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Stefano Galli
Focus
 
[Stefano Galli  2014]


File Under: Italian guitar-hero

di Nicola Gervasini (13/12/2014)

La figura del guitar-hero blues alla Stevie Ray Vaughan non è più particolarmente di moda di questi tempi, anche se in Italia continua ad esistere una folta schiera di buoni manici (dimenticandone tanti, mi vengono subito in mente Paolo Bonfanti, J Sintoni, Francesco Piu) che, bene o male, riescono a fornire sempre concerti indiavolati e produzioni discografiche comunque interessanti. Sarà per questo che anche Stefano Galli, chitarrista blues di scuola elettrica, ha azzardato con Focus (è il suo secondo album dopo Play It Loud! del 2013) una sorta di piccolo bigino di musica americana, travalicando spesso e volentieri gli schemi del blues. Il suo tocco resta quello che può ricordare un Kenny Wayne Shepherd, per dare un riferimento preciso (in Lonely Day lo ricorda parecchio), ma sono le canzoni che invece spaziano nei generi toccando il semplice heartland-rock da fm americana della title-track, il roots acustico di If I Lived, il momento romantico-riflessivo di Catherine, la black music di Price, il quasi country di I Can't Stand You Anymore, il finale bluegrass di Vesta Light. A volte magari la voce non è quella giusta (la cover di Bring It On Home To Me di Sam Cooke è azzeccata nel pathos, ma avrebbe necessitato ben altra potenza vocale), e ovviamente quando torna nel recinto del blues lo si sente sempre più a suo agio (Jealous, e lo strumentale Funny Slide). Visto che è solo il secondo disco possiamo anche pensare che ci siano ancora margini di miglioramento, ma il disco è ben registrato e diverte, e soprattutto il focus, inteso come obiettivo, è già quello giusto: è solo sperimentando stili che prima o poi se ne creerà uno proprio. Da seguire.

it-it.facebook.com/stefanogalliband


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On the Road Quartet
N.O. Dreaming
 
[On the Road Quartet  2014]


File Under: blues & swamp

di Fabio Cerbone (13/12/2014)

Oltre le note del blues elettrico, sconfinando nei territori della Lousiana (e il titolo ha un riferimento che non mente...), così come in quelli del pub rock più operaio e persino lasciandosi contagiare da solari ritmi in levare, la proposta dell'On The Road Quartet nasce sotto buoni auspici. Innanzi tutto stiamo parlando di quattro musiisti di solida esperienza, tra cui spicca la voce e il principale autore Davide Speranza, armonica da funambolo, già avvistato al fianco di Francesco Piu (che oggi restituisce il favore come ospite nell'apertura scopiettante di Zydeco Zydeco). Al suo fianco la chitarra di lungo corso di Gianni Di Ruvo, il basso di Claudio De Palo e la batteria di Angelo Farolli, quartetto che si apre alle collaboraizoni importanti della nuova crema blues italiana, tra cui Veronica Sbergia, Heggy Vezzano, Daniele Tenca e il citato Piu. L'eclettismo, sottolineato anche da queste ultime presenze, è la chiave di lettura del disco, che spazia nelle atmosfere un po' zigane di Brand New Ray, bel tour de force per l'armonica di Speranza, e in una singolare versione in chiave southern rock blues di All Apologies dei Nirvana (che nella "follia" dello strano accostamento funziona, credetemi). Un promettente esordio, grezzo al punto giusto, forse ancora incentrato sull'energia live della band (nata nel 2012) e quindi aperto anche a strumentali e jam di studio non sempre essenziali. Colpiscono nel segno però gli episodi più ruvidi e dallo spirito rock'n'roll: Talk to Me, infiltrata da una ritmica ska, ricorda i tempi migliori dei Dr. Feelgood, e su questa falsariga marciano convinte anche Lucy, Johnny Plays Guitar (con la chitarra di Leo Ghirindelli) e il finale di Ambulance.

it-it.facebook.com/Ontheroadquartet