[Home]
 
 
Acquista (#pubblicità)
Condividi
 
 

The Deslondes
Roll It Out
[New West 2024]

Sulla rete: deslondes.com

File Under: americana patchwork


di Fabio Cerbone (16/09/2024)

Tornare a casa dopo tanto girovagare, forse soprattutto per una rock’n’roll band, è una bella sensazione, purché si resti alla larga da eccessive dosi di compiacimento e nostalgia. Non sembrano correre questi rischi The Deslondes, che in Roll It Out, quarto album di studio a partire dal loro omonimo esordio del 2015, attuano la più classica delle reazioni: allo “sperimentalismo” e alle ambizioni non sempre messe fuoco del precedente Ways and Means rispondono con "il ritorno alle radici" del qui presente album, tredici canzoni che rimettono in circolo quel suono tradizionalista per cui il gruppo di New Orleans era stato salutato come una ventata di aria fresca al debutto.

Se il concetto di Americana è diventato ormai un generico ombrello sotto il quale riparare ogni sorta di riferimento al passato, spesso del puro e semplice revival spacciato per novità del momento, nel caso dei Deslondes potrebbe invece tornare utile nella sua accezione più universale, un intreccio di linguaggi musicali che parlano dai quattro angoli del paese, un regionalismo roots che mette insieme molti stimoli toccando con eclettismo folk, country, rock, blues e ogni sorta di rimando alla “tradizione”, compreso un finale che simboleggia l’intero percorso scegliendo l’unica cover del lotto, la languida Drifter’s Wife a firma JJ Cale. Il quintetto era partito quaranta minuti prima con il valzer di Hold On Liza, che è fondamentalmente The Band fin nelle ossa, termine di confronto inevitabile se si vuole compiere un’opera di sintesi come fanno i Deslondes.

Certo, il parallelo finisce qui perché altrimenti i nostri ragazzi non riuscirebbero a reggerne il peso, eppure Roll It Out, inciso negli studi Bomb Shelter di Nashville con il fidato Andrija Tokic (un produttore che andrebbe valutato bene per la visione che sta dimostrando in più occasioni) è un disco sa offrire le sue sfumature e gradazioni senza fretta, se si ha voglia di scoprirne i passaggi e le ispirazioni. È il frutto di alcune canzoni pescate dai cassetti e rimaste a invecchiare come il buon vino, così come di altre nuove di zecca, dopo che i due princiali leader (e voci soliste) Sam Doores e Ryley Downing avevano preso strade soliste (poco fortunate, in verità).

Con l’ingresso di un nuovo batterista, Howe Pearson, e la conferma degli altri due autori in seno alla band, il bassista Dan Cutler e il chitarrista John James Tourville, tutti impegnati a condividere il materiale, Roll It Out finisce davvero per riportare tutto a casa. Senza miracoli di sorta, sia chiaro, ma con la freschezza di un gruppo che dagli umori New Orleans pesca a piene mani e butta tutto a bollire nel pentolone Americana a tinte country-rock-gospel di Take Me Back e Line To Go, nello svagato swamp di I’ll Do It e Who Really Loses, in una Pour Another Round che dal binomio piano-fiati degno di un arragiamento alla Allen Touissant finisce (crediamo inconsapevolmente) per citare i Beatles di Revolution nel ritornello, mentre Mercury porta i magheggi di Dr.John a braccetto con il country del Texas e Go Out Tonight infila persino il suono di un accordion tra una dolce pedal steel e un pianoforte da bettola per far risaltare sapori cajun.

L’alternanza delle voci, soprattutto quella baritonale di Downing e la più sottile e melodica di Doores sostengono le intenzioni dei Deslondes, quelle cioè di provare a raccontare la loro esperienza e i loro sentimenti di musicisti americani lungo l’eterna strada della vita
.


    



<Credits>