inserito 25/08/2008


Arturo Fiesta Circo
 Distratto a Sud  [Faier/ Venus  2008] 7
Davide Mancini Madame Gerbelle [MNC 2007]
6.5

a cura di Gabriele Buvoli

Distratto A Sud, esordio discografico di Arturo Sergio Calonego, in arte Fiesta e del suo Circo (Fabio Giussani, batteria, Davide Borin, basso, Giuseppe Magnelli, chitarra, Sara Denova, pianoforte, Armando Illario, fisarmonica) si presenta come un lavoro decisamente interessante. Arturo è un cantautore che ha scelto per esprimersi il linguaggio del jazz, muovendosi su coordinate e colori che forse per noi amanti di scorribande elettriche a la Crazy Horse o soffuse melodie acustiche, sono un po' inusuali, ma non per questo meno piacevoli. Registrato dal vivo all'Unaetrentacinquecirca di Cantù, e questo è un altro punto a favore del nostro, si porta dentro i dieci e più anni da girovago musicale di Arturo, il suo amore per il Sudamerica venato di blues, il jazz da club e sicuramente uno chansonnier del calibro di Paolo Conte gestiti musicalmente nella maniera più raffinata possibile. Attenzione però, Arturo non copia, rielabora facendo passare tutto questo nello shaker del suo gusto personale per servirci coktail che hanno il gusto di Nel Traffico, Another Day, Jazzin'Camomilla, Rimini, poker che lascia veramente impressionati per la classe con la quale Arturo tratta la materia. Il Tango Dei Temporali ha le movenze sinuose di una fisarmonica che lascia un segno sottile ma indelebile; Nozze Bulgare - più ritmata e chiassosa - riporta ad atmosfere di Caposseliana memoria; Anita ha dalla sua un'armonica che sposta un po' il baricentro del pezzo verso sonorità più bluesate e notturne, ma è il groove che si respira lungo tutti i pezzi ad essere una delle marce in più di questo album. Un debutto assolutamente centrato quindi, in cui una parte importante la giocano senz'altro i testi, surreali e carichi di visioni che ci ricordano un po' il Sergio Caputo d'annata, un altro entertainer che Arturo ha nel suo dna. Da avvicinare senza timore, non si resta delusi.

www.arturofiestacirco.it

I percorsi che segnano la carriera di artisti che propongono la propria musica in modo indipendente si sa sono spesso lunghi e tortuosi, quello di Davide Mancini inizia nientemeno che in Valdaosta, terra solitamente avara di cantautori, per poi dipanarsi su palchi disseminati fra il nord Italia e un pezzo d'Europa, prima in band come i Celtica e poi cercando una dimensione solista, alternando un'intensa attività live alla registrazione di un cd demo diversi anni fa, accompagnato da musicsti della sua regione. Madame Gerbelle è il suo debutto discografico in cui è affiancato da professionisti come Ivan Ciccarelli, batteria e percussioni, Franco Cristalli, basso, Mauro Settegrani, chitarre e mandolino, Carlo Cantini, violino, Raffaele Kohler, tromba e flicorno e la cantautrice sarda Simona Salis, che impreziosisce alcuni brani con le sue harmony vocals. Il risultato è sicuramente piacevole, una sorta di caleidoscopio in cui si scorgono tutti i colori della musica di Davide Mancini, dalle atmosfere suggestive ricamate sulle note di tromba e chitarra per raccontarci la storia d'amore di Maria Do Santos, all'omaggio a Massimo Troisi nella frizzante Canzone Per Troisi. Tutto Il Problema del Mondo è la Vanità è sicuramente una piccola perla, dal testo che senza essere ostico ci fa comunque riflettere sulla precarietà della condizione umana, con la bella voce della Salis e un bell'intreccio strumentale al servizio del lato più cantautorale di Davide. Illazioni di Un Clown è un'altra ballata sicuramente piacevole che porta alla luce, come la precedente, il volto più introspettivo dell'autore. La Lauda del Bardo ci offre un altro saggio della capacità di analisi di Davide Mancini, questa volta incentrato sull'artista, l'uomo che "Canta per capire". Non Esiste è una visione realistica ed amara sul rapporto con il potere, che assume le sembianze di una slow ballad anch'essa dall'incipit tipicamente cantautorale gratificata dalla voce femminile di Antonella Salis; La Ballata dell'Utopista ha un impatto più tradizionale, profumi di Mediterraneo ed è incentrata sulla figura del Don Chisciotte di Cervantes. Madame Gerbelle è la fine del viaggio, un ritorno in Valdaosta con una dolcissima canzone in francese dedicata, come tutto il disco, a Giuseppina Pallais, guaritrice di Saint Christophe, piccolo paese della Valle. Un disco in sostanza riuscito, dove Davide Mancini oltre ad invitarci a riflettere, cosa rara per un giovane di oggi, con testi centrati e mai banali, lascia scorrere la sua musica in modo assolutamente naturale non cercando artifizi od esercizi di stile, ma semplicemente regalandoci una manciata di buone canzoni.

www.davidemancini.eu


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