Inventarsi uno stile personale
e un tocco inimitabile è già un grande risultato per un artista, ma ben più difficile
è saperlo mettere a frutto nel tempo. Prendete Scott H Biram ad esempio,
uno che nel 2000, dopo aver fatto gavetta con una punk-band e un suo progetto
bluegrass a largo numero di partecipanti, si è inventato il personaggio di "The
Dirty Old One Man Band", chitarrista blues a metà tra Hendrix e Jon Spencer, capace
di infiammare il palco in completa solitudine. La sua formula ha scatenato entusiasmi
tra tutti quelli che hanno avuto la fortuna di vederlo in azione, mentre i suoi
dischi (con Bad Ingredients siamo arrivati al settimo album) hanno
sempre destato più curiosità che vera ammirazione. La difficoltà sta nel fatto
che il suo stile chitarristico, capace di coprire da solo tutte le frequenze del
vostro stereo, appare come ingabbiato quando viene ascoltato tra le mura domestiche,
laddove oltre a qualche numero pirotecnico richiediamo anche canzoni di spessore
e motivi per arrivare alla fine dei 45 minuti senza avere voglia di ascoltare
altro.
Il suo problema è sempre stato quello di aggiungere nuovi elementi
e idee conservando però la propria natura di autarchico one-man-band e resistendo
alla tentazione di chiamare qualche session man in più o qualche ospite famoso
per infarcire la torta. Che, come recita il titolo di questa sua nuova fatica,
continua ad essere cucinata con gli elementi base del più tipico blues rauco,
sporco, brutto e cattivo del mondo alternativo americano, sia esso acustico (Just
Another River), da garage-band (Dontcha Lie To Me Baby) alla
White Stripes in gita sul delta (Victory Song)
o classicamente alla John Lee Hooker (Born In Jail)
o Muddy Waters (I Want My Mojo Back). L'ingrediente
a sorpresa è un nuovo tocco da cantautorato texano, se è vero che Open
Road o Broke Ass potrebbero ricordare
l'epica (e la "fine" dialettica…) di Calvin Russell, ma quando poi si arriva alla
stracotta e stra-coverizzata Have You Ever Loved a Woman?
di Lightin'Hopkins si capisce che l'autonomia creativa continua ad
essere di breve durata.
Divertitevi dunque senza troppo pensarci, magari
negli episodi più esplosivi come Wind Up Blind dove
Scott da sfogo alle proprie distorte fantasie sul blues o con il travolgente rock&punk
di Killed A Chicken Last Night, episodi che
non rivoluzionano nulla, ma uniscono l'irriverenza di Mojo Nixon e Skid Roper
al tagliente self-made rock di Hammell On Trial. E se anche i paragoni tirano
in ballo nomi oscuri e minori come quest'ultimi, che solo chi segue il mondo della
canzone americana da tempo può riconoscere, allora davvero Bad Ingredients conferma,
nella sua genuina e amabile irruenza, che la carriera di Biram è destinata a rimanere
nella serie B. (Nicola Gervasini)