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The Third Mind
Right Now!
[Yep Roc 2025]

Sulla rete: thethirdmind.net

File Under: psychedelic-rock supergroup


di Paolo Baiotti (01/10/2025)

Nel 2020 Dave Alvin, chitarrista dei Blasters prima di intraprendere una carriera solista di peso notevole, ha annunciato con il bassista Victor Krummenacher (Cracker, Camper Van Beethoven) la formazione di una band di rock psichedelico che intendeva operare con le stesse modalità usate da Miles Davis nella registrazione degli storici album Bitches Brew e Jack Johnson, improvvisando in studio partendo da una chiave e da un groove, senza arrangiamenti predefiniti. Come ha dichiarato Dave: "Si tratta di cinque musicisti che camminano su una corda tesa, improvvisando, dialogando tra loro e trovando le canzoni in tempo reale".

Pensavo che sarebbe stato un esperimento di breve durata, limitato a un album (l’eccellente omonimo esordio) e a qualche concerto, peraltro reso difficile dalla pandemia. Invece la storia dei Third Mind è proseguita con un secondo album in studio, con Live Mind registrato dal vivo l’anno scorso e ora giunge al quarto atto, questo Right Now! che è stato inciso in quattro giorni al 64 Sound Studio di Los Angeles dall’ingegnere del suono Craig Parker con la formazione di sempre, che è completata da David Immergluck (Counting Crows) alla chitarra, mandolino e tastiere, Michael Jerome (Richard Thompson, John Cale) alla batteria e dalla cantante Jesse Sykes, ormai presenza fissa in tutto il disco, meno strumentale rispetto al passato.

La voce nervosa e spettrale di Jesse interpreta Shake Sugaree (Elisabeth Cotten) in una versione influenzata da quella di Fred Neil, con l’aggiunta di una chitarra psichedelica che nel break strumentale incrocia la pedal speel di Immergluck con il sottofondo delle tastiere dell’ospite Willie Aron, creando un effetto ipnotico e avvolgente. Grande inizio, replicato dal tradizionale Pretty Polly, una murder ballad in passato eseguita, tra gli altri, da Judy Collins e Sandy Denny, che parte acustica inserendo durante il cantato l’elettrica e il piano e crescendo nella parte centrale in cui la chitarra di Alvin prende il comando, rievocando i migliori Crazy Horse. La delicata ballata Before We Said Goodbye, scritta da Jesse e Dave, è il brano che ricorda maggiormente il suono californiano dei Jefferson Airplane, mentre Reno, Nevada è la brillante ripresa bluesata di un brano folk del ’65 di Richard e Mimi Farina, cantata in duo dalla Sykes e da Alvin.

Non ci sono tempi morti in questo disco: il blues Reap What You Saw, scritto da Michael Bloomfield e Nick Gravenites per Otis Rush, si infiamma nell’epica coda strumentale, seguito da un’elettrica Darkness Darkness (The Youngbloods), meno folk rispetto all’originale, epica nel segmento in cui si intrecciano le chitarre. Le influenze jazz emergono nella chiusura di The Creator Has A Masterplan, brano di Leon Thomas interpretato dal sassofonista Pharoah Sanders nel ’69, considerato come un seguito di A Love Supreme di John Coltrane, di cui è ripresa la parte centrale, che si dispiega quietamente con mandolino e percussioni che accompagnano il cantato ripetitivo fino all’entrata di Alvin, che sviluppa un assolo esplorativo e sognante.

L’inserimento sempre più convinto e ispirato della voce di Jesse, la precisione della sezione ritmica e i continui scambi tra Alvin e Immergluck in equilibrio tra delicatezza e asprezza contribuiscono in uguale misura alla riuscita di un disco di qualità superiore.




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