Dura
da sempre la vita delle creature artistiche parallele alla band principale,
ancora più complicata la faccenda se a tenere in piedi il progetto non
è il leader riconosciuto, magari in un momentaneo periodo di libera uscita,
ma qualche “gregario” di lusso, che giustamente ritene sia arrivato il
suo momento di gloria. Sia chiaro, John Stirratt e Pat Sansone,
fulcro degli Autumn Defense, sono dei fuoriclasse, sia nel loro strumento
(rispettivamente basso il primo, chitarre e tastiere assortite il secondo),
sia nel songwriting applicato, ma nessuno potrà negare che l’impegno con
i Wilco si sia preso tutte le attenzioni e il tempo a disposizione, per
non dire di un Jeff Tweedy che soltanto un mese prima dei compagni ha
dato alle stampe un debordante triplo
album solista, sul quale tutti naturalmente hanno puntato i riflettori.
Dunque fa poca notizia, ed è un vero peccato, il sesto album degli Autumn
Defense, per giunta pubblicato a undici anni di distanza dall’ultimo
dispaccio intitolato Fifth: proprio quando l’avventura del duo,
nata quasi per caso nel 2001 con il debutto indipendente di The Green
Hour, sembrava ambire a più di un estemporaneo scambio di passioni,
il progetto era stato accantonato in ragione di una pausa indefinita.
Here and Nowhere per fortuna si ravvede e torna con il
passo trasparente e californiano dei giorni migliori, tra il Laurel Canyon
rivisitato di The Ones e l’agitarsi
power pop di una I'll Take You Out Of Your Mind che ha studiato
alla scuola di culto dei Big Star di Alex Chilton.
Tutt’altro che un “dopolavoro” da coltivare con il permesso dei Wilco,
semmai un raffinato contenitore di suoni e canzoni con una propria identità,
in questa occasione The Autumn Defense regalano l’album migliore dell’intera
produzione insieme all’omonimo
del 2007: c’è ancora l’amata stagione della West Coast che si affaccia
in lungo e in largo, le sfumature pop che incedono nelle rotondità di
certi Steely Dan (e mettiamoci pure, senza vergogna, gli America), Crosby
Stills & Nash a spargere semi acustici di languida psichedelia e qualche
reminiscenza “beatlesiana” che non guasta mai. Le voci sono calibrate
al millimetro, le chitarre occhieggiano ai Byrds, la nostalgia dolciastra
non supera mai il livello di guardia e l’intelligenza sonora del duo è
troppo esperta per scadere in una maldestra emulazione.
Registrato “per sbaglio” a Nashville dallo stesso Pat Sansone insieme
a Stirratt, con la sezione ritmica completata dai collaboratori storici
James Haggerty e Greg Wieczorek, Here and Nowhere potrebbe tranquillamente
uscire da un studio di Los Angeles intorno alla metà dei Settanta e nessuno
avrebbe da recriminare: Old Hearts e Winter Shore hanno
l’aria dolce di un’alba sull’oceano Pacifico, In the Beginning deborda
persino in un pop rock sofisticato, con tanto di archi zuccherosi, che
tira per la giacchetta i Supertramp, ma il cuore degli Autumn Defense
batte per quel misto di chitarre cristalline ed effluvi folk rock che
in Hearts Arrive tornano al California
dreamin’, prima di sciogliersi nella leggera foschia della Baia di San
Francisco con More Than I Can Say.
Agrodolci e sognanti come ci aspetterebbe, le armonie del duo sono per
anime gentili e non per orfani del rock’n’roll, ma non pensiate che qui
chitarre e carezze pop vadano in cortocircuito, perché tutto magicamente
si ricompone. Prova ne sia il trittico finale (nell’edizione in cd e digitale,
mentre l’lp propone dieci tracce e una download card per il brano mancante),
crescendo che offre la portata migliore dell’intero Here and Nowhere:
Love Lies è un ottovolante di bellezza
folk rock, Raven of the Wood saltella gioiosa a ritmo country rock
e ci infila una sei corde di cui sarebbe andato fiero Clarence White (Byrds)
ed infine Ever Flowing Light è una
lezione di equilibrio power pop concentrata in quattro minuti, un po’
come far convivere voci melodiose, scintillii di chitarre e archi senza
apparire minimamente di maniera.