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Mike Farris
The Sound of Muscle Shoals
[Fame/ Malaco 2025]

Sulla rete: mikefarrismusic.com

File Under: southern soul-rock revue

di Fabio Cerbone (01/04/2025)

Quella voce, non un dettaglio qualsiasi, e un luogo di destinazione quasi obbligato: era scritto nel codice genetico di Mike Farris che prima o poi dovesse finire a Muscle Shoals, Alabama, lì dove la storia della southern music si è fatta corpo e anima tra le mura dei leggendari studi Fame. Un tempo era il regno di Rick Hall, fondatore dell’omonima etichetta e produttore che avrebbe diffuso il suono del Deep South alla nazione, lì dove bianco e nero entravano in collisione abbattendo barriere e pregiudizi e producendo la musica più eccitante della giovane America dei 60s.

Oggi a farne le veci c’è il figlio Rodney, che ha invitato Farris a fare le valigie e attraversare il Tennessee River per scendere giù in Alabama e dare fiato a tutta la carica interpretativa di cui è capace: The Sound Of Muscle Shoals svela ogni cosa fin dal titolo e offre l’opportunità all’ex voce degli Screaming Cheetah Wheelies di ribadire il suo amore incondizionato per certe sonorità a cavallo fra tradizione gospel, ballate country soul ed elettricità southern rock. Un punto di arrivo di una carriera solista, esplosa con il notevole Salvation in Lights nel 2007, che in fondo aveva sempre in mente questo approdo e adesso lo può rivendicare con undici canzoni, nove originali e due cover, che infiammano la passione di Farris, amplificano la potenza cataritica del suo canto, da tempi non sospetti una delle migliori testimonianze della contaminazione “black&white” dentro i confini dell’Americana.

Per arrivare a tutto ciò Mike Farris ha impiegato sei anni, tanto è passato dal precedente e più raffinato episodio di Silver & Stone, nel frattempo riunendosi con i vecchi compagni degli Screamin’ Cheetah Wheelies e forse spolverando in bacheca il Grammy vinto nel 2015 per Shine for All the People. Era tempo insomma di riaprire i cancelli dell’anima e con una band in gran spolvero – ben tre chitarristi nelle figure di Will McFarlane, Kelvin Holly e Wes Sheffield, l’essenziale Clayton Ivey alle tastiere, Jimbo Hart al basso e Justin Holder alla batteria - The Sound Of Muscle Shoals è il suo personale trionfo, introdotto dallo shoutin’ trascinante di Ease On e Heavy on the Humble. Soul a forte trazione rock, chitarre bluesy e graffianti e chiesastiche voci femminili a dare conforto, l’album è l’estensione naturale del “predicatore” Farris: the singer, not the song, oggi più che mai in questa raccolta di bollenti spiriti e canzoni in cui non conta tanto quello che si canta ma come lo si canta, e basterebbe sentire cosa il nostro protagonista riesce ad estrarre per vitalità da una canzone come Swingin, bellissimo e un po’ dimenticato brano di Tom Petty dall’album Echo del 1998.

Un inno di gioia e southern soul music che bene si accompagna all’altra cover presente, una riedizione del classico gospel degli Staples Singers, Slow Train, che tiene agganciati Farris e la sua banda al treno della memoria. E tra “sabati sera” e “domeniche mattina”, come si è soliti dire in queste occasioni, The Sound Of Muscle Shoals attraversa buio e luce, notte e giorno, peccato e redenzione, innalzando la sua preghiera un po’ religiosa e un po’ laica, a seconda che si presti più attenzione alle parole o al ritmo, tra il vigore rock&soul di I’ll Come Runnin’, i fremiti swamp di Bird in the Rain, le dolci moine country di Bright Lights e il southern feeling liberatorio di Learning to Love.

Disco di pura gioia, “genuflesso” ai suoi eroi musicali senza timori di sorta, come testimonia il parossismo soul alla Otis Redding che esplode letteralmente in Before There Was You & I, The Sound Of Muscle Shoals rappresenta non solo il culmine di una faticosa marcia per la propria rinascita artistica e umana, quel Mike Farris uscito anni fa dall’incubo delle dipendenze con rinnovata fede nel gospel, ma anche la rivendicazione di un primato sul generale ritorno a certa "sweet soul music" realizzatosi in anni recenti (da Anderson East a Jeremie Albino fino a Marcus King, tutti talentuosi, ma si accomodino dietro Mike e rispettino la fila, grazie).

È sempre e soltanto quella voce a ribadire un destino, quello che ha trascinato Farris a Muscle Shoals, la strada ritrovata, quella speranzosa luce che va cantando nel finale più che mai appropriato di Sunset Road... We will never worry no more.


    



<Credits>