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Marco Corrao
Storto
[MRM/ IRD 2016]

marcocorrao.jimdo.com

File Under: cantautorato blues

di Domenico Grio (24/09/2016)

Di Marco Corrao avevamo già parlato in occasione dell'uscita del suo precedente disco e ci eravamo trovati di fronte ad una bella raccolta di canzoni del tutto coerente con la sua storia musicale, impregnata di blues in molte delle sue declinazioni. Con questo nuovo lavoro il chitarrista di Capo d'Orlando mischia completamente le carte in tavola e spiazza davvero tutti con un album cantautorale, che per lo più sembra narrare storie e personaggi del sud della nostra penisola. Colpisce innanzitutto, sin dal titolo, la scelta linguistica, il consapevole tentativo di elaborare liriche in un italiano in grado di sostituire efficacemente i ritmi ed i colori del dialetto siculo, possibile naturale approdo espressivo di buona parte dei brani del disco. "Storto" non è uguale a "Stortu", non suona allo stesso modo e non ha certo la stessa forza evocativa ma, al contempo, amplia il panorama dei significati e rende, per forza di cose, maggiormente fruibile e lineare la materia.

Del resto non ci troviamo di fronte ad un album folk, nel senso ortodosso del termine, tutt'altro. Ci sono certamente marcati elementi della tradizione popolare (Marta, brano d'apertura, ha i suoni ed il calore della Trinacria) ma i richiami più forti sono alla nostra musica d'autore, non certo scevra dalle influenze della cultura statunitense e, in tal senso, il disco finisce piuttosto per tradire le vere origini artistiche di Marco, assecondando il suo gusto mainstream, il suo approccio rurale, la propria innata sensibilità blues. Così nella riuscitissima Blue Bistrot si intrecciano atmosfere patinate e retrò ed un fingerpicking rootsy di pregevole livello, nella divertente Domenica del Villaggio si viaggia su veloci impasti chitarristici in salsa bluegrass, mentre in Zucca Vuota il country-blues si arricchisce di una fisarmonica che ci spinge, in maniera molto sobria, fino in Louisiana. Molto significativa è poi la scelta dell'unica cover dell'album. A Pittima è un brano di Fabrizio De Andrè, tratto da Creuza de Ma, disco interamente cantato in genovese. Il fatto che Marco abbia deciso di farlo proprio e tradurlo in siciliano, ci conferma che in questo Storto la ricerca linguistica assume un aspetto per nulla secondario e che nessun aspirante cantastorie nostrano può permettersi il lusso di lasciare da parte Faber, il cui spirito, prima o poi, andrà a chiedere conto dei debiti, proprio come l'esattore di A Pittima.

Comunque, al di là delle disquisizioni stilistiche, ragioniamo in ordine ad un lavoro maturo, certamente riuscito, in cui emergono soprattutto le composizioni (tutte originali, eccetto ovviamente il citato omaggio a De Andrè), ben scritte, ben suonate e ben cantante (a dire il vero, ci lascia un pò perplessi solo Le Tue Bellissime Rughe che, a nostro parere, non riesce a trovare la giusta quadratura tra testo e musica). Marco, rispetto al recente passato, compie un ulteriore balzo in avanti, aprendo un nuovo capitolo della propria vita artistica, caratterizzata sempre e comunque da una felice intraprendenza e da quel sano pragmatismo, ereditato certamente dai suoi recenti trascorsi musicali. E questa assenza di orpelli la si nota anche nella fase di produzione del disco. La scelta del "fai da te" appare, infatti, in linea con il personaggio e senza dubbio coraggiosa anche se, ad onor del vero, può risultare vincente per un verso e penalizzante per l'altro.

E' certo che l'album in tal modo finisce per acquistare in freschezza ed autenticità, è sicuro che sono la qualità complessiva delle composizioni e le doti interpretative a fare la differenza ma se, oltre ad essere un disco di ottime canzoni, fosse stato anche un disco di più incisiva ricerca sonora, è possibile immaginare un risultato persino eclatante. A prescindere dal fatto che tutto è perfettibile (ci mancherebbe altro!), noi dubbi sul valore di Marco non ne abbiamo e siamo certi che la sua carriera, appena prepotentemente sbocciata, è destinata a lasciare vivide e pregevoli tracce.