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Liberami dal nulla
L'America in bianco e nero di Nebraska

- a cura di Fabio Cerbone -

Bruce Springsteen
Nebraska 82:
Expanded Edition

[Columbia/ Legacy 2025]

Il momento è adesso: con l’uscita nelle sale cinematografiche di Deliver Me From Nowhere - il biopic del regista Scott Cooper con protagonista Jeremy Allen White nei panni di Bruce Springsteen, a sua volta ispirato all’omonimo, splendido libro di Warren Zanes (Liberami dal nulla nella traduzione italiana a cura di Jimenez) - la rilettura espansa di Nebraska è un passaggio quasi obbligato, un’operazione che si accoda a una lunga serie di cofanetti celebrativi, il più recente Tracks II, che in questi anni hanno scavato oltremodo nei dettagli della carriera di Springsteen.

La costruzione del mito attorno al rocker del New Jersey da parte dell’artista stesso, del management (leggasi il deus ex machina Jon Landau) e dell’etichetta discografica (Sony music) è un’impresa coordinata e molto complessa da giudicare, tra luci e ombre, ma soprattutto con l’impressione generale che vi sia uno studio calibrato al millimetro per trattenere sempre di più a sé, dentro quel legame di fede, la base degli appassionati, offrendo presunte nuove angolazioni, interpretazioni “alternative” del passato, “tesori” più o meno nascosti e nastri rimasti nei cassetti.

Nebraska 82: Expanded Edition si allinea a questo percorso e lo fa allargando a quattro (in formato vinile e cd) il totale complessivo dei dischi a disposizione per narrare la ben nota vicenda che portò, nell’autunno del 1982, Bruce Springsteen a liberare, appunto, quelle incisioni scarne ottenute su un piccolo registratore a cassetta Teac 144. Un album “inconsapevole” che nasceva da un grumo di ballate acustiche grezze e “spaventose”, in una forma che avrebbe dovuto subire una successiva limatura dalla produzione e che invece finì per essere pubblicata nella sua cruda essenza, una testimonianza di quei luoghi oscuri dell’America da cui Springsteen era tornato per raccontarne il sogno spezzato e l’isolamento. Era perfetto così: se ne accorse l’artista all’epoca, lo capirono, magari con un po’ di riluttanza all’inizio, anche i suoi discografici, e tale è rimasto nella storia personale dello stesso Springsteen. Un unicum, persino per le dinamiche del business musicale, figuriamoci all’alba di quei scintillanti e iperliberisti anni Ottanta, che ha saputo dispiegare il suo fascino oltre lo zoccolo duro dei fan, tanto da diventare il disco preferito di chi “non ama Springsteen”, proprio per la sua natura inafferrabile, fatta di quei fantasmi musicali e umani che riesce ad evocare, e di quel suo ambiente sonoro tradotto in bianco e nero.

Nebraska 82: Expanded Edition di tutto ciò ne fa una ridondante apologia, senza tuttavia scalfirne minimamente la superficie originale, a cominciare da un’opera di rimasterizzazione (già avvenuta peraltro nel 2015) che appare fin da subito una contraddizione in termini, per un album che faceva della sua precarietà, dei suoi rudimentali “trucchi” di sovraincisione (così bene narrati dal citato libro di Waren Zanes), del suo porsi fuori dai giochi del mondo pop, alcuni degli elementi della sua eterna seduzione. Restano gli inediti o presunti tali, che vanno ad ingigantire la mitopoiesi di Nebraska, non certo l’anima di quelle canzoni e dell’uomo che le registrò in un appartamento di Colts Neck, New Jersey, più di quarant’anni fa.

Nebraska (From VH1 Storytellers) Open All Night (Nebraska Live, 2025)

Il primo dei tre capitoli aggiunti riguarda le outtakes acustiche provenienti dalle stesse registrazioni che condussero alla scelta delle dieci canzoni finali di Nebraska. Alcune già note sotto altre forme (The Big Payback, che fu lato b del singolo inglese di Open All Night), altre apparse in differenti forme sul primo quadruplo Tracks (la spettrale demo acustica di Born in the USA, Pink Cadillac e Johnny Bye Bye), altre ancora rielaborate poi nel passaggio indissolubile verso il trionfo di Born in the Usa (Working on the Highway e Downbound Train), a ribadire un legame di sangue tra le due opere, facce speculari e opposte sul piano sonoro di ciò che voleva indagare l’autore, per arrivare infine alle sorprese vere e proprie, Losin' Kind, Child Bride, Gun in Every Home, tris di ballate dolenti come i corrispettivi ufficiali di Nebraska o la palpitante On the Prowl, modellata sul ritmo di State Trooper.

Apprezzabili oggi per il loro ruolo di testimonianza, sono episodi che evocano il medesimo mood dello Springsteen solitario di quei giorni e completano il raccolto acustico, mentre il secondo cd lascia emergere il tanto agognato Electric Nebraska, da sempre oggetto sacrale dei collezionisti, del quale persino Springsteen si era prodigato a negare l’esistenza. E non aveva tutti i torti: non esiste un vero e proprio Nebraska elettrico, soltanto otto brani, sei dei quali entreranno nella scaletta di Nebraska e altri due in quella di Born in the USA, che tenteranno invano, in simbiosi con la E-Street Band, una impraticabile via “rock” a materiale che per la sua essenza più profonda non voleva e non poteva prestarsi a quel gioco.

Highway Patrolman (Official Video) Atlantic City (Official Video)

Lo si intuisce ascoltando l’incedere rock’n’roll di Johnny 99 e Open All Night, da qualche parte fra Jerry Lee Lewis e il sound festaiolo di The River, per non dire del fracasso indiavolato di Donwbound Train: c’è l’energia dei live show e la potenza del performer, un po’ meno l’anima di quelle liriche, che evidentemente meritavano un’altra dimensione, quella circoscritta poi dal grigio di Nebraska. Talmente evidente che Nebraska, il brano, e Mansion on the Hill restano ancorate alla loro spolpata struttura folkie, anche con l’intervento misurato della band, mentre Atlantic City avrà maggiori fortune elettriche dal vivo negli anni successivi e la stessa Born in the USA qui ritorna in una febbrile forma di cruento rock-blues che tuttavia non raggiunge l’apoteosi da stadio, a suo modo perfetta, del definitivo singolo pubblicato nel 1984 e neppure la potenza scheletrica della versione acustica.

Alla fine, il vero dono che Nebraska 82: Expanded Edition può fare ai suoi ammiratori è forse nel disco meno atteso dei quattro, quello che non pretende di aggiungere alcunchè di “sconosciuto” al racconto principale, se non un’esecuzione dal vivo, oggi nel 2025, della sequenza originale di Nebraska: si tratta del Live at Count Basie Theatre di Red Bank, New Jersey, registrazione (anche in formato video/blu-ray con il quinto disco, a cura del regista Thom Zimmy) che vede Springsteen, dentro un teatro senza pubblico, affiancato da Larry Campbell (chitarre) e Charlie Giordano (tastiere), riprendere quelle canzoni con una forza simile e differente al tempo stesso. Con meno mistero, indubbiamente, ma anche con la consapevolezza di averle trascinate con sé fino a qui, adesso, in questa America che fa molto più paura di quella dei giorni "reaganiani" di Nebraska, perché allora dietro le ombre c’erano ancora i bagliori della rinascita (e dell’enorme successo personale di Springsteen), oggi soltanto una quotidiana discesa verso una strisciante guerra civile, che lacera un paese dal di dentro.

 


<Credits>