The Lost Weekend
From Shine Till Rust
[Mummy Bullet Records 2015]


File Under: dusty rock

www.lostweekend.it

di Fabio Cerbone

Tra la via Emilia e il West, diceva qualcuno un tempo, tra Ferrara e l'Arizona, come indica il loro profilo biografico su facebook, The Lost Weekend non nascondono ispirazioni e ascendenze, tra un rock'n'roll dall'animo garage e visioni desertiche, chitarre avvolte in trame fuzz e crudo linguaggio blues, un credo musicale che sembra a volte tenersi in equilibrio precario tra i riff di Keith Richards e la ruggine dei Mudhoney. From Shine Till Rust raccoglie letteralmente i pezzi dopo una creazione sofferta, che ha costretto la band a interrompere le incisioni presso il locale Barioland in seguito al terremoto del 2012. Completato con tenacia il lavoro di produzione insieme a Michele Anelli (Groovers), l'album una sintesi di cinque anni di vita del gruppo, con pregi e difetti di una scaletta molto ricca, di brani che lasciano le briglie sciolte, spesso superando i sei/ sette minuti e mettendo in risalto la natura volutamente grezza del sound, orientato alla jam chitarristica, a far stridere amplificatori e voci. I piedi sono ben saldi nella tradizione che idealmente va dagli Stones pi febbricitanti degli anni Settanta al Neil Young in combutta con i Crazy Horse (la cavalcata di For a While ne testimone), per approdare a tutta la scuola del Paisley Underground, nel cantato "scorretto" di Paolo Roncati che ricorda il buon Dan Stuart e nel dispiegamento di chitarre che staziona fra gli stessi Green on Red in versione country alcolica (Hard Life in 2015) e persino qualche reminiscenza dal sapore grunge (Steelyard Blues). D'altronde il nome non crediamo se lo siano scelti a caso, quel Lost Weeekend che evoca un indimenticato b-record degli anni 80, l'avventura Danny&Dusty firmata dalla coppia Steve Wynn-Dan Stuart, e pure un brano dei Wall of Voodoo di Stan Ridgway. E proprio sulle tracce di quella stagione musicale di culto si muovono You're The Only One, la desolazione di ballate quali The Road e Cherry Red Sofa, alternate a scoppi garage rock che portano i titoli di My Sweet Lady e If You're Gonna Tell Me Something Tell me Now!


 


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