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T-Roosters
Dirty Again
[T-Roosters 2015]

www.t-roosters.com

File Under: blues e dintorni

di Pie Cantoni (24/02/2015)


Giornata nuvolosa, 110 millibar, direbbe qualcuno. Una di quelle giornate in cui la pianura padana assomiglia pi allo Saskatchewan che non a quella distesa di cemento e logistiche che in realt. In un pomeriggio ozioso dunque mi capita la fortuna di ascoltare buona musica italiana da recensire (and havin' fun doin' it). Ecco quindi la nuova fatica dei T- Roosters, intitolata Dirty Again. Il quintetto milanese composto da Tiziano Galli, chitarre e voce, Giancarlo Cova, batterie e percussioni, Andrea Quaglia, basso e contrabbasso e cori, Davide Spagnuolo, pianoforte e tastiere avariate (stando a quanto dichiarato), Marcus Tondo, armoniche e cori. Si tratta del secondo sforzo discografico dopo l'esordio di "No Monkey but The Blues".

Il disco apre con un "muscoloso" In My Black Soul, voce filtrata, chitarra crunch e alla fine, surprise surprise, un bel violoncello che mi fa alzare un sopracciglio e lanciare un pensiero a Jack Bruce e alla sua "As you said". Ciao Jack, ovunque sei. Goddes Of Blue Rains, ritmo incalzante, armonica come se piovesse e un bel riff di chitarra alla ZZ Top, rendono la canzone scorrevole (anche se la voce non sempre all'altezza). Playin'Alone Blues, con forti influenze psichedeliche, armoniche riverberate e chitarre con flanger (o univibe che sia) danno al pezzo una marcia in pi e lo rendono forse il pezzo pi interessante del disco. Finale cacofonico con violoncello, tromba, chitarre effettate. Non manca l'esplosione finale alla George Martin per rendere il tutto ancora pi caotico, ma comunque d'effetto. Title track del precedente album, No Monkey But The Blues, con chitarre squillanti e percussioni in sordina, ottimo cambio di direzione del disco verso toni pi soft. One Of These Days, cover di Pittman, l'unico pezzo non originale ma una bella prestazione e si inserisce bene nel sound del gruppo. Blues In My Bones ha un bell'incedere da Blues anteguerra, mentre Miss Bella (Please Dont'Cry), ci farebbe aspettare un hidee-hidee-hidee-hi talmente swingata, con tanto di tromba muta, ma forse per rispetto a Cab Calloway i T-Roosters si trattengono.

All That You Clean
dà il titolo all'album ("all that you clean sooner or later become dirty again) suonata molto bene, ma niente di nuovo e i cori non convincono, mentre Operating Instruction (To join The Gang) è un classico swing con ineccepibile performance della band, anche se passa senza lasciare grandi tracce (bello per l'assolo di chitarra acustica, alla Pride and Joy). Tapoo Blues, latrati alla Howlin' Wolf in apertura e approccio lo-fi che ricorda lo stile grezzo di Seasick Steve, sulla chitarra slide di Tiziano Galli. Every Damn Days - insieme a In Your Room This Morning - rientra in quello che una mia conoscenza molto schietta definirebbe "blues pals", con inflessione lodigiana. Anche se in entrambe le tracce, nonostante non dicano niente di nuovo, ci sono chitarre molto apprezzabili (Albert King style), fiati, organi e atmosfere che virano al soul e che rendono entrambi i pezzi piacevoli. Daylight chiude il disco con un ritmo festaiolo e cori da pic-nic jam sulle rive del Mississippi. (Se qualcuno ha poi la pazienza c' anche una ghost track, ma ormai, nei tempi di mp3, spotify e youtube, chi ce l'ha pi?)

In conclusione, che altro dire se non che gli italiani il Blues lo sanno suonare, questo fin troppo chiaro ormai, ma sono pochi quelli che sanno innovare. O per dirla alla Stendhal "uno dei caratteri del genio quello di non seguire il solco tracciato dal volgo". Questa bella prova dei T-Roosters va verso il nuovo, nonostante alcuni clich dai quali non sempre facile sfuggire. Ad ogni modo, bravi ragazzi, stay foolish stay bluesy!