Difficile
quasi distinguerle quelle voci, tanto le timbriche sembrano sovrapporsi
all’unisono, restituendo un’intesa musicale che ci ricorda il legame famigliare
di Katie e Allison Crutchfield, da Birmingham, Alabama. Un tratto di strada
comune, la passione per l’espressione delle proprie fragilità attraverso
le canzoni, poi due destini separati per diversi anni. È dunque con po’
di sorpresa e senza troppi annunci che sul finire di questo 2025 appaia
questa collaborazione sotto lo pseudonimo di Snocaps per le gemele
Crutchfield, una dozzina di brani (e un piccolo stralcio acustico in chiusura)
che hanno riunito due percorsi distinti: Katie la più “celebrata”, con
il sucecsso crescente in ambito indie rock e americana della sua creatura
Waxahatchee; Allison la più appartata e indipendente, alla guida
del progetto Swearin’ e poi la sopraggiunta scelta di starsene dietro
la quinte della discografia.
Ma un principio comune lo avevano avuto proprio laggiù in Alabama, nelle
canzoni condivise con la band che le tenne a battesimo, P.S. Eliot, giorni
di tumulto punk ed educazione alternative rock dentro cui formare il proprio
gusto di autrici. Due album soltanto, tra il 2009 e il 2011, e poi ciascuna
per la sua strada, fino a questo inaspettato Snocaps, album
omonimo messo insieme con l’apporto decisivo degli amici Brad Cook (che
produce e all’occorrenza suona basso e batteria) e MJ
Lenderman (chitarre assortite), coppia di musicisti in grado di offrire
il bagaglio di spunti e trucchi per rendere la raccolta scintillante e
luminosa tanto quanto il folk-rock espresso dalle due sorelle.
Un album candido, semplice nella struttura, melodiosamente elettrico e
delicato nelle tematiche, che ritorna ai giorni dell’adolescenza di Katie
e Allison Crutchfield, come annuncia una irresistibilmente “grungy” Coast,
da qualche parte tra le Breeders e tutta l’epopea alt-rock degli anni
Novanta. Canta Allison, ma come anticipato la distinzione è ininfluente
per un risultato artistico che pensa con una sola testa, mentre Katie/Waxahatchee
armonizza e crea un corpo unico.
La fanciullesca attitudine, che potremmo anche azzardarci a defnire pop,
del duo avanza nel sobbalzare di Heatcliff, mentre in Wasteland
Katie “strappa” il microfono e ci riporta alle atmosfere del suo recente
Tigers Blood. Le chitarre
(ormai Lenderman dove mette mano non sbaglia un intervento) restituiscono
un luccicchio da jingle jangle byrdsiano e non disdegnano un’inclinazione
power pop, alternando intimità folk ed estasi rock: Brand
New City è la sintesi migliore della questione, Cherry Hard
Candy, Avalanche e lo spensierato piglio di Over Our Heads
e You in Rehab seguono a stretto giro e quando voci e melodie allentano
la morsa e si aprono alle carezze dell’anima, nascono piccoli gioielli
di intensità “americana” come Doom
e Angel Wings.
Una manciata di show annunciati per la fine dell’anno saranno l’unica
opportuità, pare, di apprezzare le Crutchfield in questa loro estemporanea
riunione di famiglia, poi Snocaps tornerà da dove è venuto, fra
i ricordi della loro gioventù in Alabama, magari pronto a risorgere musicalmente
come un’ulteriore e improvvisa scoperta fra qualche stagione.