Chi
ha seguito attentamente l’epopea dei Low sa bene che dietro il modernismo
a bassa fedeltà sfoggiato dalla band, culminato nell’elettro-noise distopico
ed abrasivo degli ultimi album, si è sempre celato uno studio saldamente
agganciato alle radici, la primigenia consapevolezza dei valori inalterabili
della tradizione orale americana. Nessuna sorpresa quindi se, all’indomani
della drammatica dipartita di Mimi Parker, cofondatrice della band assieme
al marito Alan Sparhawk, quest’ultimo, dopo la parentesi di un
esordio solista (White Roses, My God) ancora troppo tormentato
e confuso, abbia trovato il modo di continuare il proprio viaggio in musica
proprio ripartendo dalle origini, riportando amorevolmente a casa la valigia
dei ricordi e dei sogni.
A rendere possibile ciò, i Trampled By Turtles, grandi amici di
Alan e, come lui, provenienti da Duluth, un posto non proprio banale per
chiunque abbia una minima familiarità con la storia moderna e della cultura
popolare d’oltre oceano. Del resto, come giustamente sottolineano le note
stampe dell’album, “Alan Sparhawk ha sempre trovato nella connessione
con gli altri la spinta per creare musica intensa e viscerale”, ha
sempre avuto bisogno di legami forti, di affinità elettive per dominare
ed organizzare il proprio microcosmo affettivo. Questo disco è, in estrema
sintesi, la storia di un dolore che pian piano si va trasformando in dolci
reminiscenze, la storia di una vita che ha rischiato di perdersi tra frustrazione
e rabbia ma che alla fine “non si è rotta”, come canta, assieme alla figlia
Hollis, nella superba Not Broken.
Alan sa bene che questo è il momento di abbandonare tutto quello che è
superfluo, di lavorare per sottrazione e di viaggiare a favore di vento.
Lo dice subito nel brano d’apertura (Stranger),
uno dei più rappresentativi di questo lavoro. “Devi sopportare persone
più strane di quelle che conosci ora”, “Devi affrontare i pericoli”, “Devi
curare i dettagli”, “Devi issare una grande vela”, “Devi pulire i portabicchieri
del cruscotto”, un elenco di prescrizioni che suona quasi come un breviario
di sopravvivenza, scandito da un ritmo lento, quasi ineluttabile e finemente
ordito da un intreccio gustoso di strumenti a corda.
Ma è l’immanente pensiero di Mimi ad imprimere una tenera scossa emotiva
all’intero album. Too High è l’intimo
ricordo di un amore, condito di qualche rimpianto e di tanta nostalgia,
è la vita dopo la morte, è Alan ed i Trampled By Turtles ai massimi livelli.
Tutto vibra in maniera potente ed apparentemente docile, utilizzando un
linguaggio sonoro ricco di sfumature che banalmente possiamo definire
folk, o new folk o chamber folk ma che in realtà rifiuta catalogazioni
e si sofferma soprattutto sull’eredità emozionale che reca in sé. Don’t
Take Your Light esplora invece orizzonti mistici, è un’invocazione,
una preghiera, una carezza all’onnipotente ed ha come suo contraltare
Screaming Song, una ballad country che si conclude col pianto sgraziato
generato dagli striduli versi prodotti dalle corde martoriate degli archi
e da Get Still che è la cosa più vicina,
in versione non abrasiva, alle vecchie liturgie di Alan e Mimi.
Si narra che l’album sia stato registrato in Minnesota, presso gli strafamosi
Pachyderm Studios (ospiti P.J. Harvey, Jayhawks, Nirvana), in un solo
giorno. Sinceramente fosse così sarebbe sbalorditivo, perché è autentico,
pulsante ma, anche se magari non lo si percepisce a primo ascolto, allo
stesso tempo elaborato e raffinato e ciò ci fa ritenere che quantomeno
il lavoro di postproduzione abbia avuto una gestazione piuttosto lunga.
Non sappiamo se piacerà a tutti, forse scontenterà i fan dell’ultima ora
dei Low, quelli che avevano conosciuto lo slowcore avanguardistico di
Double Negative, di sicuro non quelli che hanno confidenza con
la musica d’autore e che facilmente capiranno di avere a che fare con
una versione lusso di Alan Sparhawk, intento non a sperimentare
suoni ma sentimenti, diretto, essenziale, lucido ed innamorato come forse
mai prima.