David
Philips The Rooftop Recordings
[Black and Tan
2011]
Inglese, vive e Barcellona
e pubblica dischi per un'etichetta olandese (l'interessante Black & Tan): David
Philips ha messo in pratica lo spirito nomade e globale dei nostri tempi,
portando il suo folk blues rigorosamente acustico e solitario in giro per l'Europa.
L'esordio Heal Yourself Alone (registrato in trio) lo ha preceduto in fama, si
fa per dire, con qualche sporadico passaggio alla BBC e numerose collaborazioni
a livello internazionale in qualità di supporter. Di fatto però Philips
resta un illustre sconosciuto: all'età di 24 anni ha fatto i bagagli per la Spagna,
cercando di sbarcare il lunario scrivendo musica per la televisione e la pubblicità.
Non si direbbe, almeno ascoltanto le note pure di The Rooftop Recordings,
lontanissimo da qualsiasi concetto di commerciabilità e fedele soltanto alle passioni
del musicista. E quale musicista viene subito da aggiungere: Philips è un chitarrista
dal timbro passionale e cristallino, di chiara impostazione blues ma dalle inflessioni
cantautorali, le stesse che spingono il suo repertorio verso il linguaggio della
ballata folk e pop. Nel titolo la ragione stessa di queste incisioni: se fate
attenzione si sentono addirittura i rumori di fondo, le voci di Barcellona, un
effetto cercato e forse un po' manieristico, mentre Philips staziona nella sua
mansarda con le finestre aperte e il registratore in funzione (si veda l'ultimo
Joe Henry...).
Non pensate però ad un'altra raccolta a bassa fedeltà:
The Rooftop Recordings è un promettente biglietto da visita che suona professionale
e intenso nonostante la sua natura spoglia. Solo voce e chitarra (anche armonica,
ukulele, dobro e Cigar Box guitar) David Philips attira l'attenzione e non lascia
momenti vuoti: ricorda da vicino gli esordi di Kelly Joe Phelps, non solo stilisticamente,
ma proprio per la forza che sprigiona il connubio fra canto e musica. Aiuta certamente
anche il contesto sonoro, che parte sulle note blues spiritate di Help
Me to Forget e si rivolge immediatamente alla delicatezza quasi soul
di You Didn't Make Me e Our
Own Hands, semplici folk song che si dispiegano come preghiere, versi
anche ingenui, ma una vocalità che coglie l'anima dell'artista.
Bella
scoperta, anche per chi non si accontenta del Jack Johnson troppo melenso o del
Ben Harper un poco offuscato dei tempi recenti. In Kind
Stranger, Raised in the North e
South East Breeze troverete punti di contatto
con gli artisti appena menzionati, eppure una personalità del tutto definita e
indipendente. L'oscuro riff di What Am I?,
il cadenzato lentaccio Tied Up, Gagged and Bound,
una spiritata Stones Throw, e ancora la rustica
Mountain to Climb (con tanto di armonica
al seguito), sono tutti episodi che sorvolano i territori del country blues, senza
scadere nel clichè a tutti i costi, conservando il rispetto per i canoni eppure
portando David Philips fuori dalle sacche del disco di genere a tutti i costi.
Non solo blues insomma, ma musica dal cuore, senza dubbio. (Fabio Cerbone)