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Made in Italy   cose di casa nostra

 

Verily So
Islands
[W//M Records/V4V Records 2014]


File under: Darkest things are not the hidden ones

di Nicola Gervasini

Lei disse: "Trova la tua via. Ma per lui era impossibile riuscirci in un giorno di pioggia. E' tutta in quel piccolo romanzo di esistenzialismo indie che è il brano Never Come Back l'essenza della musica dei toscani Verily So, trio che ritroviamo su queste pagine a tre anni dal loro già convincente esordio. E' il senso malinconico della solitudine e dell'incomunicabilità che ci rende tutti simili a piccole isole, espressa quasi come se fosse il tema di un concept-album nelle poche ermetiche parole che compongono i testi di queste otto canzoni. Che sono costruite con semplici impressioni notturne (Ode To The Night) di un senso di vuoto (Nothing In The Middle) e di gelo (Cold Hours) portato alle estreme conseguenze (Sudden Death). Il trio di Cecina è decisamente dark nell'animo, ma pur sempre figlio di una scuola classica che dai Velvet Underground passa attraverso il paisley underground degli anni ottanta e allo shoegaze alla My Bloody Valentine, per arrivare ai Walkabouts (il gioco di voci tra il chitarrista Simone Stefanini e la batterista-cantante Marialaura Specchia li ricorda molto) e una certa indole da slow-indie-band alla Yo La Tengo. Bei suoni (la lunga e elaborata Islands), qualche intelligente variazione sul tema (la piano-song Not At All) e anche qualche cavalcata rock (il bel singolo To Behold, con il pulsante drumming della Specchia in evidenza e un bel video creato con immagini tratte dall'horror-cult Carnival Of Souls di Herk Harvey del 1962) confermano i Verily So come una delle realtà più in crescita dei bassifondi italiani. Che oltretutto avrebbe tutte le carte in regola per essere apprezzata anche oltre i nostri confini, se solo trovassero il modo di farsi sentire.

www.facebook.com/verilyso


Pulin and The Little Mice
Hard Times Come Again No More
[Pulin & The Little Mice 2014]


File under: old time, roots music

di Fabio Cerbone

C'è modo e modo di affrontare il grande, periglioso mare della tradizione, e quello dei liguri Pulin and The Little Mice è uno dei più sinceri e freschi che sia capitato di sentire di recente, quanto meno fra quelle giovani leve italiane che da tempo stanno appropriandosi con affetto dei suoni roots. Piace l'approccio del loro esordio Hard Times Come Again No More (dall'omonimo classico di Stephen Foster, quello di Oh Susanna) perché pur conservando una chiara dipendenza dal folklore americano (e dalla lezione di band come Old Crow Medicine Show), insomma dall'incontro delle radici bianche e nere del blues e del country, le affronta senza ossequiose riproposizioni, ma "sporcandole" con influssi lontani degli immigrati europei, incastrando una coda di sea shanties del folk inglese o una giga di irish music, persino piccoli sprazzi di canzone popolare autoctona e francese dentro i vari traditional che vengono riletti nella scaletta del disco. Sono in quattro (Marco Crea, Marco Poggio, Matteo Profetto, Giorgio Profetto) maneggiano strumenti "antichi" e fuori del tempo, tra chitarre acustiche (rigorosamente Martin, come indicato nelle note, e certi dettagli sono importanti), ukulele, armoniche, tin whistles e un armamentario di percussioni che mischiano washboard, cucchiai e bodhran per ricreare le atmosfere di cui sopra. L'effetto è forse naif, certamente rustico come si conviene ad una orchestrina da strada, ma di grande profondità: non potrebbero altrimenti passare indenni dalle riletture di St. James Infirmary, Goodnight Irene o dall'iniziale Ain't No Grave Gonna hold My Body Down (miscelata alla brezza irlandese di The Old Maid of Galway). E invece l'esame è passato a pieni voti, anche per l'utilizzo delle voci, spesso tenere e fuori dai canoni più crudi del roots americano. Se dovessimo proprio muovere un piccolo appunto per il futuro dei Pulin and The Little Mice è proprio nell'allenamento delle voci soliste, che in episodi quali Hard Travelin' o Deep Ellum Blues avvrebbero bisogno di maggiore convinzione. Un dettaglio, per un'altra giovane band alla ricerca del passato sena timori reverenziali.

www.facebook.com/pages/Pulin-and-the-Little-Mice




Verily So - To Behold


Pulin and the Little Mice - St James Infirmary Blues