C’è
qualcosa di magico nella musica di Courtney Marie Andrews, che
affascina e che spinge a volerla ascoltare ancora e ancora. E quando c’è
la magia, non è mai un solo elemento a regalarla, ma un insieme di fattori
che concorrono a crearla. La voce incantevole di questa cantautrice originaria
di Phoenix (Arizona) è senza dubbio ciò che risulta evidente già al primo
ascolto ma, grazie all’aiuto del co-produttore Jerry Bernhardt, anche
gli arrangiamenti - funzionali a darle il giusto background senza mai
eccedere - contribuiscono fortemente a raggiungere l’obiettivo. Non sono
da meno, per la verità, neanche le melodie semplici e sinuose, eppure
mai banali, nonché i testi che profumano di intimità ad ogni verso.
Questa in estrema sintesi la descrizione del mondo artistico di Courtney
Marie, che in qualche modo anticipa il giudizio più che positivo su questo
nuovo lavoro, intitolato Valentine e pubblicato in questi
giorni di gennaio a quasi un lustro di distanza dal precedente.
Un disco di dieci splendidi episodi in stile Americana con una forte declinazione
folk, ma che in alcuni passaggi svaria piacevolmente un po’ su tutto il
fronte del genere che, come noto, ha diramazioni molto ampie.
Il brano che apre l’album, Pendulum Swing,
col suono di pianoforte e percussioni, è una ballata e, in quanto tale,
è un'ottima portabandiera visto che il mood rappresenta al meglio quello
che seguirà. Il testo descrive sostanzialmente il pensiero della Andrews
su ciò che si attende dal proprio partner, vale a dire qualcuno che sappia
tenere sempre accesa la fiamma dando alla relazione il giusto “movimento”
per evitare che scatti la noia e la monotonia, ma soprattutto che sia
ben consapevole che ogni rapporto può finire e non si deve dare per scontato.
Keeper, che ha un ritmo leggermente
più mid-tempo, è a mio avviso complementare alla canzone precedente, rivelandoci
il mondo interiore dell’autrice che sostanzialmente si domanda fino a
che punto sia capace di trasmettere sicurezza affettiva al proprio compagno
con gesti d’amore quotidiani concreti. Forse il pezzo più importante di
Valentine.
Mentre Outsider è lenta e avvolgente, lasciando il segno per il
suo calore, Everyone Wants To Fill Like You Do
- impreziosita nel finale da un bell’assolo di chitarra elettrica - profuma
di tradizione e di instant classic, tanto da ricordare facilmente uno
dei punti di riferimento più chiari di Courtney Marie Andrews, vale a
dire la mitica Emmylou Harris. Only The Best Baby prosegue invece
il percorso dei brani iniziali, esplorando in chiave confessionale la
totale disponibilità a donarsi all’altro senza riserve, là dove Hangman
chiude in bellezza portando al culmine il discorso, prevalente nel disco,
sulla vulnerabilità e la sincerità dei rapporti.
Chiudo evidenziando che se il buongiorno si vede dal mattino, questo 2026
è iniziato con ottime prospettive, grazie ad un'artista che ormai non
è più solo una semplice promessa e che, per fortuna, riuscirò ad ascoltare
dal vivo nel suo intimo showcase di marzo all’Ancienne Belgique di Bruxelles.