Bruce
Springsteen & The E-Street Band London
Calling Live In Hyde Park (2
DVD)
[Columbia
2010]
All'inizio l'energia ostentata da Bruce Springsteen
e dalla E Street Band (uno strepitoso e variopinto ensemble)
sembra voler nascondere il tempo impietoso: Little Steven
pasciuto, Clarence Clemons immobile, Danny Federici che non
c'è (e come manca il suo organo, pur con tutto il rispetto
e la simpatia per Charlie Giordano). Manca, più di tutto,
lo psicodramma springsteeniano, il romanticismo assoluto del
loser. Le immagini sono impietose nella loro perfezione digitale:
Bruce suda le proverbiali sette camicie (in realtà una, che
non cambierà), Nils Lofgren si muove con gesti goffi, Max
Weinberg è pesante e meccanico. Snocciolano mitragliate di
rock'n'roll, versioni dure, coincise di Night,
Badlands, più da Clash
che da E Street. Senza soluzione di continuità: per tutta
la prima parte dello show le comunicazioni del capo alla premiata
ditta, e da lì al pubblico, si riassumono in 1, 2, 3, 4 e
via alla grande. La E Street sembra un Muppets Show di smorfie,
un'accolita non molto diversa dalle zingaresche compagnie
dei "better days". Sono forti, ce la mettono tutta, ma le
immagini non mentono: devono leggere le parole, sono seguiti
"a uomo" uno per uno e le canzoni vanno un po' troppo di corsa.
E' qui che si capisce la differenza, la grandezza: qualsiasi
altra rock'n'roll band avrebbe tirato avanti, più o meno con
dignità ancora qualche canzone, un paio di bis e bye bye Londra.
Loro, no. A distanza di trentacinque anni dall'Hammersmith
insistono, scavano, le provano tutte per trovare la scintilla
primordiale, il nucleo esplosivo di una passione infinita
per il rock'n'roll. Con una vita alle spalle e Hyde Park stipato
da centomila persone non è facile, nemmeno saltando e scorticandosi
le mani sulla chitarra spiegare perché sarà la notte giusta,
ma poi succede qualcosa. Sarà la chitarra di Nils Lofgren
in Youngstown (applausi
a scena aperta), sarà la poesia di Racing
In The Street, sarà Brian Fallon dei Gaslight
Anthem che canta No Surrender,
saranno le danze di Rosalita,
sarà per un'emozionante Trapped,
ma la magia riesce ancora una volta: tutto Hyde Park diventa
la E Street e Bruce si trasforma in Shakespeare, senza "il
timore di un tentativo", ancora con un sogno davanti agli
occhi, nonostante sia diventato una realtà, per lui e per
mezzo mondo (l'altra metà, come si sa, non l'ha ancora visto
dal vivo).
Eppure non è difficile immaginare i suoi pensieri mentre cantava
Jungleland (una versione
a dir poco lirica), di sicuro lo pensiamo noi. Era arrivato
in questa città, Londra, sul filo del rasoio, con Born To
Run in tasca e un berretto per nascondere la faccia, ed è
ancora qui. Il tempo, in mezzo, è stato soltanto one, two,
three, four, una danza nel buio che è rock'n'roll allo stato
essenziale e che, pur con tutti i limiti e i difetti che si
vogliono, lo ha consegnato come il più grande performer di
sempre. Lui, la E Street e la sua gente (noi compresi). Tutti
insieme, questo è il segreto, e questa è la bellezza. (Marco Denti)
Setlist
1. London Calling // 2. Badlands // 3. Night // 4. She's The
One // 5. Outlaw Pete // 6. Out In The Street // 7. Working
On A Dream // 8. Seeds // 9. Johnny 99 // 10. Youngstown //
11. Good Lovin' // 12. Bobby Jean // 13. Trapped // 14. No
Surrender // 15. Waiting On A Sunny Day // 16. The Promised
Land // 17. Racing In The Street // 18. Radio Nowhere // 19.
Lonesome Day // 20. The Rising // 21. Born To Run // 22. Rosalita
(Come Out Tonight) // 23. Hard Times (Come Again No More)
// 24. Jungleland // 25. American Land // 26. Glory Days //
27. Dancing In The Dark