|
Un
geniale e visionario scrittore, Steve Erickson, ha detto che Chuck
Berry è il più grande narratore americano. Una definizione coraggiosa
e forse un po' iperbolica, ma che ha più di un senso. Intanto perché da
Chuck Berry in poi il songwriting, l'arte di racchiudere una canzone in
pochissimi minuti, tre accordi e un riff, è diventato quasi uno standard
proprio sulle sue intuizioni. Basta pensare quanto gli è debitore uno
dei songwriter più imporanti degli ultimi vent'anni, ovvero Bruce Springsteen,
per farsene una ragione. In più, Chuck Berry è uno storyteller nato e
risentendo i suoi primi blues, la materia viva che lui poi ha plasmato
a colpi di Gibson, tutti allineati in questa bella antologia, sembra di
entrare direttamente dalla porta principale nella storia più importante,
la sua, che ha coinciso in gran parte con quella del rock'n'roll. Tampa
Red, Lonnie Johnson, Sister Rosetta Tharpe, Arthur Big Boy Crudup (al
cui repertorio Elvis attinse a piene mani) sono i primi nomi che il giovane
Chuck Berry ammira ed è proprio uno dei grandi, Muddy Waters, a
spingerlo tra le mani amorevoli di Leonard Chess e a dare il via
ad una carriera leggendaria. Muddy Waters che accompagna Chuck Berry,
il blues che scivola nel rock'n'roll. Blues, con sedici gemme d'epoca,
rispolvera quei momenti magici, un po' in studio con il grandissimo Willie
Dixon al basso e Jimmie Johnson al pianoforte (e in Wee Wee
Hours ricamano un sontuoso slow notturno e intenso), un po' dal vivo,
un po' con tanti estratti del songwriting di Chuck Berry (compreso quel
curioso strumentale che è Deep Feeling, con Hubert Sumlin
alla chitarra) e in qualche caso con alcuni classici come Route 66
e Down The Road Apiece, un brano leggendario che avrebbero poi
inciso anche gli Stones. Ricorda Bill Wyman: "Quando suonammo Down
The Road Apiece, lo stesso Chuck Berry ci venne a dire che avevamo colpito
nel segno". Un complimento che vale più di un Grammy, e un disco,
questo Blues, che si ritaglia un piccolo spazio, molto interessante,
nella storia di Chuck Berry.
(Marco Denti)
|