“Questa storia che il blues debba profumare solo
di Louisiana, l’abbiamo sentita molte volte”. È una frase che fa mostra
di sé sulla pagina dei Sacromud, esperienza che va oltre il concetto
stesso di gruppo il quale, proveniendo dall’antica Gubbio, non potrebbe
essere più lontano geograficamente dalla cosiddetta tana del lupo. Concordiamo
quindi con la sentenza; come dire, le radici vanno interpretate, amate
e rispettate, senza per questo lasciarsi avvinghiare e soffocare. Quindi
calza bene un “next stop Memphis” o se piace parafrasare, “dagli Appennini
a Beale Street”, che il blues può profumare anche di Tennessee.
Probabilmente solo chi milita nel campo del blues e (relativamente molti)
affini, può comprendere cosa significhi immergersi in quella brezza
che soffia lungo la strada battuta dai maestri, da nord a sud, da est
a ovest, come il cardo e il decumano, con Memphis che si trova al magico
incrocio. Si può andare in città in poche ore volando, oppure dopo un
lungo e ideale cammino fatto di passione e dedizione, fatica e soddisfazioni.
Chi, come Maurizio Pugno e relativa band Sacromud, sceglie la seconda
modalità, sa bene come cogliere e iniettare nella propria musica tutte
le vibrazioni che sono nell’aria, quelle lasciate da B.B. King, Furry
Lewis, Howlin’ Wolf, dagli eroi della Stax come da quelli della Sun
di Sam Phillips.
Pugno è musicista di lungo corso e chitarrista di eccellente portata,
autore e arrangiatore di grande capacità, forgiata in seno a diverse
formazioni (Rico Blues Combo su tutte), oltre che tramite una lunga
serie di collaborazioni nazionali e internazionali. Il suo ultimo progetto
è appunto in seno ai Sacromud, che già si distinguevano per il riuscito
album
omonimo del 2022 e per la loro miscela “overground” di blues, funky,
rock e r&b. Oltre a Maurizio, sono in organico ottimi elementi quali
Raffo Barbi (voce), Alex Fiorucci (pianoforte e organo), Franz Piombino
(basso), Riccardo Fiorucci (batteria), in aggiunta a una corposa sezione
fiati, The Cape Horns. Nel 2024 la band sbarca a Memphis armata
di ottima credenziale, la vittoria all’International Blues Challenge
dell’anno precedente. Il risultato sta in questo The Sun Experience,
sette tracce che sono conferma definitiva dell’elevato livello qualitativo
e di una forte consapevolezza musicale; il che si traduce in un’estrema
cura per ogni particolare, senza che vengano minimamente intaccare freschezza
e immediatezza.
Per l’occasione vengono rilette e riarrangiate alcune cose contenute
nel primo lavoro, come The Mule,
brano dal forte taglio r&b con una perfetta stesura di fiati (tra l’altro
scelta come singolo d’anteprima), Simmetry, più dichiaratamente
funky o The Hider And The Seeker, potenziale hit che prende il
via da un irresistibile riff di chitarra, a metà tra AC/DC e “garage”.
Oltre a queste, la toccante Pray For Me,
blues in minore composto da Alberto Marsico e Mark DuFresne (già contenuta
in un album del 2009, Kill The Coffee, con Sugar Ray Norcia)
e Sticky Situation, dodici battute venate di gospel che spingono
ancora più a sud (scritta con la cantante Mz Dee, altra collaborazione
illustre del chitarrista). Su tutto, la profondità del blues di Holy
Day, dalla penna di Raffo Barbi e gli effluvi reggae irrorati
di gospel di (Extra)Ordinary Day,
riscrittura di Ordinary Day, sempre dal precedente.
E fu davvero un giorno straordinario quello delle “Sun sessions”. Bellissimo
lavoro.