Jabe - Drama City Blue Rose 2004
 

Jabe non è altro che il nome d'arte di Jason Aaron Beyer, cantautore di trent'anni originario dello stato di New York. Abituato, sin da bambino, a percorrere le strade d'America in lungo e in largo per le instabili vicissitudini economiche della sua famiglia, Jabe (nomignolo affibiatogli dalla sorella) scopre così la musica, il country e le sue tradizioni. Dopo aver frequentato il college nel North Carolina, Jabe si stabilisce a Boston per intraprendere la carriera musicale, battendo le strade della città con la propria chitarra. Proprio a Boston incide il suo primo album, Twenty Point Turn, che viene eletto in città miglior "debut album" del 2000. Anche il 2004 è un buon anno: il suo terzo album vede la luce (in commercio negli Usa con un bonus CD per mp3 e video) e arriva persino in Europa, grazie alla Blue Rose. Drama City, questo il titolo, suonato con i fidati Jay Aucella (basso), Dave Westner (batteria) e Sean Staples (chitarre, banjo e mandolino), è un disco dalle molteplici sfaccettature che snocciola tredici pezzi divisi fra combat-folk (Those Times Are Over), country-punk (Crazy Anne Marie, Honest As Pure Gold, Into A Wall e Kelly McGuire) e ballate a "stelle e strisce". Nonostante lo sbarco in Europa e la lodevole confezione sonora, col suo suono elettroacustico, arricchito da pianoforte, hammond e tutto quanto appartenga alla musica americana meglio imbastita, Drama City vive ancora della positiva e spontanea genuinità del suo autore: ne accentua l'aspetto arcigno, capace di cavalcare spesso impetuose onde acustiche; ne coccola i passaggi di rock romantico delle intense Can't Be That Bad, Jerk e You'd Think I'd Learn. Grazie ai riverberi chitarristici e ai feedbacks alla Neil Young di Damn Them Big Brown Eyes, così come col rock ruvido dell'energica e lanciata Wasted (armonica southern, dita veloci sui capotasti della chitarra e flashback agli anni settanta), Drama City calpesta tutti i seminati roots a noi cari e corre spedito verso Slobberbone e Uncle Tupelo. Niente di più genuino.
(Carlo Lancini)


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