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Arturo Fiesta Circo Distratto
a Sud
[Faier/ Venus 2008]
7
Davide Mancini Madame
Gerbelle
[MNC 2007]
6.5
a cura di Gabriele Buvoli
Distratto A Sud, esordio discografico
di Arturo Sergio Calonego, in arte Fiesta e del suo Circo (Fabio Giussani,
batteria, Davide Borin, basso, Giuseppe Magnelli, chitarra, Sara Denova,
pianoforte, Armando Illario, fisarmonica) si presenta come un lavoro decisamente
interessante. Arturo è un cantautore che ha scelto per esprimersi il linguaggio
del jazz, muovendosi su coordinate e colori che forse per noi amanti di
scorribande elettriche a la Crazy Horse o soffuse melodie acustiche, sono
un po' inusuali, ma non per questo meno piacevoli. Registrato dal vivo
all'Unaetrentacinquecirca di Cantù, e questo è un altro punto a favore
del nostro, si porta dentro i dieci e più anni da girovago musicale di
Arturo, il suo amore per il Sudamerica venato di blues, il jazz da club
e sicuramente uno chansonnier del calibro di Paolo Conte gestiti musicalmente
nella maniera più raffinata possibile. Attenzione però, Arturo non copia,
rielabora facendo passare tutto questo nello shaker del suo gusto personale
per servirci coktail che hanno il gusto di Nel
Traffico, Another Day,
Jazzin'Camomilla, Rimini,
poker che lascia veramente impressionati per la classe con la quale Arturo
tratta la materia. Il Tango Dei Temporali ha
le movenze sinuose di una fisarmonica che lascia un segno sottile ma indelebile;
Nozze Bulgare - più ritmata e chiassosa
- riporta ad atmosfere di Caposseliana memoria; Anita
ha dalla sua un'armonica che sposta un po' il baricentro del pezzo verso
sonorità più bluesate e notturne, ma è il groove che si respira lungo
tutti i pezzi ad essere una delle marce in più di questo album. Un debutto
assolutamente centrato quindi, in cui una parte importante la giocano
senz'altro i testi, surreali e carichi di visioni che ci ricordano un
po' il Sergio Caputo d'annata, un altro entertainer che Arturo
ha nel suo dna. Da avvicinare senza timore, non si resta delusi.
www.arturofiestacirco.it
I
percorsi che segnano la carriera di artisti che propongono la propria
musica in modo indipendente si sa sono spesso lunghi e tortuosi, quello
di Davide Mancini inizia nientemeno che in Valdaosta, terra solitamente
avara di cantautori, per poi dipanarsi su palchi disseminati fra il nord
Italia e un pezzo d'Europa, prima in band come i Celtica e poi cercando
una dimensione solista, alternando un'intensa attività live alla registrazione
di un cd demo diversi anni fa, accompagnato da musicsti della sua regione.
Madame Gerbelle è il suo debutto discografico in cui è affiancato
da professionisti come Ivan Ciccarelli, batteria e percussioni, Franco
Cristalli, basso, Mauro Settegrani, chitarre e mandolino, Carlo Cantini,
violino, Raffaele Kohler, tromba e flicorno e la cantautrice sarda Simona
Salis, che impreziosisce alcuni brani con le sue harmony vocals. Il risultato
è sicuramente piacevole, una sorta di caleidoscopio in cui si scorgono
tutti i colori della musica di Davide Mancini, dalle atmosfere suggestive
ricamate sulle note di tromba e chitarra per raccontarci la storia d'amore
di Maria Do Santos, all'omaggio a
Massimo Troisi nella frizzante Canzone Per Troisi.
Tutto Il Problema del Mondo è la Vanità
è sicuramente una piccola perla, dal testo che senza essere ostico ci
fa comunque riflettere sulla precarietà della condizione umana, con la
bella voce della Salis e un bell'intreccio strumentale al servizio del
lato più cantautorale di Davide. Illazioni di
Un Clown è un'altra ballata sicuramente piacevole che porta
alla luce, come la precedente, il volto più introspettivo dell'autore.
La Lauda del Bardo ci offre un altro
saggio della capacità di analisi di Davide Mancini, questa volta incentrato
sull'artista, l'uomo che "Canta per capire". Non
Esiste è una visione realistica ed amara sul rapporto con il
potere, che assume le sembianze di una slow ballad anch'essa dall'incipit
tipicamente cantautorale gratificata dalla voce femminile di Antonella
Salis; La Ballata dell'Utopista ha
un impatto più tradizionale, profumi di Mediterraneo ed è incentrata sulla
figura del Don Chisciotte di Cervantes. Madame
Gerbelle è la fine del viaggio, un ritorno in Valdaosta con
una dolcissima canzone in francese dedicata, come tutto il disco, a Giuseppina
Pallais, guaritrice di Saint Christophe, piccolo paese della Valle. Un
disco in sostanza riuscito, dove Davide Mancini oltre ad invitarci a riflettere,
cosa rara per un giovane di oggi, con testi centrati e mai banali, lascia
scorrere la sua musica in modo assolutamente naturale non cercando artifizi
od esercizi di stile, ma semplicemente regalandoci una manciata di buone
canzoni.
www.davidemancini.eu
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