Wim Wenders - The Soul of a Man

Primo dei sette film della "serie" The Blues, dedicata alla storia di una delle più grandi forme d'arte (la più grande se consideriamo tutto ciò che ha generato, compresi/insieme a jazz e gospel) della cultura (afro)americana. Sappiamo tutti che Wenders non è nuovo a esprimere, pellicola e colonne sonore, il suo amore per la musica, ma qui probabilmente ha raggiunto la miglior fusione fra elementi e immagini storici (e poetici) e eredità culturale-musicale. La storia di due bluesmen (Nehemiah Skip James e J.B. Lenoir) e di un evangelista itinerante (Blind Willie Johnson), narrata immaginariamente da quest'ultimo ­ la sua immortale Dark Was The Night (decenni dopo riverniciata da Ry Cooder) nobilita molte immagini- tocca, seppure inevitabilmente in modo parziale, l'essenza dell'evoluzione di questa musica, attraverso una "accurata finzione" cinematografica e una documentazione di immagini autentiche (possibile solo sui due bluesmen). Scorrono momenti, fatti e musiche che vanno dagli anni '20 -con un Johnson affidato però a un poco convincente Chris Thomas King- ai '60, quando il primo "blues revival" riporta alla luce alcuni dei sopravvissuti, tra cui proprio James (che nelle sequenze di finzione è invece ben interprato da Keith B. Brown) il quale nel '64 e '65 si propone al pubblico di Newport -una Devil Got My Woman da brividi- e Lenoir che è anche oggetto/soggetto ("pericoloso" già dal '51 quando scrisse e interpretò Korea Blues e Eisenhower Blues e nei '60 Alabama Blues e Vietnam Blues) di un ottimo documentario girato da due appassionati svedesi. La forza evocativa e senza tempo del blues, oltre ai confini black (prima della guerra era "race music") è rappresentata da una miriade di artisti rock e non, che vanno dai Cream e John Mayall (immagini di repertorio), alle session per il film di Bonnie Raitt, Jon Spencer Blues Explosion, Garland Jeffreys, Beck, Nick Cave, Lou Reed, Lucinda Williams, Los Lobos e molti altri, che infilano una serie notevole di perle in forma di cover, inframmezzate a quelle degli artisti originari e ad alcune interviste. Titoli, date e testi dei brani, scorrono con accuratezza e alla fine, ti devono portare fuori a forza dal cinema (ma sai che tornerai a vederlo). I primi a seguire saranno quelli di Martin Scorsese (anche produttore esecutivo del progetto) e di Clint Eastwood, poi Charles Burnett, Mike Figgis, Marc Levin, Richard Pearce, con l'intento di coprire la storia dall'Africa al Mississippi, ed esaminare anche l'importante fenomeno del "British blues". In arrivo, di contorno (?) una serie di cd (anche alcune delle colonne sonore e qualche album monografico) e DVD
(Gianni Del Savio)