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Shortcuts #14: Surrender Hill; The Roseline; Houndmouth; 49 Winchester
  a cura della redazione di RH


 

|| Surrender Hill ||
Wild Country
[Surrender Hill 2026]

Sulla rete: surrenderhill.com

File Under: country-rock duo

La coppia artistica dei Surrender Hill si è formata ufficialmente nel 2014, dopo essersi conosciuti in tour: Robin Dean Salmon, origini sudafricane ma cresciuto in Texas, Afton Seekins, nata in Alaska e poi trasferitasi in Arizona e a New York, dove per anni ha fatto la ballerina e la coreografa, da allora hanno pubblicato sette album indipendenti, compreso l’ultimo arrivato, Wild Country, quindici brani che offrono un country rock melodico con influenze soul, pop e genericamente Americana sulla scia di altre affermate realtà (saltano alla mente soprattutto Buddy & Julie Miller… Con le debite distanze, sia chiaro). Le sensibilità vocali dei due si alternano tra momenti più tradizionalisti come la title track o Witness, guidate dal suono del violino, l’acustica The Feeling of You, una Girl in Abilene dai profumi texani, e altri più elettrici e robusti che muovono da tentazioni pop e sensazioni rock da strada maestra, come Dancing with the Woman I Love e Are You Thinking of Me. Il songwriting è romantico, spesso autobiografico e anche parecchio stereotipato, ma gli ottimi musicisti coinvolti in sessione garantiscono quanto meno qualità alla produzione.


 
              


|| The Roseline ||
86 Gumption
[RPH records 2026]

Sulla rete: theroseline.bandcamp.com

File Under: alternative-country

 

Sestetto di Lawrence, Kansas, The Roseline sono in circolazione da almeno vent’anni, sempre attivi in quel sottobosco fatto di rock provinciale e alternative country che li ha visti maturare nel tempo sotto la guida della voce e del sonwgriting di Colin Halliburton, leader storico della formazione, fino a farsi apprezzare più in Inghilterra che in madre patria. Li abbiamo presentati in più occasioni in passato, apprezzandone le qualità melodiche, un po’ sulla scia dei maestri Jayhawks, e le capacità di tenere insieme linguaggi musicali che spaziano dall’indie rock al country folk all’heartland rock. 86 Gumption segue questo percorso senza grossi sbalzi di umore o cambiamenti significativi: Heart of Oak, Wet Black Fin, la brillante North Sea Views sono episodi che definiscono ulteriormente il loro campo stilistico, che qui sfonda anche in direzione di certo pop rock anni Ottanta (il riff alla Police di Balance of Beauty) e si ricorda comunque di onorare le radici (Tooth and Claw). La caratteristica migliore della musica dei Roseline sembra essere la sobrietà, sebbene il risvolto della medaglia è un palpabile anonimato.


 

              



 

|| Houndmouth ||
Lordy
[Dualtone 2026]

Sulla rete: houndmouth.com

File Under: americana, indie-folk

Lasciati definitivamente per strada i sogni di gloria che circondarono la band agli esordi, quel piccolo exploit con From the Hills Below the City per la Rough Trade che sembrava collocarli tra le next big thing dell’Americana, Houndmouth oggi sono soprattutto il viatico per le canzoni di impostazione intimista e folkeggiante di Matt Myers, unico superstite della prima era. Lordy riprende il discorso interrotto nel 2021 con il positivo ritorno ai suoni acustici e all’amore per The Band di Good for You. La conferma arriva non solo dal nome dell’etichetta, sempre Dualtone, ma anche dalla produzione di Brad Cook, che porta in studio qualche ospite di prestigio come Iron&Wine e MJ Lenderman. Per il resto Myers, che nella stesura dei brani si avvale soprattutto della collaborazione del pianista Caleb Hickman, resta sospeso in quella terra di mezzo tra un indie folk introspettivo (Battery, Holy Moses), che nei passaggi elettrici (Hard Being Lovers, Lordy) sembra sfiorare anche i palpiti rock dei Big Thief, e un più languido alternative country in Never Gonna Die e Rodeo, cullata da una docile pedal steel.


 
              


|| 49 Winchester ||
Change of Plans
[New West/UMG 2026]

Sulla rete: 49winchester.com

File Under: southern rock

 

Pubblicato in tarda primavera, Change of Plans è il sesto album di studio della band di Castlewood, Virginia, ormai una delle formazioni più affermate del circuito americano, quello che si muove al confine tra southern rock e radici country, portando avanti la fiaccola del cosiddetto movimento 'Red Dirt'. Disco della maturità, che spesso vuol dire anche abbandono delle origini più ruspanti del gruppo, l’album mette al centro i temi della famiglia e delle responsabilità e lo fa puntando sulla produzione più rock e di impronta mainstream del quotato Dave Cobb. Il sestetto guidato dalla voce dall’impasto country soul di Isaac Gibson ha inciso a Savannah, Georgia, uscendo un po’ dalla sua “comfort zone”, per cercare forse il passo decisivo verso l’affermazione su vasta scala. Il risultato appare modesto e mediamente votato al compromesso: l’ennesima cover di Changes (Black sabbath) non incanta, qualche sprazzo roots si affaccia (Oh Savannah, il risaputo honky tonk di Brigin’ Home the Bacon), ma per lo più si viaggia sulle coordinate di un country rock standardizzato che nel finale di Heavy Chevy pare avvicinarsi pericolosamente ai Nickelback.


 

info@rootshighway.it