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The
Beards
Mephisto
Potato Sauce
[Ancient Records 2009]

La confezione meriterebbe una recensione e un voto a parte: in uno splendido
formato ad ampio libretto, con una grafica "rurale" ed un ritratto di
copertina che palesa l'amore del gruppo per quell'iconografia da pellegrini
del West portata in auge dalla Band (nei ringraziamenti del booklet ci
infilano i nomi di Garth Hudson e Levon Helm), tra i personaggi disegnati
dal fumettista Gianluca Maconi e tutti i testi inclusi, The Beards
tratteggiano il mondo contandino del loro Veneto "rubando" l'immaginario
ai loro eroi americani, soltanto trasponendolo con fantasia nella campagna
italiana, agghindati alla tavola di un vecchio cascinale. L'idea è profonda
e ragionata, una riflessione sulle proprie origini e su storie e leggende
nate nei dintorni di un mondo popolare andato perduto negli anni dell'industrializzazione,
a cui è lecito applicare un concetto di roots music che sappia unire l'amore
per l'idioma dell'american music con la nostra tradizione.
Il sottotitolo d'altronde recita "Tales from the old farmers that lived
in the Venetian country" e The Beards si gettano a capofitto in questa
narrazione un po' mitologica, con la passione e l'orgoglio di avere ricevuto
le attenzioni di una minuscola etichetta, guarda caso di Woodstock, la
Ancient Records, oltre ad essersi sobbarcati un tour americano in undici
stati, che ha fatto conoscere il loro "spaghetti country western", come
è stato definito. Fin qui le doverose note a margine di una operazione
discografica piccola ma meritevole, che riflette una partecipazione fuori
del comune. Dopo arriva la musica dei Beards, e non fa lo stesso effetto.
E' un rock'n'roll sghembo e dalle ruvide movenze alla Tom Waits del dopo
Swordfishtrombones (la stessa Mephisto Potato
Sauce, Slowly Wagon, la
jazzy Umassa in the Distance), che
si imbratta con il country blues e la southern music portando a galla
rozze ballate roots rock - Martorei's Hour,
Bloodless Rake - che grattano e rantolano
tra le voci di Emanuele Marchiori (piano, harmonium, percussioni)
e Massimiliano Magro (chitarre), principali autori di testi e musiche.
La sensazione purtroppo è che il tono si faccia a volte sin troppo esasperato,
quasi al limite della macchietta: la voce di Marchiori va oltre il lecito,
diventa rancorosa e volutamente goffa, deragliando in Biggest
Corn Field/ House in Flames, trascinandosi appresso l'intera
band (Andrea Tolin al basso, Giorgio Finamore all'organo, Enrico Fabris
alla batteria, cui si aggiungono ospiti alla tromba, banjo, mandolino
e slide guitar) e mettendo in evidenza quella pronuncia "spaghetti western"
che potrà forse affascinare il pubblico americano, ma qui suona un po'
forzata. Nell'imprecisione generale, il rock'n'roll "cubista" della band
si muove fra momenti più equilibrati (la ballata country rock Chinin
Is Your Medicine, la conclusiva The
Farmer) ed episodi che calcano la mano, tra cui un finale jammato
in Asphalt Road che risulta francamente
imbarazzante nella resa strumentale.
(Fabio Cerbone)
www.thebeards.it
www.ancient-records.com
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