inserito 26/03/2010

Kate Redgate
Nothing Tragic
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Kate Redgate  2010
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Kate Redgate non Ŕ ancora famosa (le auguro di diventarlo), perci˛ ritengo nessuno si dia la pena di - che so - riportare i suoi blurbs su libri e dischi, o sulla vita stessa, da qualche parte. Ma quando si tratta di descrivere il proprio atteggiamento circa il passaggio dal primo disco (Rough Tracks [2005], nient'altro che una raccolta, pur apprezzabile, di brani acustici per lo pi¨ registrati live in studio) al nuovo corso di questo Nothing Tragic, be', usa parole talmente sensate e condivisibili che vale la pena riportarle per intero (o quasi): "Grazie agli interventi di post-produzione, al giorno d'oggi sfornare dischi Ŕ diventato fin troppo facile. Per me era importante dar vita a un progetto, piuttosto che semplicemente "fare un album"; realizzare qualcosa che fosse concentrato sulle canzoni, piuttosto che sulle trovate di studio". C'Ŕ da pensare che se in molti seguissero coordinate simili, dissotterrare qualche pepita in mezzo a un mare di merda non sarebbe complicato com'Ŕ adesso. Nel frattempo, lavori dello spessore di Nothing Tragic vanno cercati e difesi con tutta la passione, e il dispendio di tempo, possibili, in particolar modo se il songwriting degli anni '70, le belle melodie o l'idea di una Ann Peebles trapiantata in un contesto alt.country fatto di sventagliate d'organo e ornamenti di pedal-steel vi stuzzica e vi incuriosisce.

La compattezza di Nothing Tragic va ascritta alla sua titolare e al produttore Tom Eaton (qualcuno lo ricorderÓ al fianco di Ellis Paul), coadiuvati dalla sei corde solista di Kevin Barry (Paula Cole) e dal B3 d'altri tempi di Tom West (Susan Tedeschi) nel redigere un superbo cahier di suggestioni rootsy e ballate country-rock dove il mescolarsi di un pizzico di soul, qualche sfumatura unplugged, atmosfere bluesy e oscillazioni rockeggianti Ŕ ancora il miglior paradigma cui affidarsi per ritrarre i piccoli e grandi eventi del quotidiano, i sogni e le partenze, il disincanto e i traguardi, le sorprese e le storie di tutti i giorni. Non ha nemmeno un senso citare un brano piuttosto che un altro, anche se meritano tutti, dal rockato honky-tonk alla Melissa Etheridge di Mississippi Moon al countreggiare intenso e malinconico di Last To Know, dal cupo quadro sudista d'una The Palace intrisa di blues alla stupenda canzone d'autore di una Cold November da far invidia a Shelby Lynne, dalla tirata grinta elettrica della conclusiva Roxy's alla solenne intonazione gospel di Another Story (bellissima).

Quel che conta Ŕ la dimensione d'insieme, equilibrata, densa e ricca di dettagli da ricordare come nei dischi di trent'anni fa. Immagino gli stessi sui quali si Ŕ esercitata questa rockeuse del Midwest oggi madre (single) di due figli e gli stessi sui quali ci siamo incantati noi, desiderando un blu magnetico come quello di Joni Mitchell o il Magritte losangeleno di Jackson Browne, le stoffe antiche della Band o l'elegante procione di JJ Cale. Al di lÓ dei paragoni, comunque tutti facilmente riscontrabili, per descrivere Nothing Tragic, in fondo, bastano due parole, che solo la sguaiata povertÓ estetica del presente potrebbe ritenere antitetiche. La prima Ŕ "fresco". La seconda "classico".
(Gianfranco Callieri)

www.kateredgate.com
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