|
"Nel
mezzo del nulla": gran bel titolo, anche se un poco abusato, che
delinea, senza troppi giri di parole, paesaggi western e chitarre impolverate,
ma soprattutto che presenta, ci crediate o meno, uno dei dischi roots-rock
più freschi e brillanti ascoltati di recente.
Il fatto è che gli Enzendoh sono svedesi al 100%, dimostrando
ancora una volta la capacità del rock'n'roll delle radici di
essere un linguaggio universale. Lo stretto legame con la tradizione
musicale americana può essere solo un ideale e a volte ancora
più forte degli originali, perchè diventa stato mentale
e copre le lacune culturali e linguistiche con una passione che è
tutta nelle chitarre poderose di Owe Wulff e Ronny Wiklund.
In the Middle Of Nowhere è il loro secondo lavoro:
pur non essendo a conoscenza degli esordi, il primo commento a fronte
di queste canzoni è una maturità invidiabile. Roots-rock
vibrante e prettamente chitarristico, una produzione limpida che mette
al centro la melodia e l'ottima voce di Owe Wullf. Il background affonda
nel country-rock arcigno di Neil Young e dei Crazy Horse, nello Steve
Earle operaio di una quindicina d'anni fa (da sentire The Luckiest
Guy), anche se i primi nomi che saltano in mente sono piccoli campioni
dell'alternative-country come Bottlerockets (le ringhiose bar songs
A new day coming up e Blue nights) e Say Zu Zu. Sedici
canzoni, un disco molto lungo, forse troppo, con qualche momento di
empasse, ma una media decisamente alta, con almeno due o tre gioiellini,
tra cui si segnalano l'epica Out in The Light e una Just another
guy in odore di blue-collar rock alla Del Lords. Complimenti.
|