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Prove
It (All Night) - a cura di Marco Denti -
Nel
mosaico di New York, l’origine e l’identità del Lower East Side hanno
una rilevanza fondamentale nella generazione dello spirito del luogo
che avvolge ed emana il CBGB. Il fotografo Bob Gruen lo raccontava
così: “Il Lower East Side non era un campus fighetto della NYU, era
un sordido quartiere ispanico che faceva paura, cazzo. Il solo arrivarci,
al CBGB, era un traguardo. Avevi diritto a darti un tono perché eri
riuscito a non farti aggredire. Era un posto pericoloso e si si sentiva
dei sopravvissuti”. Da una sorta di ridotta nel quartiere, da cui
non si può estrapolare, nasce l’incredibile epopea di un locale sporco
e inospitale che ha segnato in modo indelebile la storia del rock’n’roll,
un buco nero di energia che si tramanda a ondate ricorrenti nella storia
e nel tempo ed è diventato una leggenda o, meglio ancora, come ha scritto
Ira Robbins: “un concetto, un’etica di ribellione rumorosa e di espressione
indipendente per tutte le età”.
Si beveva solo birra in bottiglia perché nessuno si fidava di nulla, il menù di chili e hamburger era a proprio rischio e pericolo, e il locale, a parte l’impianto audio (sempre ottimo), era fatto di rottami e spazzatura. Le condizioni igieniche del CBGB sono rimaste molto precarie, ma con il tempo sono entrate a far parte dello spirito del luogo che attirava personalità come Lou Reed. Una volta, seduto al tavolo, disse al batterista dei Talking Heads, Chris Frantz: “Sono ancora un buon osservatore”. Era nel posto giusto. Tutto nasce in modo casuale e spontaneo, ma va ricordato il ruolo antesignano di Andy Warhol nel concepire gli spazi e le idee attraverso minimalismo e l’arte del pop. Ricordava ancora Richard Hell a Legs McNeil: “Il CBGB era chiaramente il posto in cui stavano accadendo le cose più importanti, sin dalla prima volta in cui suonammo là. Eravamo davvero unici. Nessun’altra rock’n’roll band al mondo portava i capelli corti. Nessun’altra rock’n’roll band al mondo aveva i vestiti strappati”. Gli sviluppi sono repentini, così come li riporta Chris Frantz: “In alcune serate, il CBGB sulla Bowery era come un faro. Lo prendevo come il segno di grandi cosi a venire. In altre era un’oasi, un luogo dove potevo ristorarmi e ammirare tutte le nuove rockstar. Altre ancora era un riparo, un rifugio dalla dura realtà della vita a New York”. I Talking Heads erano parte di una nuova ondata ancora da decifrare con i Ramones in prima fila. Sul palco traballante del CBGB suonavano e litigavamo per diciassette minuti, un set alla velocità della luce che è stato la scintilla di una rivoluzione sonora, e non solo Un’istantanea: Wendy Williams taglia una chitarra con una motosega nel corso dello show dei Plasmatics. Non è chiaro a cosa serva, ma il mondo resta a guardare. La sensazione è quella che descriveva Wayne County: “Ha aggiunto una scintilla di magia alla città, che si stava sgretolando davanti ai nostri occhi”. L’energia aveva una fonte diretta e infinita, e non è ovvio quello che nota Roman Kozak: “Ciò che lo fece davvero funzionare fu la musica”. Significativo l’episodio di Hilly Kristal con i Suicide a cui disse: “Non so cosa sia, non lo capisco. Ma penso che voi abbiate davvero qualcosa di particolare”. I Suicide traslocarono armi e bagagli al Max’s Kansas City, ma quella era l’attitudine e il CBGB si è rivelato un crocevia tra il prima e il dopo per tante rock’n’roll band, compreso il Patti Smith Group che prese forma lì, con la residency a fine marzo del 1975, giusto un anno dopo i Television. La conferma di Lenny Kaye introduce a un livello successivo, l’arrivo dell’industria discografica: “Il CBGB divenne non solo un posto per venire a vedere noi, ma in un certo senso entrò nella coscienza di New York. A quel punto avevamo ottenuto un contratto discografico. Il fondatore di Arista Records Clive Davis venne a vederci lì, e questa cosa diede il via a tutto, non solo per il CBGB, ma anche per noi in qualche modo”.
Tutto è andato molto veloce e Roman Kozak fotografa così quel momento critico: “Se mai c’è stato un periodo pieno di potenziale al CBGB, è stato il 1976. Si stavano sviluppando un look, un sound e un’identità”. L’urgenza di esprimersi e di trovare uno spazio tra le macerie di New York stava mutando sotto le spinte dell’ ambizione e della competizione. La concorrenza tra i gruppi con gli altri locali, il Max’s Kansas City per primo, cominciava a farsi sentire. Diceva Marty Thau: “Tutti erano il più accomodanti possibile, purché il favore non fosse eccessivo. Fin dall’inizio era come in tutti gli ambienti rock: auguravi a tutti il meglio, ma non troppo, non più che a te stesso”. L’idea di Hilly Kristal di “street music” resta validissima, ma lo sviluppo tra il CBGB Theatre, il negozio di dischi, la galleria, il management dei Dead Boys, si è scontrato con un’industria discografica che ha dimensioni incontrollabili e la volontà di saccheggiare, più che di costruire. Il clima è cambiato in fretta e detto da uno che se ne intende, Willy DeVille: “Era come una scuola di vampiri”. I conti cominciarono a diventare pesanti, poi la linea diretta con Londra, qualcuno più furbo con abiti e trucchi, e tutto quello che è seguito, segnarono il destino del CBGB. Con il tempo, la rivendicazione di Hilly Kristal pare più che legittima: “La new wave o il punk sarebbero esistiti se non ci fosse stato un CBGB? Probabilmente sì, ma sarebbe stato diverso, e le vite di molti sarebbero state un po’ più povere se non ci fossero stati il CBGB, i Television, i Talking Heads, i Ramones, i Blondie, Steve Forbert e, sì, anche i Plasmatics o gli Agnostic Front, e se non ci fosse stata una miriade di altri, noti o sconosciuti, con un contratto o senza, alla radio o su MTV o da nessuna parte, che hanno dovuto schivare gli ubriachi e la merda di cane per arrivare sul palco. Essere semplicemente un buon bar per musicisti, che aiuta i nuovi artisti, è abbastanza per il CBGB”. Fedele alla sua sponteneità, Roman Kozak raccoglie tutte le voci del CBGB, senza particolari inflessioni letterarie o stilistiche, a partire proprio da Hilly Kristal: “Penso di aver vissuto al limite per troppi anni, costantemente in mezzo alle rapide, da un punto di vista economico e in altri modi. Ti logora. Ma quando senti una buona band, aiuta davvero. John Cale ha fatto una grande performance qui. È venuto e ha suonato due set no alle cinque del mattino. I Replacements sono stati meravigliosi. Con Patti Smith quasi ogni performance era fantastica perché amava esibirsi qui. Era speciale ogni volta. Succede così. Come fanno questi ragazzi a diventare così bravi?”. Vale anche per un altro protagonista, Handsome Dick Manitoba dei Dictators: “Il CBGB era un luogo familiare. Senza classe, sulla Bowery, ma le persone che ci lavoravano erano le stesse persone che lo frequentavamo. Era un rock’n’roll club, e sono davvero contento che ne siano uscite un sacco di leggende, perché non era un posto elegante o altro. Tutti potevano permettersi un drink lì”. Un piccolo angolo diverso dal resto della città, come lo raccontava Legs McNeil: “Nel 1975, la cosa fantastica era che New York era al verde. Nessuno voleva vivere qui, quindi non c’erano yuppie e gente del genere. E non c’erano così tanti posti dove andare. C’erano il CBGB, il Max’s e più tardi il Mudd Club. Entravi al CBGB e c’erano trecento persone, e ne conoscevi duecento”. La differenza l’ha notata anche David Byrne: “L’atmosfera la creavano le persone”. Questo è l’unico segreto, e non solo per il CBGB.
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