inserito 15/03/2011

Luca Milani - Sin Train  [Black Nutria  2011]  
Staggerman -
Tiny Tiny Tiny  [Staggerman  2010]

Difficile prevedere, almeno per chi lo aveva conosciuto tempo fa come voce trainante dei File, trio dalle impetuose trame punk rock e grunge, uno sbocco da integerrimo folksinger per Luca Milani. Eppure nello spazio di un paio di lavori, cominciando dal promettente ep Scars And Tattoos segnalato non più tardi di due stagioni addietro in questa stessa rubrica, la sua musica ha volto lo sguardo verso la tradizione, i chiaroscuri dell'alternative country, quella dolce malinconia che spesso ha abitato il genere e ne ha trovato fra i sui più lucidi testimoni Ryan Adams. Il nome, anche se altisonante nel paragone, non è per nulla fuori posto nel tentare di tracciare una mappa musicale di Sin Train, disco italianissimo nella produzione e nella concezione (registrazioni a Milano con una band fomata da Giovanni Calella al basso, steel guitar e mandolino e Leziero Rescigno alla batteria e piano) ma americano senza dubbio nell'anima, capace di evocare spazi e luoghi che hanno il sapore della polvere tante volte respirata su questo sito. Un album che fa della semplicità e della sottrazione in fase di arrangiamento un punto di forza, ma attenzione, senza suonare minimamente scarno o peggio ridotto per questioni di budget: Bandit, Mandy, Old August Sun, tripletta di inquiete ballate tipicamente alt-country piazzata in apertura, mostra tutto quello che deve comunicare lo stile che Luca Milani ha scelto per le sue parole. Quei suoni in bianco e nero, quel senso di nostalgia mista a romantiscimo da loser che poi ritorna nella stessa title track, fra treni che rimandano a Johnny Cash (un artista che dovrebbe oggi contare qualcosa per lo stesso Luca Milani, azzardiamo...) e nevicate in Milano (Show in Milan) che sono la trasposizione di un gelido inverno chissà dove nella provincia americana. Sin Train convince anche per questo: perché le parole riflettono tutto un immaginario da "rinnegato" e un po' irrequieto hobo, ma nello stesso tempo cercano di essere personali e legate alla propria esperienza di vita. Se un appunto va mosso a Sin Train è forse il suo indugiare troppo, nella seconda parte, nella desolazione acustica di Until the End, The Killer, fino alla chiusura con ukulele e armonica di A Place to Sty Bright, rischiando di sfiorare un po' di monotonia. Ma basta lo slancio di Jenny Stone e la voce (un dettaglio non indifirrente) dello stesso Luca Milani per riequilibrare il tutto. Collocatelo - perché no? - al fianco di tutte quelle anime punk americane (da Chuck Ragan a Tim Berry a Ben Nichols dei Lucero) che in questi anni hanno svoltato verso le radici con risultati egregi. (  7.5)
(Fabio Cerbone)

www.myspace.com/lmilani

www.blacknutria.com


Staggerman, cioè l'uomo caracollante, in equilibrio precario. Bel nome, niente da dire. Ancor meno abbiamo da dire (di negativo, si intende) sulla musica che viene proposta in questo cd autoprodotto, registrato senza fretta nel corso di due anni, cucendo insieme idee, abbozzi, illuminazioni repentine. L'immagine solare della copertina ci porta un po' fuori strada: queste canzoni paiono piuttosto prendere forma nelle ombre del crepuscolo, dentro una stanza con il poster di Beautiful Freak alle pareti e una finestra aperta sul paesaggio primaverile (o autunnale: fate voi, l'importante è che sia una stagione "di passaggio") fuori. Due sono in sostanza le stelle polari che guidano l'ispirazione da cui sono accese queste canzoni: Neil Young e la sua scontrosa anima country, più amara che dolce; Mark Everett (ovvero mister Eels) e la sua falsamente spensierata malinconia pop. Tra queste due rotte principali, Staggerman guida la propria musa un po' obliqua attraverso qualche esperimento indie/lo-fi (Sour Times, Backseat Lovers), escursioni alt-country (Sinking Into the Floor), qualche svisata psichedelica (Spoiled Flower), tentazioni cantautorali più lineari (Ballad for a Lonesome Cowboy, The Man Who Sleeps on the Couch) e incursioni notturne in territori quasi blues (Blackbirds), mantenendo comunque sempre saldo il timone e mostrando una capacità di scrittura mai meno che buona. Lo aiuta una ridotta ciurma di amici, in particolare Ronnie Amighetti dei bergamaschi Union Freego. Già, perché - quasi ce ne scordavamo - dietro la maschera di Staggerman si cela Matteo Crema, giunto alla prova solista dopo lunghi trascorsi in alcune band attive tra Bergamo e Brescia (Bogartz, Van Cleef Continental, i già citati Union Freego). Fin quando non troverà qualcuno disponibile alla pubblicazione del disco - fa sapere Matteo - l'intero album sarà scaricabile gratuitamente dal suo sito. Giovani talenti maturano sulle sponde del Lago d'Iseo. (  7)
(Yuri Susanna)

www.staggerman.com





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