Patti Smith & Sam Shepard
My Buddy and Patti Lee: un dialogo, due libri

a cura di Donata Ricci

 

L'Illinois ha dato i natali a entrambi, anche se lei viene dalla città più grande dello stato - Chicago - mentre lui sbuca dall'ex base militare di Fort Sheridan, ora a vocazione residenziale. Le loro strade si incrociano, diventano amici e amanti, o amanti e amici, che poi cambia poco. Divorano i giorni al Chelsea Hotel in un crescendo di affinità. Scrivono a quattro mani una commedia, Cowboy Mouth: lui la incoraggia perché lei non ha proprio idea di come si scriva un testo teatrale; alla fine riuscirà persino a recitarla, quella pièce, al suo fianco. L'attrazione per la scrittura, con una certa propensione per la forma diaristica, è il legame di sangue delle loro esistenze, fino a quando, un anno fa, quella di lui si interrompe. Suggello perfetto del loro sodalizio non poteva che essere la pubblicazione contemporanea delle loro ultime fatiche letterarie. Lei gli scrive addirittura la prefazione.

Sono Sam Shepard e Patti Smith, ma usavano chiamarsi My Buddy e Patti Lee. I loro libri freschi di stampa portano bei titoli: The one inside - Quello di dentro [La nave di Teseo, pp.198] - e Devotion (Why I write) - Devotion (Perché scrivo) [Bompiani, pp.144]. Entrambi infatti si interrogano sul perché si scrive. Un quesito di tale portata, in età matura, vale il doppio. E siccome i loro dialoghi ci mancano, ne immaginiamo un altro. Del resto lo spunto ce lo fornisce la stessa Patti: mentre legge il manoscritto di Sam nella cucina dello scrittore, in un pomeriggio dorato del Kentucky, lo immagina lì, a guardar fuori dalla finestra. "Ho alzato gli occhi per osservarlo e mi sono resa conto che tutto ciò che avevo sempre saputo di Sam, e lui di me, lo avevamo ancora dentro".

PATTI LEE Si stava bene in quella stanza sul retro del Chelsea. Potevo farmi la doccia in qualunque momento. E raggiungerti nel letto per leggere. Certo che mentre io leggevo la storia di Cavallo Pazzo, tu eri già arrivato a Samuel Beckett…

MY BUDDY "Quello è l'errore che ho commesso… desiderare una storia laddove la semplice vita è sufficiente". Ho piazzato Beckett anche nell'epigrafe di Diario di lavorazione. Sono sempre stato fissato.

PATTI LEE Be'… io invece M Train l'ho dedicato a te. Forse sono fissata anch'io (ridono).

MY BUDDY Sai cos'è? Che sono un fanatico della decadenza. Ti ci trovi dentro in un batter d'occhio quando ti accorgi che il glorioso Five Spot cafè è diventato un Pizza Hut del cazzo. Tutto questo sfiancarsi…Quattro dollari di benzina e ci ritroviamo in qualche buco orrendo tipo Winnemucca o Cucamonga. A che scopo? Cosa abbiamo da vedere dopo tutte queste miglia? Le tazze con i nomi dei bar. Un fermacarte a forma di bisonte. Che significa? Nada, assolutamente nada. Come fa la bellezza a intrufolarsi qui?

PATTI LEE Non è così facile scrivere dal nulla…

MY BUDDY La gente qui/è diventata/la gente/ che fa finta di essere. Senti una fitta di inutilità mentre attraversi furtivamente la piscina di un Holiday Inn in una notte texana.

PATTI LEE Capisco. La salvezza sta nel movimento. Un'altra risorsa su cui contare è il mutamento.

MY BUDDY Forse è per questo, mia dolce Patti Lee, che ci piacciono i diari? Per la loro incompiuta transitorietà? Come sai ne ho fatto il mio stampo, a partire da quello con la Rolling Thunder, una sceneggiatura fallita e dunque suprema, lasciamelo dire. Poi è arrivato Diario di lavorazione con la sua bella dose di labilità. Ma anche Quello di dentro in fondo è un diario. Che ne dici tu che hai letto il manoscritto?

PATTI LEE Dico, My Buddy, che è così. L'ispirazione è la variabile imprevista, la musa che assale all'ora ignota. Io per esempio ho iniziato a scrivere Devozione sul treno da Parigi a Sète. Il fato aiuta, a modo suo. Cercavo qualcosa e ne ho trovata un'altra, il trailer di un film. Mi sono infilata in un mondo che non era nemmeno il mio, vagando per le strade astratte di Patrick Modiano e incrociando l'attivismo mistico di Simone Weil. Posso analizzare come, ma non perché ho scritto quello che ho scritto. E poi non credo sia riprovevole scrivere con indomito abbandono su qualsiasi argomento senza un briciolo di preoccupazione morale. Lo facevo da giovane e anche Devozione ho lasciato che rimanesse com'era. "Lo hai scritto" - mi sono detta - "non puoi lavartene le mani come Pilato".

MY BUDDY Ma sì, in fondo credo che avesse ragione Nabokov quando rispondeva alla domanda sul perché scriveva. Per la beatitudine estetica. Sì. Qualunque cosa voglia dire.

PATTI LEE Personalmente devo scrivere, devo farlo ogni giorno. Per isolarmi, proteggermi, perdermi nella solitudine. La solitudine è una condizione indispensabile per lo scrittore.

MY BUDDY Allora sarà per questo che il sottoscritto, dopo aver tosato capre e raccolto arance ed essersi iscritto ad Agraria in Texas ed aver portato il ghiaccio a Nina Simone quando faceva il cameriere a New York, è fuggito in un perenne viaggiare? Oh sì, ho sempre sentito di non appartenere a nessun posto.

PATTI LEE Tu possiedi una libertà grezza, mio cowboy senza meta. A questa non hai mai rinunciato. Ti sei tenuto questa benedetta carne salata, questo lazo solitario, una coperta indiana, una macchina per scrivere e una bottiglia di Ron del Barrilito tre stelle. E hai ben donde di sentirti fortunato per quella volta che viaggiasti sulla Baseline Drive con il ronron del motore Mercury Flathead della Ford del '40 di Ed Cartwright - gli Stones a tutto volume su Color Radio Channel 98 - e Anita Gutierrez sul sedile posteriore con la gonna attorno al collo e le bottiglie di Ripple e i sacchetti pieni di benzedrina e i venti estivi roventi che alitavano nei finestrini fiore d'arancio. Non c'era niente di male. Spesso l'ignoto è meglio, no?

MY BUDDY D'accordo. Ma come fai a spiegare che non sei quello lì? Nascere significa essere arruolati forzatamente in un destino?

PATTI LEE Esiste un destino? Una moneta ruota sul bordo. Da qualunque lato cada, è uguale. Testa perdi, croce perdi. E poi perdi le cose, quelle che ami. Ciò che perdi e non riesci a trovare, lo ricordi. Ciò che non riesci a vedere, provi a richiamarlo.

MY BUDDY Ricordi quando scrivesti una poesia per me, sulla mia ossessione per le stock-car, le auto truccate da corsa? La intitolasti Ballad of a bad boy. Ero davvero così cattivo?

PATTI LEE (ride di gusto). Nooo… E per dimostrartelo ti racconto di quando mi domandasti dove fosse finita la mia chitarra e io risposi che l'avevo regalata alla mia sorellina Kimberly. Mi portasti subito in un negozio del Village, una specie di monte dei pegni, incoraggiandomi a scegliere quella che più mi piaceva. Passammo in rassegna un mucchio di Martin, ma quella che seppe catturare il mio sguardo fu una Gibson nera assai malridotta, un modello del 1931, gli anni della Grande Depressione. "Sei sicura che sia lei, Patti Lee?" mi chiedesti. "Lei è l'unica" feci io. Fu un bel gesto da parte tua, regalarmela. Ce l'ho ancora adesso, ci scrissi un sacco di canzoni. La prima fu per te e preannunciava la nostra separazione, perché per te era venuto il tempo di andare.

MY BUDDY Proprio così. Fu per quel motivo che una sera, mentre ce ne stavamo seduti a riflettere, balzai in piedi portando la macchina per scrivere sul letto e ti ingiunsi "Scriviamo una commedia!" Tu eri sgomenta, non ne avevi mai scritta una. "Comincerò io". E descrissi la nostra porzione di loft sulla Ventitreesima: le targhe automobilistiche, i dischi di Hank Williams, l'agnello giocattolo, dopodichè introdussi il mio personaggio, Slim Shadow. Quindi spinsi la macchina per scrivere verso di te e dissi "Tocca a te, Patti Lee".

PATTI LEE Avevi ragione, non era affatto difficile scrivere una commedia. Si trattava solo di raccontare le nostre storie. I personaggi eravamo noi, il nostro amore, la nostra fantasia e le nostre imprudenze.

MY BUDDY Tutto c'entra con la scrittura.

PATTI LEE Talvolta si scrive all'ombra del crepacuore.

MY BUDDY Ho chiamato il mio più vecchio amico a El Paso: nessuna risposta. Ho chiamato la mia ex moglie a New Orleans: nessuna risposta. Ho chiamato la mia prima moglie a L.A.: nessuna risposta. Ho chiamato la mia ex fidanzata storica a New York: nessuna risposta.

PATTI LEE Un cuore resta stordito da un altro cuore.

MY BUDDY L'amore tra un uomo e una donna è qualcosa di terribile e impossibile.

PATTI LEE La scrittura ci salverà.

MY BUDDY Tu dici? Ho avuto un'epistassi mentre mi trovavo nel deserto. Mi hanno portato in un pronto soccorso del New Mexico. Un'infermiera mi ha detto che in me c'era qualcosa di catastrofico. Ha detto proprio così: catastrofico.

queste pillole
quella arancione
blu
gialla
le due bianche nel palmo della tua mano
disposte sulla linea della vita
per respingere cosa
per ritardare
per prolungare
per tenere lontano
cosa
fino al giorno in cui cadi giù
e la famiglia comincia a telefonarsi
la rete si mette in moto
è caduto ancora e si è rotto
diverse ossa
non si ricorda un cazzo
se ne va a zonzo in diverse città
in cui crede di aver avuto un passato
non vuole restare nella sua stanza
è arrivata una telefonata da Lubbock
Ufficio Persone Scomparse
il tipo non riusciva a pronunciare il nome
ha detto che suonava all'incirca come
Chambers forse ma la pronuncia era difettosa
il mattino dopo se n'era andato
dalla finestra aperta
non una traccia
non un'impronta
di alcun genere


PATTI LEE (posando il manoscritto) Non avevo mai notato questa foto appesa sopra il lavandino. E' strana: una sciamana folle con uno stereo portatile. Dov'è stata scattata?

MY BUDDY Nel deserto di Sonora.

PATTI LEE E' una cosa reale?

MY BUDDY Forse. Ma, in fin dei conti, nessuno sa che cosa sia reale.



 


<Credits>