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Michele Anelli & Chemako
Michele Anelli & Chemako
[Ultrasound Records 2014]

www.ultrasoundrecords.it

File Under: rock d'autore

di Fabio Cerbone (14/04/2014)


In tempi non sospetti - e anche parecchio pionieristici - i Groovers hanno solcato il terreno della canzone roots rock americana, in qualche modo anticipando o facendo strada a quella scena che oggi ci piace orgogliosamente pensare di avere in parte alimentato su queste pagine. Di quell'esperienza le canzoni e la figura di Michele Anelli hanno sempre rappresentato il punto di riferimento principale, tanto che, chiusa la storia del gruppo quattro anni fa con un progressivo mutamento nel loro sound (gli ultimi lavori avevano abbracciato una attitudine più "indie rock " in certe soluzioni), era lecito attendersi da lui una mossa nuova, che potesse ripartire da zero.

Michele Anelli & Chemako
è la risposta e pare di poter dire convincente, anche se fattibile di ulteriori aggiustamenti di rotta. Innanzi tutto perché con coraggio prova a scoprirsi con la lingua italiana (terreno comunque non inedito per Anelli, che lo aveva affrontato nelle sue nuemrose indagini sui canti di Resistenza), insidioso cambio per chi per tanto tempo ha pensato e scritto in inglese, in secondo luogo perché sancisce l'incontro artistico con il combo dei Chemako, la cui esperienza in campo rock blues e di roots music (con Fabrizio Poggi e titolari di un interessante album omonimo) tiene insieme i fili con il passato e allo stesso tempo offre una nuova chiave di lettura al repertorio di Michele Anelli. La mescolanza così di rock'n'roll tradizionalista, ballate d'autore e persino un briciolo di soul tra le righe (anche abbastanza evidente in episodi come Marylin e Resisterò) ha sortito un discreto effetto sulla musica di Anelli, il quale resta fieramente ancorato alla sua storia di lotta e di sensibilità sociale (la citata Resisterò, Uomini e Polvere, dal titolo "steinbeckiano" Sparare cantando, nel segno dell'amato Woody Guthrie, anche nell'arrangiamento folk) ma questa volta declinandola con spazi più diluiti, con uno sguardo più maturo.

L'unione con i Chemako sembra funzionare soprattutto negli episodi più riflessivi: La strada di mio padre, ad esempio, soffusa nel canto, con un interessante arrangiamento ritmico (i loop del produttore e batterista Stefano Bertolotti), così come Ballata contro il tempo, arricchita dai cori dell'amico e vecchio collaboratore nei Groovers Evasio Muraro; o ancora i riverberi chitarristici (l'ottimo Gianfranco Scala) e gli orizzonti desert rock che avvolgono Io lavoro per i tuoi sogni. Diversamente sembrano chiedere uno sforzo in più proprio quei momenti in cui torna la voglia di fare rock e di liberare l'elettricità: Vorrei vederti libera e Andare oltre appaiono forse più prevedibili per chi conosce a fondo il percorso di Anelli. Meglio semmai insistere sull'immediatezza pop di Sono sempre nei guai, avviluppata tra chitarre dalle timbriche calde e vintage (in tutto il disco, ottimamente prodotto), tanto quanto La scelta di Bianca, nel finale attraversata dal canto blues dell'ospite Lakeetra Knowles.

Attendiamo a questo punto di vedere maturare ulteriormente dal vivo queste canzoni, che appaiono come un viatico per una nuova, diversa stagione musicale di Michele Anelli.