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  Front Hump Camels
South Side
[Front Hump Camels 2023]

Sulla rete: fronthumpcamels.bandcamp.com

File Under: blues-rock


di Gianni Del Savio (23/12/2023)

Ben curato graficamente, anche con foto che fanno da sfondo ai testi, l’album South Side è una conferma che la linfa blues, country e urbano, non ha esaurito quella carica espressiva e comunicativa che, a partire dai primi Sessanta, ha alimentato e caratterizzato un ampio spettro musicale, quindi culturale, fra tradizione e innovazione: il tutto favorito dall’energia rock (in questo caso, soprattutto “southern”, come suggerisce anche il titolo). Certo, pur in termini diversi, l’epidemia aveva già prodotto i suoi effetti nel decennio precedente...

Luca Bettoli (voce), Alessandro Zecchi (chitarre), Emanuele Sicolo (chitarra elettrica), Michele Cacciari (basso), Marco Galasso (batteria), Davide Galasso (percussioni), sono i titolari dell’album prodotto in proprio, insieme a Enrico Cipollini (dobro, hammond, piano elettrico). Il rinforzo fiatistico è opera della Big Solidal Band Horns; quello vocale è affidato a un quartetto femminile (Elisa Terzi, Valentina Carrieri, Martina Donatoni, Simona Lattuga). La band emiliano-romagnola propone nove brani di ammirabile livello medio, compositivo e interpretativo: qualità dei testi e capacità comunicativa.

Caratteri che si rilevano dalle prime note del rock-blues Dark Side of the Street (un titolo che può evocare la The Dark End of the Street del grande soulman James Carr, ma la strada è un’altra…): bell’impatto chitarristico e più genericamente ritmico, dove Bettoli mette in evidenza i propri caratteri espressivi, riconfermandoli nel corso dell’intero album. Un’impronta stilistica che è riproposta nel mid-tempo Hey Hey, dal bell’attacco semi-acustico, e nell’eccellente The Place Where I Belong, dove sono in evidenza anche dobro, armonica e organo. Down In My Motel ha quei caratteri boogie-blues che, anche per la sua “urgenza ritmica”, ricordano il sound degli indimenticati Canned Heat. Una similitudine rilevabile pure nella corposa, significativa Holy Dreamcatcher: titolo suggestivo, che “traccia” un viaggio verso casa, affrontato e segnato da spiritualità in contrasto con le avversità materiali. Un micro-racconto che lascia segni all’immaginazione: tra i più brillanti dell’intero album.

Hey Hey
– mid-tempo dall’attacco acustico, in cui spiccano i “tratti intimisti” di Bettoli -, è uno dei più poetici passaggi, rivolto alle relazioni interpersonali, pur di stampo amarognolo (“lui e lei” e la “costruzione di un’addio”…). Poi i Front Hump Camels si dichiarano Ready for Saturday Night (“...me and my band playin’ till the sun don’t shine…), chiudendo in bellezza con South Side: ancora un solido mid-tempo, con chitarra e armonica in evidenza, e il canto di Bettoli in stile preacher.

Sostanzialmente il disco è una tonificante immersione nel blues-rock (rock-blues, se suona meglio) di stampo cantautorale, con elementi rilevati dalle varie alchimie che contribuiscono alla comunicativa e alla solidità artistica della proposta.


    

 


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