inserito 15/11/2011

David Philips
The Rooftop Recordings
[Black and Tan
 2011
]



Inglese, vive e Barcellona e pubblica dischi per un'etichetta olandese (l'interessante Black & Tan): David Philips ha messo in pratica lo spirito nomade e globale dei nostri tempi, portando il suo folk blues rigorosamente acustico e solitario in giro per l'Europa. L'esordio Heal Yourself Alone (registrato in trio) lo ha preceduto in fama, si fa per dire, con qualche sporadico passaggio alla BBC e numerose collaborazioni a livello internazionale in qualità di supporter. Di fatto però Philips resta un illustre sconosciuto: all'età di 24 anni ha fatto i bagagli per la Spagna, cercando di sbarcare il lunario scrivendo musica per la televisione e la pubblicità. Non si direbbe, almeno ascoltanto le note pure di The Rooftop Recordings, lontanissimo da qualsiasi concetto di commerciabilità e fedele soltanto alle passioni del musicista. E quale musicista viene subito da aggiungere: Philips è un chitarrista dal timbro passionale e cristallino, di chiara impostazione blues ma dalle inflessioni cantautorali, le stesse che spingono il suo repertorio verso il linguaggio della ballata folk e pop. Nel titolo la ragione stessa di queste incisioni: se fate attenzione si sentono addirittura i rumori di fondo, le voci di Barcellona, un effetto cercato e forse un po' manieristico, mentre Philips staziona nella sua mansarda con le finestre aperte e il registratore in funzione (si veda l'ultimo Joe Henry...).

Non pensate però ad un'altra raccolta a bassa fedeltà: The Rooftop Recordings è un promettente biglietto da visita che suona professionale e intenso nonostante la sua natura spoglia. Solo voce e chitarra (anche armonica, ukulele, dobro e Cigar Box guitar) David Philips attira l'attenzione e non lascia momenti vuoti: ricorda da vicino gli esordi di Kelly Joe Phelps, non solo stilisticamente, ma proprio per la forza che sprigiona il connubio fra canto e musica. Aiuta certamente anche il contesto sonoro, che parte sulle note blues spiritate di Help Me to Forget e si rivolge immediatamente alla delicatezza quasi soul di You Didn't Make Me e Our Own Hands, semplici folk song che si dispiegano come preghiere, versi anche ingenui, ma una vocalità che coglie l'anima dell'artista.

Bella scoperta, anche per chi non si accontenta del Jack Johnson troppo melenso o del Ben Harper un poco offuscato dei tempi recenti. In Kind Stranger, Raised in the North e South East Breeze troverete punti di contatto con gli artisti appena menzionati, eppure una personalità del tutto definita e indipendente. L'oscuro riff di What Am I?, il cadenzato lentaccio Tied Up, Gagged and Bound, una spiritata Stones Throw, e ancora la rustica Mountain to Climb (con tanto di armonica al seguito), sono tutti episodi che sorvolano i territori del country blues, senza scadere nel clichè a tutti i costi, conservando il rispetto per i canoni eppure portando David Philips fuori dalle sacche del disco di genere a tutti i costi. Non solo blues insomma, ma musica dal cuore, senza dubbio.
(Fabio Cerbone)


www.davidphilips.net


  


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