inserito 01/06/2011

Ian Siegal and The Youngest Sons
The Skinny
[
Nugene records  
2011]



Faccia da spaccone e sorriso beffardo, Ian Siegal ha tatuato sulle braccia Muddy Waters e Howlin' Wolf. Una scelta senza mezzi termini, come il suo blues crudo e senza fronzoli di sorta, da chitarre "scarnificate" e voce cavernosa rubata alla strada, quella dei buskers di Berlino dove s'è fatto le ossa. A riconoscerne il talento basta vederlo dal vivo, corrisponde a quel che si dice di chi la musica la mastica davvero: meglio così che su disco. Il supporto "fonico" a quelli come lui non sempre rende giustizia, a meno che non sia registrato al top da un'abile produzione a coglierne l'atmosfera e gli umori del contesto, meglio ancora se "analogico" e "downhome". Non a caso uno studioso dei luoghi sacri del blues in Mississippi come Steve Cheseborough (Blues Traveling. The Holy Sites of Delta Blues, University Press of Mississippi) ha dichiarato proprio come dentro a quei posti vi sia davvero qualcosa di magico, del tipo che "quando mi siedo e suono Catfish Blues e Kindhearted Woman in Mississippi.." - dice - "..suonano meglio rispetto a quando le suono a New York o in Arizona".

Dev'essere a qualcosa del genere che hanno pensato anche i North Mississippi All Stars, se il fratello Cody Dickinson ha poi deciso con gli altri di ospitarlo dalla vecchia Europa a Coldwater, Mississippi, e produrgli il nuovo The Skinny. Ecco allora che quel diavolo di Siegal si ritrova nel posto giusto al momento giusto, oseremmo dire, e cioè un agosto 2010 allo Zebra Ranch (lo studio di Coldwater, Mississippi fondato da papà Jim Dickinson) dei fratelli, a Nord del Magnolia State, neanche fosse uno di casa. Ed ecco perché all'occasione si presentano pure eredi Burnside & Kimbrough (papà Robert Lee e David "Junior" sono ormai tra i "grandi" padri del Blues, di questo blues) e con l'alternanza di Cody alla batteria col figlio di Bobby Blue Bland (Rodd), il basso di Garry Burnside e l'altra chitarra di Robert Kimbrough, formano gli Youngest Sons. Il resto è il sound di cui sopra, quello che anche su disco (e stavolta è una di quelle) rende merito a mr. Ian, nato Berry, 1971, profondo Sud ..dell'Inghilterra.

Che si conservi, nemmeno lui lontano da un cliché di "maledettismo", ma di certo troppo "young" per una voce così satura di bourbon, whisky o che si voglia beer. Chiaro (come l'acquavite..) quando approccia la title-track, incedere pastoso come l'acque fangose, e una partecipazione persino di Alvin Youngblood Hart all'altra chitarra. Poi salta fuori come special guest anche Andre Turner per quel suono che, ancestrale, riprende il flauto di legno di nonno Othar e in Devil's In The Detail, un richiamo ritmico tribale da una triangolazione che, in questi casi, tra Europa, Africa e America, riscatta uno storico e drammatico passato. Il vortice gorgogliante della washboard elettrificata di Cody trasforma il blues di Stud Spider in un moderno funky e dalla Picnic Jam (a firma Burnside) a Natch'L Low (Coolin' Board) più nera che mai, Ian Siegal con gli Youngest Sons se ne esce veramente come un rinato e ululante lupo mannaro inglese a Tate County, USA.
(Matteo Fratti)

www.iansiegal.com
www.nugenerecords.com


   


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