Siete
in cerca di un corso accelerato su come scrivere una canzone che non scada
dei soliti cliché sull’amore, i sentimenti e l’egocentrismo dei
propri pensieri? Prendete un biglietto per il Texas e chiedete di James
McMurtry: vi insegnerà qualcosa su come parlare di un South
Texas Lawman che va a caccia di quaglie, oppure su un meccanico
spiantato (The Color of the Night) che non sa come mantenere la
sua "Hollywood girl" troppo esigente, o ancora su come immaginarsi
la favola di Pinocchio calata nella giostra di Las Vegas (Pinocchio
in Vegas).
Gigante del songwriting Americana, da più parti celebrato per una carriera
di una coerenza inattaccabile e ormai portato in braccio anche dall’ultima
generazione (Jason Isbell ne ha riconosicuto più volte l’influenza), McMurtry
è uno storyteller che rovista fra stralci di poesie, ricordi personali,
immagini pubbliche e vicende di cronaca, ricavandone qualsiasi dettaglio,
insignificante soltanto in apparenza, per chi non sa essere altro che
banale, buono invece per imbastire una canzone che si sviluppi come un
romanzo in miniatura. Certo, essere cresciuto in una casa sommersa di
libri e con un padre scrittore, titano della letteratura western, come
Larry
McMurtry, deve avere avuto i suoi vantaggi, compreso il “lusso” di
rispolverare un vecchio schizzo di Ken Kesey - proprio quello di Qualcuno
volò sul nido del cuculo, eroe della controcultura 60s, che spesso
faceva tappa nei suoi viaggi psichedelici a casa dell’amico Larry in Texas
– come copertina del suo nuovo album.
Il ragazzino ritratto sulla cover di The Black Dog & the Wandering
Boy è proprio il giovane James, che ha scoperto il disegno grazie
alle ricerche della matrigna Faye (guarda caso prima moglie di Kesey e
poi compagna di Larry McMurtry) e l’ha immediatamente collegato all’omonima
canzone, un classico blues rock di casa McMurtry che racconta un’allucinazione
ricorrente del padre, ormai sul letto di morte e colpito da demenza senile.
Ci vuole del coraggio anche solo a pensarlo un brano così, ma James non
si è mai tirato indietro, anche quando c’è da rimestare nel fango americano
e fra le tragedie della nazione, come avviene per il ripescaggio (la canzone
ha certamente una genesi lontana) di Annie,
ritratto di una morte a distanza, lei in Nebraska e le torri del World
Trade Center a New York sbriciolate sotto gli occhi atterriti del mondo,
oppure per una Sons of the Seconds Sons
che prende per le corna la questione dell’immigrazione che ha costruito
le fondamenta di un’intero paese che ancora si contorce fra lo sventolio
della bandiera a stelle e strisce.
Raccolta meno coerente a livello tematico rispetto al precedente The
Horses & the Hounds - album tra i vertici della sua carriera e di
preponderante impatto rock - con liriche che oggi sembrano provenire da
più punti di osservazione, anche temporale, The Black Dog and the Wandering
Boy sceglie la produzione di una vecchia conoscenza come Don Dixon
(aveva lavorato con James per Where You’d Hide the Body?, album
del 1995), perde per strada le chitarre di David Grissom (ma c’è ancora
Charlie Sexton in un cameo) e si compatta attorno alla live band di McMurtry,
con la seconda voce femminile di BettySoo.
La via di uscita ricorda molto da vicino i suoi album della seconda metà
dei 90, da It Had to Happen a Saint Mary of the Woods, fermo
restando che le differenze sono spesso impercettibili e l’intransigenza
sonora di James McMurtry (quante volte è stato rivoltato il ritmo di una
Back to Coeur d’Alene? Quante volte abbiamo sentito la melodia
di una ballata quale Sailing Away?) più che un limite è semmai
una sceneggiatura a prova di bomba in cui far muovere versi e personaggi.
Oggi forse con una penna meno fiammeggiante, e che ricorre anche a due
cover, la torrida drug song Laredo,
a firma dell’amico Jon Dee Graham, e il piccolo classico in omaggio all'amato
Kris Kristofferson, Broken Freedom Song,
rispettivamente ad aprire e chiudere la scaletta, eppure, una volta ancora,
lineare rispetto a quel lungo percorso “narrativo” che ha reso McMurtry
un punto fermo, irrinunciabile, della canzone d’autore di area roots.