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inserito 30/08/2010


Elton Junk -
 Loophole  [Forears/ Family Affair  2010]
 
Johnnie Selfish & The Worried Men Band-
Committed  [JS&WMB  2010]

Ci occupiamo raramente della scena indie rock italiana in senso stretto, ma sappiamo bene quanto la realtà sia sempre molto vivace e nelle stagioni più recenti spesso allineata ad una qualità ed un gusto che cominciano a reclamare un posto a livello internazionale. C'è da operare certamente una forte scrematura, ma dal mucchio affiorano alcune opere che hanno il coraggio di trovare una mediazione fra chiare influenze americane e una via del tutto personale. I senesi Elton Junk rientrano in questa categoria, se non altro per l'intento (e forse anche segnale di un possibile sviluppo futuro) di gettare nella mischia di Loophole alcuni brani scritti e cantati in italiano, tra cui emergono in tutta la loro grazia indie pop l'apertura con Al Fiume e l'eterea Ieri ho mangiato la strada, a formare un trittico con la più sperimentale Del miele in chiusura di disco, avvolta da beat elettronici. Peccato siano solamente un assaggio, poichè lasciano presagire una capacità non indifferente di tradurre certo rock indolente e alternativo verso un'idea più classica di forma canzone. Non è tuttavia da sottovalutare il resto del lavoro, svolto con il produttore Daniele Landi per Forears, proseguendo il cammino inaugurato con Because of Terrible Tiger nel 2007: l'esperienza ormai quasi decennale del trio (l'esordio nel 2002) si evidenzia lungo un percorso di rock chitarristico sghembo e tuttavia mai distante dalla ricerca della melodia. Le tonalità sono quelle di un indie rock che dai chiari influssi new wave sembra raggiungere la modernità a tutto tondo dei Wilco più sfuggenti: la liquida All Along the Horizon si contrappone alla più scalpitante title track, viaggiando fra le dinamiche rapide e imprevedibili di Lost e Particular skills, abbracciando anche una sorta di psichedelia rallentata e rarefatta in Summer, che riporta all'esperienza di certo post rock anni '90. Le sfumature che le diverse e appropriate collaborazioni (fra gli ospiti anche membri degli Stoop, altra interessante realtà italiana assai affine per ispirazione) permettono agli Elton Junk - con sezione fiati, violino e synth - di aumentare le gradazioni di un disco che va scoperto a piccole dosi, sempre rivelatore di nuove sfumature. (  7)
(Fabio Cerbone)

www.eltonjunk.net

www.myspace.com/eltonjunk

Si torna alla tradizione con una via tutta italiana alle radici dell'american music, la quale passa anche attraverso gruppi come Johnnie Selfish & The Worried Men Band, quartetto milanese chiaramente ispiratosi alla memoria country più rurale, a certo old time che incrocia le strade del blues e del bluegrass. Anima bianca e nera dunque per questi ragazzi innamorati persi di un immaginario e che pure sanno trasformarlo in qualcosa di personale, soprattutto nei testi, trasferendo l'universalità di alcuni temi della folk music dentro il mondo che li circonda: ecco allora Song for the Working Class ad aprire le danze, o ancora titoli come Dignity, Love & Revolution, No Preachers, con palesi omaggi e citazioni fra le righe al nume tutelare Johnny Cash (da dove altrimenti un titolo quale Burn, Burn, Burn?). Nascono nel 2007 a Milano e si muovono tra festival e collaborazioni con il sempre vivace mondo blues italiano (al nuovo disco collaborano tra gli altri Max De bernardi, Mauro Ferrarese, ovvero due tra i migliori interpreti del verbo country blues dalle nbostre parti, oltra alla bella voce di Veronica Sbergia), fino ad approdare al famoso Rock Contest, storico concorso per band emergenti in quel di Firenze dove Johnnie Selfish e compagni si fanno notare. L'esordio nel 2008 con l'autorpodotto Jungle Rules, anticamenra per una ricca attività dal vivo, tanto che Committed sembra certificare una certa sicurezza acquisita dalla band: il sound è rigorosamente acustico, tradizionalissimo in questo senso e molto vicino al cuore di un'America ormai perduta. Luca Bistrattin alle chitarre acustiche e banjo, Lorenzo Trentin all'elettrica e all'armonica, Alessandro Spanò al basso accompaganano Johnnie Selfish con generosità e buone intenzioni: le ingenuità del caso, qualche possibile miglioramento nel canto e nella stesura dei brani sono tutti dettagli che potranno essere aggiustati strada facendo, piace comunque l'attitudine e anche un poco di audacia nell'infilare nella scaletta una versione old time di About a Girl dei Nirvana o di ripassare un classico come Worried Man Blues, quasi dovuto visto il nome del gruppo. Le partecipazioni di Diego Portron alla lap steel e Andrea Spanò al banjo e washboard arrichiscono un suono solo in apparenza scarno, in realtà guizzante e gradevole: occorre adesso provare ad insistere con più carattere e meno soggezione verso i modelli di riferimento.
(  6.5)
(Fabio Cerbone)

www.myspace.com/johnnieselfish