Elton Junk - Loophole
[Forears/ Family Affair 2010]
Johnnie Selfish & The Worried Men Band- Committed
[JS&WMB
2010]
Ci occupiamo raramente della scena indie rock italiana in
senso stretto, ma sappiamo bene quanto la realtà sia sempre
molto vivace e nelle stagioni più recenti spesso allineata
ad una qualità ed un gusto che cominciano a reclamare un
posto a livello internazionale. C'è da operare certamente
una forte scrematura, ma dal mucchio affiorano alcune opere
che hanno il coraggio di trovare una mediazione fra chiare
influenze americane e una via del tutto personale. I senesi
Elton Junk rientrano in questa categoria, se non
altro per l'intento (e forse anche segnale di un possibile
sviluppo futuro) di gettare nella mischia di Loophole
alcuni brani scritti e cantati in italiano, tra cui emergono
in tutta la loro grazia indie pop l'apertura con Al
Fiume e l'eterea Ieri
ho mangiato la strada, a formare un trittico
con la più sperimentale Del miele
in chiusura di disco, avvolta da beat elettronici.
Peccato siano solamente un assaggio, poichè lasciano
presagire una capacità non indifferente di tradurre certo
rock indolente e alternativo verso un'idea più classica
di forma canzone. Non è tuttavia da sottovalutare il resto
del lavoro, svolto con il produttore Daniele Landi per Forears,
proseguendo il cammino inaugurato con Because of Terrible
Tiger nel 2007: l'esperienza ormai quasi decennale del trio
(l'esordio nel 2002) si evidenzia lungo un percorso di rock
chitarristico sghembo e tuttavia mai distante dalla ricerca
della melodia. Le tonalità sono quelle di un indie rock
che dai chiari influssi new wave sembra raggiungere la modernità
a tutto tondo dei Wilco più sfuggenti: la liquida All
Along the Horizon si contrappone alla più scalpitante
title track, viaggiando fra le dinamiche rapide e imprevedibili
di Lost e Particular
skills, abbracciando anche una sorta di psichedelia
rallentata e rarefatta in Summer,
che riporta all'esperienza di certo post rock anni '90.
Le sfumature che le diverse e appropriate collaborazioni
(fra gli ospiti anche membri degli Stoop, altra interessante
realtà italiana assai affine per ispirazione) permettono
agli Elton Junk - con sezione fiati, violino e synth - di
aumentare le gradazioni di un disco che va scoperto a piccole
dosi, sempre rivelatore di nuove sfumature. (7) (Fabio Cerbone)
www.eltonjunk.net www.myspace.com/eltonjunk
Si torna alla tradizione con una via tutta italiana alle
radici dell'american music, la quale passa anche attraverso
gruppi come Johnnie Selfish & The Worried Men Band,
quartetto milanese chiaramente ispiratosi alla memoria country
più rurale, a certo old time che incrocia le strade del
blues e del bluegrass. Anima bianca e nera dunque per questi
ragazzi innamorati persi di un immaginario e che pure sanno
trasformarlo in qualcosa di personale, soprattutto nei testi,
trasferendo l'universalità di alcuni temi della folk music
dentro il mondo che li circonda: ecco allora Song
for the Working Class ad aprire le danze, o ancora
titoli come Dignity,
Love & Revolution,
No Preachers, con palesi
omaggi e citazioni fra le righe al nume tutelare Johnny
Cash (da dove altrimenti un titolo quale Burn,
Burn, Burn?). Nascono nel 2007 a Milano e si
muovono tra festival e collaborazioni con il sempre vivace
mondo blues italiano (al nuovo disco collaborano tra gli
altri Max De bernardi, Mauro Ferrarese, ovvero due tra i
migliori interpreti del verbo country blues dalle nbostre
parti, oltra alla bella voce di Veronica Sbergia), fino
ad approdare al famoso Rock Contest, storico concorso per
band emergenti in quel di Firenze dove Johnnie Selfish e
compagni si fanno notare. L'esordio nel 2008 con l'autorpodotto
Jungle Rules, anticamenra per una ricca attività dal vivo,
tanto che Committed sembra certificare una
certa sicurezza acquisita dalla band: il sound è rigorosamente
acustico, tradizionalissimo in questo senso e molto vicino
al cuore di un'America ormai perduta. Luca Bistrattin alle
chitarre acustiche e banjo, Lorenzo Trentin all'elettrica
e all'armonica, Alessandro Spanò al basso accompaganano
Johnnie Selfish con generosità e buone intenzioni: le ingenuità
del caso, qualche possibile miglioramento nel canto e nella
stesura dei brani sono tutti dettagli che potranno essere
aggiustati strada facendo, piace comunque l'attitudine e
anche un poco di audacia nell'infilare nella scaletta una
versione old time di About a Girl
dei Nirvana o di ripassare un classico come Worried
Man Blues, quasi dovuto visto il nome del gruppo.
Le partecipazioni di Diego Portron alla lap steel e Andrea
Spanò al banjo e washboard arrichiscono un suono solo in
apparenza scarno, in realtà guizzante e gradevole: occorre
adesso provare ad insistere con più carattere e meno soggezione
verso i modelli di riferimento.
(6.5) (Fabio Cerbone)
www.myspace.com/johnnieselfish