle appassire nel recinto limitato della sua band. Così, si è chiuso in uno studio di registrazione a Laurel Canyon e, in solitudine quasi totale, un po' alla volta ha provato a dare forma a quelle idee. Suonando, sperimentando, sovraincidendo. Qualcuno, passato a trovarlo, ha lasciato il suo contributo, principalmente ai cori: Joe Purdy, Sally Jae, Torrance 'Stonewall' Jackson... Per il resto, Wright fa tutto da solo. Non solo lo sfogo di un'ossessione musicale, ma anche un tentativo di esorcizzare una vita incasinata e senza direzione. Ne sarebbe potuto uscire un pasticcio autoreferenziale, ma le radici southern hanno salvato Brian dalla deriva, lo hanno tenuto ancorato a canzoni dalla forma concreta, tenacemente fruibile.

Nell'insieme House on Fire è una bella prova di songwriting, ma anche qualcosa di più. Soffermandosi a studiare i particolari si colgono le sfaccettature del lavoro compiuto da Wright sui suoni, la varietà delle soluzioni. Non c'è una canzone uguale all'altra: il disco parte infilando in sequenza l'esperimento pop psichedelico dall'anima country Striking Matches, la ballata in 3/4 in stile Elvis Costello Blind April, il duetto da texas troubadour con Jamie Drake Live Again, l'atmosfera gotica dell'intensa Accordion, attraversata dal riverbero delle chitarre e dalla vibrazione minacciosa delle percussioni. E non siamo neanche a un terzo del disco. Prima della fine, c'è tempo ancora per un country-gospel (Mesothelioma), un blues (Rich Man's Blues), un r&b old style (Still Got You), un folk-soul à la Ry Cooder (If You Stay) e un pop/rock "tompettyano" (Had Enough). Ah, e anche un raga-hillbilly (The Good Dr., e no, non c'è venuta una definizione migliore…). E poi c'è Maria Sugarcane: racconto di due fratelli innamorati della stessa donna, violenza e rimpianti, che sembra uscito da Nebraska di Springsteen, con una melodia che ricorda il John Prine di Donald & Lydia.

Sono 14 canzoni ma, per una volta, non sembrano troppe. Il rischio semmai era che tutto questo rimanesse oscuro, nascosto: il disco era già in giro nel 2010, autofinanziato e venduto ai concerti. Per fortuna alla Sugar Hill hanno le orecchie aperte e, anche se ormai i cd è più facile venderli come sottobicchieri che come supporti fonografici, ne hanno acquisito i diritti e si sono accollati l'onere di ristamparlo e dargli una distribuzione adeguata. Con anche una nuova copertina - quella originale rappresentava un fiammifero acceso su sfondo nero -, ispirata alla pubblicità vintage di un medicinale. Già, perché questo disco in qualche modo ha funzionato da antibiotico, nella vita di Brian: in questo anno tante cose si sono aggiustate, ora è anche padre di un bimbo. E, non ultimo, ha finalmente la possibilità di promuovere il suo lavoro come si deve. "Il miglior disco che ancora non possedete", recita il claim promozionale. Non vi resta che ascoltarlo.
(Yuri Susanna)

www.brianwrightmusic.com


   


<Credits>