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Rodney Crowell
Airline Highway
[New West 2025]

Sulla rete: rodneycrowell.com

File Under: from Texas down to Louisiana


di Fabio Cerbone (30/08/2025)

Ci sono diversi modi di invecchiare, quanto meno in ambito artistico, Rodney Crowell ha scelto il più curioso: ringiovanire. No, non è un controsenso, statene certi, semmai la conferma che il percorso del cantautore texano ha avuto una sorta di inversione di marcia rispetto al normale procedere di molti colleghi: dopo una prima parte di carriera incerta, più apprezzato come autore che come solista, dopo un’affermazione "fuori contesto" nel mainstream country, è arrivato il tempo della maturità e della piena consapevolezza dei propri mezzi. Una stagione che dura da una ventina d’anni almeno, che ha avuto momenti più e meno ispirati, ma ha saputo mantenere una vivacità di sguardo e ha offerto una serie intelligente di collaborazioni (i dischi in coppia con l’amica Emmylou Harris), passando dalle produzioni con Joe Henry a quelle con Jeff Tweedy, per il più recente The Chicago Sessions.

Airline Highway cerca nuovi stimoli, vola dal Texas in Lousiana e si affida alla regia musicale del giovane chitarrista Tyler Bryant, con la registrazione nelle mani dell’esperta Trina Shoemaker. La via di uscita è il disco più brillante di Crowell da qualche tempo a questa parte, con un’esuberanza elettrica e quel piglio pop che non ha mai fatto difetto alla scruittura del nostro, capace una volta di più di mescolarsi con nuovi talenti e altri autori chiamati al suo fianco. Ci sono il Lukas Nelson della sferragliante Rainy Days in California in apertura di scaletta, le voci e le dolci chitarre southern delle Larkin Poe di una Lousiana Sunshine Felling Ok dalle fragranze settantesche, così come la spalla femminile di Ashley McBride nel singolo Taking Flight, a contare la distanza di due amanti, nonché lo stesso Tyler Bryant nella spumeggiante The Twenty-One Song Salute (Owed to G.G. Shinn and Cléoma Falcon).

Nessuna foglia di fico, date retta, perché queste presenze servono a dare quel briciolo di energia in più a Crowell, che rimane dritto in sella e mena le danze con il suo repertorio e la sua voce, quella di un settantenne partito da Houston per Nashville più di cinquant’anni fa e adesso approdato a una saggezza che gli concede ampi margini di manovra. L’inconfondibile introspezione dell’autore è fatta salva in una Something Thang che rappresenta la quintessenza dello stile di casa, con il Texas di Guy Clark nel cuore, per non dire di quel modo affabile e discorsivo di affrontare sentimenti e riflessioni sul tempo che passa in Simple (You Wouldn’t Call It Simple).

Si accennava a un approccio più rock rispetto ai precedenti capitoli e con le chitarre di educazione "sudista" di Bryant e quelle aggiunte in sessione di David Grissom è assai difficile tenere a freno una certa esuberanza, anche se il fulcro sono le canzoni di Crowell, mai sovraccaricate da eccessi: Some Kind of Woman swinga con piacere la sua classica struttura rock blues, ricordando un po’ il Tom Petty di fine carriera, Don’t Give Up on Me sussulta sulla ali di un honky tonk sfrontato e poppeggiante come spesso ha saputo essere la musica di Crowell, mentre Charlie Starr dei Blackberry Smoke affianca il titolare nella vibrante galoppata di Heaven Can You Help, pop rock da capogiro che in una “semplice” preghiera laica sembra chiedere aiuto di fronte alla confusione che circonda i nostri tempi e quelli americani di Rodney Crowell in particolar modo.

“La mia ambizione attuale è quella di essere soddisfatto del lavoro che faccio”, afferma Crowell presentando il nuovo disco, sono arrivato a un punto in cui si tratta sostanzialmente di divertirsi”: con inteligenza e qualità, aggiungiamo noi, giunti in fondo ad Airline Highway.




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