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Mark
Twain
Alla persona che siede nelle tenebre
Ed. Spartaco
pp.136
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Il linciaggio, i massacri, il razzismo, il colonialismo,
una nazione costruita in virtù del suo esercito: in questa breve e
pungente raccolta di scritti Mark Twain racconta una faccia
violenta, crudele, militarizzata ("Non c'è nulla che l'addestramento
non possa fare. Nulla è al di sopra o al di sotto della sua portata.
Può trasformare i cattivi principi in buoni, e i buoni in cattivi;
può annientare ogni principio, e poi ricrearlo; può abbassare gli
angeli al livello dell'uomo ed elevare gli uomini ad angeli. E può
realizzare uno qualunque di questi miracoli in un solo anno, anche
in sei mesi"), spietata con qualsiasi cosa o persona possa intralciare
i propri interessi. Come scrive Alessandro Portelli, che ha
curato la raccolta "l'efficacia palpabile di questi scritti di un
secolo fa deriva in gran parte proprio da questa rabbia cosmica senza
mediazioni, senza assoluzioni, senza alternative". Una disillusione
profonda che arriva a toccare e a piegare anche le corde più ironiche
della satira di Mark Twain. C'è un senso di rassegnazione, come se
tutte le speranze fossero mutilate quando arriva a scrivere che cambiare
è impossibile "perché il mondo non si fermerà mai a pensare, non lo
fa mai, non è nel suo stile; il suo stile è di generalizzare sulla
base di un singolo esempio." L'equivoco nasce lì e l'America di un
secolo fa è la stessa di oggi. Furiosamente in cerca di un nemico
da annientare e già sconfitta nella sua profonda solitudine. |
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Jack
Finney
Indietro nel tempo
Marcos Y Marcos
pp.444
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Citato anche da David Ambrose nel bellissimo Superstizione (Meridiano
Zero), Indietro nel tempo di Jack Finney è una
sorta di classico dei viaggi in epoche lontane, in altri spazi e dimensioni.
Del resto Jack Finney (di cui Marcos Y Marcos ha pubblicato lo scorso
anno anche La monetina di Woodrow Wilson) è l'autore de L'invasione
degli ultracorpi, una delle visioni che hanno spalancato le porte
della percezione. Anche Indietro del tempo svolge un ruolo altrettanto
significativo: nel viaggio di Simon Morley verso la New York del 1882
(per conto di un misterioso e complesso programma militare), partendo
da un luogo pieno di cupi presagi (il Dakota, ovvero il palazzo dove
abitò John Lennon prima di essere ammazzato) il fascino delle possibilità
storiche e scientifiche, lascia subito il posto ad un'umanissima fallibilità.
Da una parte Simon Morley piomba nell'epicentro di una colossale storia
di politica, appalti e corruzione, e in questo senso, a differenza
di quanto cantava Bob Dylan, i tempi non sono mai cambiati; dall'altra,
si lascia coinvolgere dalla passione e dall'istinto che lo porteranno
ad un finale tanto inaspettato quanto inevitabile. Indietro nel tempo
offre, nelle sue quattrocento pagine abbondanti, molte suggestioni,
a partire da una considerazione iniziale utilissima: "Noi pensiamo
che il passato se ne sia andato, che il futuro debba ancora venire,
e che esista solo il presente. Perché il presente è tutto ciò che
siamo in grado di vedere". Consigliatissimo |
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Alejandro
Jodorowsky
La danza della realtà
Feltrinelli
pp. 342
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Forse ha ragione Alejandro Jodorowsky quando dice che "le definizioni
sono soltanto approssimazioni", ma nel rapporto tra vita e arte c'è
tutta la sua storia che in questa Danza della realtà
racconta come se fosse un romanzo d'avventura. Comincia con un'infanzia
durissima, passa attraverso il piccolo sipario dei burattini e delle
marionette per approdare al palcoscenico del teatro ("Il teatro è
una forza magica, un'esperienza personale non trasmissibile. Appartiene
a tutti. Basta che ti decida ad agire in un modo diverso da quello
di ogni giorno perché questa forza trasformi la tua vita"). E' il
primo passaggio, fondamentale verso una visione caleidoscopica della
comunicazione e dell'espressione che porterà Alejandro Jodorowsky
a scrivere sceneggiature per celebri disegnatori (Moebius su tutti),
a farsi finanziare film ed happening da John Lennon, a scoprire la
Parigi surrealista e la poesia d'azione di Filippo Tommaso Marinetti.
Una vita costantemente sospesa tra il sogno e, come dice giustamente
il titolo, La danza della realtà che alla fine ha portato Alejandro
Jodorowsky a confrontarsi con la magia, i tarocchi, lo sciamanesimo
e tutte quelle energie invisibili che sovrastano la nostra quotidianità.
La sua è arte che diventa magia, e viceversa: è un metodo, non una
stregoneria, e parte dalla conoscenza e dall'ignoranza. Un segreto
antico che Alejandro Jodorowsky ha scoperto con l'avventura di una
vita. |
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Charlotte
Carter
Coq Au Vin
Neri Pozza
pp.173
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Nanette Hayes, che suona il sassofono sugli angoli delle strade di
New York, viene spedita dalla famiglia a Parigi in cerca della zia
Viv, una donna fin troppo effervescente che è finita nei guai. O così
sembra: affascinata dalle strade e dalle luci parigine, Nanette si
perde in un vortice di cibo, sesso, musica senza poter aiutare nessuno.
Il finale noir, cupo e devastante, non toglie nulla all'essenza brillante,
informale e piacevolmente scorrevole della scrittura di Charlotte
Carter (che si può sperimentare anche con Rhode Island Red) che
proprio con Nanette Hayes ha inventato un personaggio volubile, affascinante
e divertente che suona perché sta "realizzando un sogno" e certo non
per pagarsi l'affitto. Un po' diverso l'atteggiamento dei loschi individui
implicati negli intrighi parigini in cui Nanette Hayes alias Nan si
ritrova impigliata: sfruttando una complicatissima love story, un
manipolo di disperati ha provato ad inventare un improbabile bluesman,
sfruttando le stesse incisioni sul campo che a suo tempo svilupparono
John e Alan Lomax. Una truffa, con tanto di anticipo milionario già
sborsato (e altrettanto in fretta evaporato) da una non meglio precisata
etichetta discografica e relativo contorno di cadaveri che Nan scopre
al capolinea di Coq au vin. La solita storia, però Nanette
Hayes suona il sassofono magnificamente, ha un senso dell'umorismo
tutto suo e un altro paio di doti che sono un piacere da scoprire |
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