Nel
2020 Dave Alvin, chitarrista dei Blasters prima di intraprendere una carriera
solista di peso notevole, ha annunciato con il bassista Victor Krummenacher
(Cracker, Camper Van Beethoven) la formazione di una band di rock psichedelico
che intendeva operare con le stesse modalità usate da Miles Davis nella
registrazione degli storici album Bitches Brew e Jack Johnson,
improvvisando in studio partendo da una chiave e da un groove, senza arrangiamenti
predefiniti. Come ha dichiarato Dave: "Si tratta di cinque musicisti che
camminano su una corda tesa, improvvisando, dialogando tra loro e trovando
le canzoni in tempo reale".
Pensavo che sarebbe stato un esperimento di breve durata, limitato a un
album (l’eccellente omonimo
esordio) e a qualche concerto, peraltro reso difficile dalla pandemia.
Invece la storia dei Third Mind è proseguita con un secondo
album in studio, con Live
Mind registrato dal vivo l’anno scorso e ora giunge al quarto atto,
questo Right Now! che è stato inciso in quattro giorni al
64 Sound Studio di Los Angeles dall’ingegnere del suono Craig Parker con
la formazione di sempre, che è completata da David Immergluck (Counting
Crows) alla chitarra, mandolino e tastiere, Michael Jerome (Richard Thompson,
John Cale) alla batteria e dalla cantante Jesse Sykes, ormai presenza
fissa in tutto il disco, meno strumentale rispetto al passato.
La voce nervosa e spettrale di Jesse interpreta Shake
Sugaree (Elisabeth Cotten) in una versione influenzata da quella
di Fred Neil, con l’aggiunta di una chitarra psichedelica che nel break
strumentale incrocia la pedal speel di Immergluck con il sottofondo delle
tastiere dell’ospite Willie Aron, creando un effetto ipnotico e avvolgente.
Grande inizio, replicato dal tradizionale Pretty Polly, una murder
ballad in passato eseguita, tra gli altri, da Judy Collins e Sandy Denny,
che parte acustica inserendo durante il cantato l’elettrica e il piano
e crescendo nella parte centrale in cui la chitarra di Alvin prende il
comando, rievocando i migliori Crazy Horse. La delicata ballata Before
We Said Goodbye, scritta da Jesse e Dave, è il brano che ricorda
maggiormente il suono californiano dei Jefferson Airplane, mentre Reno,
Nevada è la brillante ripresa bluesata di un brano folk del
’65 di Richard e Mimi Farina, cantata in duo dalla Sykes e da Alvin.
Non ci sono tempi morti in questo disco: il blues Reap What You Saw,
scritto da Michael Bloomfield e Nick Gravenites per Otis Rush, si infiamma
nell’epica coda strumentale, seguito da un’elettrica Darkness
Darkness (The Youngbloods), meno folk rispetto all’originale,
epica nel segmento in cui si intrecciano le chitarre. Le influenze jazz
emergono nella chiusura di The Creator Has A
Masterplan, brano di Leon Thomas interpretato dal sassofonista
Pharoah Sanders nel ’69, considerato come un seguito di A Love Supreme
di John Coltrane, di cui è ripresa la parte centrale, che si dispiega
quietamente con mandolino e percussioni che accompagnano il cantato ripetitivo
fino all’entrata di Alvin, che sviluppa un assolo esplorativo e sognante.
L’inserimento sempre più convinto e ispirato della voce di Jesse, la precisione
della sezione ritmica e i continui scambi tra Alvin e Immergluck in equilibrio
tra delicatezza e asprezza contribuiscono in uguale misura alla riuscita
di un disco di qualità superiore.