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Luca Loizzi
Canzoni quasi disperate
[Luca Loizzi 2014]

www.lucaloizzi.com

File Under: folk rock mediterraneo

di Domenico Grio (26/03/2015)


Il panorama musicale italiano è in forte fermento, sarà che la rivoluzione digitale ha reso più semplice e, relativamente, più economico pubblicare dischi, fatto sta che negli ultimi tempi stiamo assistendo ad una superproduzione di materiale nostrano. Il guaio è che di cloni di Ligabue o di aspiranti De Andrè con la capacità di scrittura di Ramazzotti non sappiamo davvero cosa farcene, così come ne abbiamo abbastanza di sedicenti musicanti che si prendono maledettamente sul serio e che credono sia sufficiente mettere nella stessa frase (con classe ed originalità inusitate, s'intende) "cuore" e "amore" o tentare, abbrancando un microfono, di spingere la curva isofonica, tra vibrati e singulti vari, sulle frequenze delle megadattere per assurgere de plano al rango inarrivabile di artista "a tutto tondo".

Ciò premesso, quando appare all'orizzonte un tipo come Luca Loizzi, la cosa assume i connotati di una vitale boccata d'ossigeno. Canzoni quasi disperate è un disco fresco, perfetto nella sua semplicità e sobrietà, connotato da autoironia, da quotidianità, da introspezione, da sapori dolce-amari, da accenti tragicomici, da uno sforzo intellettuale che non suona mai pedante, né tanto meno fine a se stesso. Musicalmente è un lavoro piuttosto intellegibile, impregnato delle sonorità della tradizione folklorica del mediterraneo, lontana però dai correlativi rigidi codici stilistici e parzialmente più vicina alle modalità espressive già definite da quegli artisti che la musica popolare hanno imparato a trattarla con nuovo slancio, contaminandola con il rock, con il funk e con i suoni di culture lontane, utilizzandola in alcuni casi come propellente per lanciare messaggi di rinnovato e fattivo impegno sociale. Per semplificare le cose, Luca Loizzi potrebbe forse rappresentare un'adeguata sintesi tra la Bandabardò meno caciarola ed il Capossela più sarcastico e Waitsiano (le latine Estate di Merda e Ti Ringrazio starebbero benissimo nelle "Canzoni a Manovella" di Vinicio).

L'aspetto più interessante poi, al di là delle disquisizioni sulle coordinate sonore, è che le undici canzoni di questa raccolta sono belle ma di un bello essenziale, di un bello che non nasce da effetti speciali, da trovate scenografiche ma dalla forza delle costruzioni melodiche e dall'originalità delle liriche. Si tratta di ritornelli facili ma non truffaldini che entrano in testa perché funzionano con le parole e perché solleticano i sentimenti e l'intelletto. Menzione speciale certamente per i testi, diretti ed originali, certamente autobiografici, colti (Canzone Filosofica è un simpatico concentrato di riferimenti ai Grandi Pensatori) e narrativi (Da Domani e Valzer Senza Nome sono un concetrato di romantica malinconia). Se il disco presenta qualche limite, questo lo si rintraccia in quei brani (Tempi Moderni) che assumono toni da combat folk (alla Modena City Ramblers, per intenderci), un po' forzati e forse fuori contesto, ma persino in questi episodi "più deboli" è bandita la banalità e lo sguardo è sempre lucido sui contenuti.

Per concludere, se è vero che per questo lavoro il riconoscimento maggiore va a Luca Loizzi, autore di tutti i brani, è giusto però menzionare i suoi compagni d'avventura Costantino Massaro (batteria), Nik Seccia (chitarre) e Angelo Verbena (contrabasso), ai quali va anche il merito di aver collaborato alla produzione (assieme allo stesso Luca e a Pier Paolo Brescia) di questo ottimo disco in cui, una volta tanto, "amore" e "cuore" non viaggiano in rima sullo stesso rigo ma funzionano e bene accoppiati a "cervello" e "talento".