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Jeff Tweedy
Twilight Override
[dBpm 2025]

Sulla rete: jefftweedy.com

File Under: too much Tweedy


di Fabio Cerbone (04/10/2025)

Al termine di quasi due ore di musica e trenta canzoni sparse sulla distanza di uno smisurato triplo album, Jeff Tweedy canta Enough ("abbastanza"), crediamo con una certa dose di autoironia, e peraltro regalando uno degli episodi più elettrici e sferzanti del suo nuovo album solista, Twilight Override. Quello a cui abbiamo assistito fino a lì è stato infatti uno spiazzante, a suo modo emblematico episodio dell’incontinenza artistica non solo o non tanto del leader dei Wilco, quanto di un’intera discografia contemporanea dove gli argini si sono rotti da tempo e le distinzioni fra ciò che è lecito o meno pubblicare, su quello che può e deve essere “filtrato” da un’opera di revisione produttiva e artistica, rappresentano discorsi superati dallo sfaldarsi del formato album così come lo abbiamo conosciuto.

È forse Twilight Override una raccolta di singoli? Si tratta di una sorta di “best of” stilistico dell’autore fuori dai ranghi della band principale? È magari uno zibaldone di canzoni e pensieri tra cui scegliere a piacimento componendo una playlist personale? Tutte domande retoriche e senza una vera risposta, così come chiedersi se Twilight Override, sfrondato del “non necessario”, nasconda in sé un disco addirittura di maggiore pregio. Non lo sapremo mai, perché in fondo la decisione dell’autore è l’unica che conta: indulgente con se stesso e la sua musa ispiratrice, certo, sempre un po’ enigmatico e ambivalente anche nelle liriche, Jeff Tweedy scoperchia il suo universo di ballate raminghe con il gioiello di One Tiny Flower e la saltellante delicatezza melodica di Caught Up in the Past, facendoci intuire che non ci saranno sostanziali difformità fra i tre dischi. Differenti picchi di qualità, sicuramente, ma che ruotano intorno alle stesse dinamiche, con l’invito a immergersi insieme a Tweedy (e ai suoi compagni, compresi i figli Spencer e Sammy, oltre a qualche collaboratore storico) per affrontare il lungo viaggio.

Se alcune canzoni continueranno a sembrare bozzetti irrisolti di possibili brani dei Wilco (Secret Door, Out in the Dark), altre emergono come folk song compiute (la dylaniana Love is for Love), piccole e bislacche rivelazioni del Jeff Tweedy dall’anima più intima e persino rurale (Forever Never Ends, Sign of Life) come ai tempi di Being There qualcuno si è azzardato a scrivere (calma…). Nonostante la durata, siamo allora al cospetto del migliore album solista? Non proprio, per quello continuerei a rivolgermi al sottovalutato Love is the King, semmai a un’espansione fuori controllo e generosa degli spunti che contenevano tutti i suoi predecessori o persino il penultimo dispaccio dei Wilco (Cruel Country, doppio in quell’occasione).

Twilight Override
è semplicemente Jeff Tweedy all’ennesima potenza, nel bene e nel male, anche se non ci sono vere insidie nel suo percorso: nell’abbondanza di quadretti indie-folk si aspettano piuttosto quei momenti di deragliamento, quelle interferenze (le chitarre fra acustico ed elettrico che si rintuzzano a vicenda, un marchio di fabbrica, in New Orleans e No One’s Moving On) o quelle melodie sghembe e intimamente pop (Mirror, Better Song) che possono cambiare un po’ il monocolore dell’album. Inevitabile quindi che all’altezza del terzo disco, senza una pausa per riprendere fiato, l’ascolto continuato si faccia farraginoso, con le ennesime varianti sullo stesso tema e canzoni che rischiano persino di apparire come autoparodie (Wedding Cake, Saddest Eyes) e altre che invece scivolano via rispetto al loro reale valore (le sfaldate sonorità di Stray Cats in Spain, Too Real).

Cosa ci ha voluto offrire dunque Jeff con questo “salto triplo”? E perché lo ha voluto esprimere con così tante parole e suoni? Se un significato più grande si nasconde dietro il disco, è forse quello di aprirsi un varco esistenziale fra le nubi del presente americano (e del mondo in generale), riflettendo su come farsi coraggio nonostante tutto. Sono osservazioni e introspezioni non necessariamente decifrabili, come spesso accade con le liriche di Tweedy, ma è egli stesso a sottolineare che la sua intenzione era di “far crescere il mio cuore abbastanza da amare tutti". Noi lo sapevamo già Jeff e non c’era bisogno forse di tanta abbondanza (e qualche ripetizione) per dimostrarcelo, ma in fondo lo accettiamo anche così: i generosi ci sono sempre piaciuti, anche quando tracimano.




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