Espressione vitale di quella
ricca mescolanza musicale che è da sempre la Louisiana, figura centrale
nella diffusione al di fuori dei confini regionali dello zydeco, Clifton
Chenier è stato quello che si definisce a buon titolo un pioniere
del genere e al tempo stesso l’artefice di un suono che, attingendo dalla
tradizione, è arrivato a parlare alla contemporaneità. Lo scorso 25 giugno
si sono celebrati i cento anni dalla nascita di Chenier, scomparso nel
1987 a Lafayette per gravi problemi diabetici, lasciando in eredità al
figlio C.J. Chenier, così come al favorito collaboratore Buckwheat Zydeco
(anch’egli scomparso qualche anno fa) lo scettro di principali divulgatori
di questa forma musicale così singolare, cuore della comunità creola di
New Orleans.
La locale Valcour Records, in simbiosi con il Clifton Chenier Memorial
Scholarship Fund - che offre borse di studio per giovani musicisti
interessati ad apprendere l’arte dello zydeco attraverso il suo principale
strumento, l’accordion o fisarmonica - ha ideato il progetto discografico
di A Tribute to The King of Zydeco, dodici brani (quattrodici
nell’edizione digitale) che attingono dal repertorio storico di Chenier,
sia come autore, sia come esecutore, e rimessi all’interpretazione di
un notevole cast di artisti di area roots e rock, ciascuno poi accoppiato
con un fisarmonicista che ne esaltasse l’ispirazione principale. Un tributo
i cui ricavati andranno a sostenere le iniziative del fondo e che si spera
aumenterà l’interesse non solo attorno al personaggio di Clifton Chenier,
ma all’intero movimento dello zydeco, una delle più singolari ibridazioni
musicali della Louisiana, con il suo intrico di ritmi afro-americani e
caraibici, di pulsioni blues, r&b e cajun, lì dove l’antico patrimonio
della cultura cosiddetta creola, sorta dai primi coloni francesi che occuparono
la Louisiana alla fine del 1600, si è intrecciato nel tempo con i contributi
portati dalle nuove comunità di schiavi.
Lo stesso termine Zydeco è da sempre dibattuto nelle sue origini
etimologiche, fra l’espressione creola/francese les haricots (letteralmente:
i fagioli) derivata da versi popolari e un possibile legame con parlate
e idiomi africani. Nulla toglie significato tuttavia all’oggetto musicale
in sé, lo zydeco di Chenier e dei suoi discepoli, musica da ballo che
egli stesso ha contribuito a “liberare” e innalzare culturalmente, portandola
a un pubblico più vasto con le sue incisioni a partire dalla metà degli
anni Cinquanta per etichette storiche quali Specialty e Arhoolie, fino
a conquistare un Grammy nel 1983 per il suo album I’m Here pubblicato
dalla Alligator.
The Rolling
Stones and Steve Riley - Zydeco Sont Pas Sale´s
Jon
Cleary and Curley Taylor - I'm on the Wonder ·
In A Tribute to The
King of Zydeco sono raccolti un pugno di questi piccoli successi,
tenendo sempre fede all’esuberanza strumentale del genere, alla sua attitudine
comunitaria e danzereccia, al ruolo centrale della firsamonica, merito
di musicisti che ne hanno compreso il linguaggio senza porsi al di sopra
dello stesso “festeggiato”: Chenier resta il fulcro dell’operazione, lo
zydeco la porta di accesso al mondo della creole music e i singoli
interpreti un megafono. Il rispetto, la vitalità e la freschezza con cui
A Tribute to The King of Zydeco è stato messo insieme (la produzione
affidata a Steve Berlin e Joel Savoy) lo dimostrano immediatamente i Rolling
Stones in coppia con Steve Riley, primo fra tanti fisarmonisciti contemporanei
coinvolti in sessione. Jagger e Richards guidano la banda con un assoluto
spirito di abbandono in Zydeco Sont Pas Salés: niente atteggiamenti
da rock’n’roll star, semmai un affondo nell’anima della Louisiana con
un pizzico di carica piratesca che concediamo volentieri agli Stones ottuagenari.
Da qui in avanti tutti dimostreranno di avere capito perfettamente la
missione, scambiandosi fianco a fianco le proprie sensazioni a contatto
con la storia dello zydeco, quella impersonata da Clifton Chenier e dal
suo lascito artistico: il cowboy Charley Crockett con Nathan Williams
Sr. si fa splendido soulman in Easy Easy Baby; Taj Mahal fa esplodere
la pista da ballo con Hey ‘Tite Fille e un piano boogie a dialogare
con l’accordion di Keith Frank; Lucinda Williams e Tommy McLain,
sempre affiancati da Frank, concedono una parentesi di pura “pigrizia”
sudista, guancia a guancia in Release Me; un inaspettato Steve
Earle in coppia con Anthony Dopsie salta sul variopinto treno r&b
di una Just Like A Woman che risveglia i suoi trascorsi artistici
a New Orleans.
Tra i passaggi più raffinati dell’album, picco di qualità pianistica e
intepretativa, si segnala inoltre I’m On The Wonder di Jon Cleary,
in collaborazione con il fisarmonicista Curley Taylor, e non poteva risultare
altrimenti per un figlio artistico adottivo della Louisiana, così come
accade per la signora del blues Marcia Ball (con Geno Delafose) in I
May Be Wrong e per la brava Shannon McNally, insieme a Molly Tuttle
e Keith Frank in Tout Le Temps En Temps, anche se a colpire dritto
il bersaglio è soprattutto quel vecchio marpione texano di Jimmie Vaughan
con Johnny Nicholas e Steve Riley in una irresistibile (coretti compresi)
My Soul.
La scaletta, si sarà intuito, è assolutamente generosa di sorprese e la
parata in onore di Clifton Chenier affollata di protagonisti e incontri
speciali (come i vecchi amici ritrovati John Hiatt e Sonny Landreth
in You Used To Call Me). Non vorremmo dimenticare nessuno, ma lasciamo
anche il piacere della scoperta e la curiosità di capire come anche musicisti
in apparenza distanti dal cuore della Louisiana come David Hidalgo
(Los Lobos) e Ruben Ramos abbiano assimilato la lezione di Chenier.
E allora che sia davvero la celebrazione di "The King of Zydeco",
nessuno a recriminarne lo scettro, tanto che il tributo non poteva che
chiudersi sulle note di I’m Comin’ Home, il figlio di Clifton,
CJ Chenier (e la chitarra dell’ospite Sonny Landreth) che “riporta
tutto a casa”, dove la corona deve restare per un altro secolo almeno.
La
tracklist
1. Zydeco Sont Pas Sales - The Rolling Stones and Steve Riley
2. Easy Easy Baby - Charley Crockett and Nathan Williams Sr.
3. Hey 'Tite Fille - Taj Mahal and Keith Frank
4. Release Me - Lucinda Williams, Tommy McLain and Keith Frank
5. Just Like A Woman - Steve Earle and Anthony Dopsie
6. I'm On The Wonder - Jon Cleary and Curley Taylor
7. Why Did You Go Last Night? - Kam Franklin, AJ Haynes and Roddie
Romero
8. Hot Rod - David Hidalgo and CJ Chenier
9. Tout Le Temps En Temps - Shannon McNally, Molly Tuttle and Keith
Frank
10. My Soul - Jimmie Vaughan, Johnny Nicholas and Steve Riley
11. You Used To Call Me - John Hiatt, Sonny Landreth and Roddie
Romero
12. Ay Ai Ai - Ruben Ramos with Texmaniacs & Augie Meyers
13. I May Be Wrong - Marcia Ball and Geno Delafose
14. I'm Comin' Home - CJ Chenier and Sonny Landreth