Tift Merritt - Tambourine Lost Highway 2004
 

Questo disco è bellissimo, diciamolo subito. Ma la vera star non è la pur brava Tift Merritt, bensì il produttore George Drakoulias, punta di diamante di un trio che lo vede affiancarsi a Rick Rubin e a Brendan O'Brien (in ordine di merito) nel ruolo d'instancabile cesellatore del miglior rock made in USA degli ultimi 15 anni. Non che nel precedente album di Tift, l'ottimo Bramble Rose di due anni fa, il più giovane Ethan Johns avesse sbagliato qualcosa; solo, si era limitato ad assecondare gli istinti country della cantante, realizzando così un debutto che assomigliava più ad un tributo a Emmylou Harris che non al primo discorso di un'esordiente con delle novità da comunicare.
Drakoulias, al contrario, ha chiesto maggiori sforzi alla voce di Tift, ne ha spostato il baricentro delle canzoni dal country a un southern-soul altamente infiammabile e, oltre a occuparsi in prima persona delle percussioni, ha guidato con mano sicura i musicisti - Mike Campbell degli Heartbreakers, Neal Casal e Jason Snay alle chitarre; il basso di Lance Morrison e il drumming di Don Heffington (da incorniciare); le harmony-vocals di Maria McKee e del capobanda dei Jayhawks Gary Louris; i fiati dei Texicali Horns - onde evitare che il lavoro si trasformasse in una fiera di singole vanità piuttosto che in un compatto contenitore di (grandi) brani. Il risultato, come già detto, ha del miracoloso. In Tambourine convivono rock'n'roll, soul downhome, slanci r&b e ballatone country-oriented senza che un unico suono, un'unica nota, un unico intervento strumentale appaiano fuori posto. L'atmosfera generale si può accostare a quella sudista e lighthearted di un classico come Dusty In Memphis (1969), dove Dusty Springfield prendeva di petto rock e soul, oppure, per volare un po' più basso (seppur non di molto), al recente I Am Shelby Lynne ('98), in cui Bill Bottrell letteralmente trasformava, attraverso swing e fiati, i lavori sino ad allora poco incisivi della sorella maggiore di Alison Moorer. Difficile, dato che tutto funziona alla grande, citare una traccia a scapito di un'altra, tuttavia non si può fare a meno di rallegrarsi per una Stray Paper o una Late Night Pilgrim che non avrebbero sfigurato sul capolavoro dei Jayhawks Hollywood Town Hall ('92, guarda caso anch'esso prodotto da Drakoulias), esaltarsi per una Wait It Out degna della migliore Stevie Nicks (se solo Belladonna avesse ancora la forza e la voglia di scriversi materiale di siffatta carica), farsi stringere il cuore dal country-soul di Good Hearted Man, sognare sul rock'n'country settantesco di Write My Ticket, lasciarsi cullare dalla stupenda ballata elettrica Laid A Highway oppure danzare col formidabile, festoso soul di I Am Your Tambourine (col grande Robert Randolph alla pedal-steel) e della conclusiva Shadow In The Way.
E' nata una stella? Troppo presto per dirlo, ma una volta tanto, sperare non è reato.
(Gianfranco Callieri)

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