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:: Recensioni "Levelland. Nella periferia del rock americano"

L'obiettivo, perfettamente raggiunto da Fabio Cerbone, è quello di immergere in quel vaso e introdurre ad un movimento, se così lo si può chiamare, che ancora non mostra cedimenti.
(Edoardo Frassetto - Rockerilla 347/348. luglio-settembre 2008)

L'invito è di scoprire questi interpreti, di capire la loro storia e di appropriarsi delle loro canzoni. Si potrà così seguire un viaggio ideale che dala cultura popolare americana si manifesta ora nelle "small town", nei piccoli bar, nelle cantine, sui palchi polverosi e periferici della nuova cultura rock, ultimo baluardo di autenticità.
(Tiziano Cantatore - Mototurismo 172, luglio-agosto 2009)

Levelland – Nella Periferia Del Rock Americano, che è il suo terzo libro e viene dopo un Easy Ryders (2005) dedicato alle aspirazioni sconfitte della controcultura rock dei '60 e un Fuorilegge D'America ('07) consacrato allo spirito ribelle che accomuna i criminali leggendari del vecchio West agli iconoclasti anti-Nashville della musica country, consta di quasi duecento pagine volte a sviscerare e analizzare il concetto di cui sopra con un acume critico nient'affatto comune. Vorrei addirittura suggerire che potrebbe trattarsi del libro di una vita, poiché dalle sue righe trapelano senza mezzi termini un affetto smisurato per la materia trattata e numerose sensazioni, ricordi e ragionamenti che non si faticano a reputare assolutamente cruciali per la storia personale dell'autore. Ma non fraintendetemi, qui non siamo di fronte a un blog o a una fanzine tirati per le lunghe, né a un semplice catalogo delle predilezioni di Fabio: qui ci sono otto ricognizioni che partono ogni volta da un preciso perimetro geografico e da una o più band che in quella striscia di terra sono nate, per poi estendersi a più ampie riflessioni sui percorsi di chi a un certo punto s'è messo ad aggredire la tradizione locale – il foklore profondo della nazione stessa – non per sputarvi in faccia, bansì per concepire un domani dove le “radici” fossero stimoli per guardare avanti e non rami secchi da scostare ai margini della strada [...] La “provincia”, in questo libro, è quasi una categoria dell'anima, un'astrazione in cui si incontrano l'idea di periferia dell'impero (ovvero l'alterità rispetto alle grandi metropoli dove tutto accade) e al tempo stesso l'attaccamento a un passato rurale tutt'altro che mitico o perduto ma reale, concreto, ancora ricco di intuizioni e prospettive. [...] Le pagine di Levelland, grazie anche all'abilità narrativa del titolare, scorrono come un appassionante racconto di formazione, con al centro di tutto la necessità di trovare un'accettazione di sé e del proprio piccolo, grande universo (qualcuno la chiama ancora redenzione) che passa, canta e avvince attraverso la musica.
(Gianfranco Callieri - Buscadero, giugno 2008)

Fabio Cerbone, direttore del sito musicale Roots Highway e collaboratore di Buscadero, è uno dei più attenti conoscitori della giovane musica Americana. E con questo libro, che tratta in profondo le gesta di Uncle Tupelo, Wilco, Whiskeytown, Calexico, Drive By Truckers, Jayhwaks, Bottle Rockets ed altri, porta a termine la sua opera migliore e più approfondita.
(Paolo Carù - www.caru.com)

Cerbone approccia ogni band in modo semplice ed efficace, innanzitutto contestualizzandola geograficamente e storicamente, poi percorrendone la carriera con pochi (ma utili) cenni biografici e molti richiami a canzoni e soprattutto a testi, che ne chiariscono orizzonti e prerogative. "Levelland" ha il pregio di essere poco agiografico, nel tracciare le parabole dei gruppi, preferendo un taglio più documentaristico che monografico che elimina - per nostra fortuna - ogni retorica [...] Per chi già conosce il panorama "marginale" americano, "Levelland" è un ottimo compendio per ordinare (ed eventualmente riscoprire) le gemme nascoste del sottobosco rock a stelle e strisce, mentre per i neofiti questa potrebbe essere un'ottima occasione per approfondire la conoscenza di uno scorcio particolarissimo ed estremamente affascinante che - decisamente - non merita di rimanere nascosto.
Recensione "Rockol"

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