:: Recensioni

Vai alle altre rubriche:

Consulta anche:
Il blog HighwayItaly

Ultime novità:

Stephane TV & Martiné records


Pietro De Luca & Big Fat Mama


Hernandez & Sampedro


J Sintoni


Ruben Minuto & Matteo Ringressi


W.I.N.D.

Il resto della ciurma:
The Field/ Thomas Guiducci/ Marcello Milanese/ The Running Chickens
Mojo Filter
Daniele Tenca
Lux
Andrea Van Cleef
Orchestra del Rumore Ordinato
Don Juan and The Saguaros
Alex Cambise
0039
Mad Tubes
James River Incident
Maria Olivero
Nerves & Muscles
Cheap Wine
Chiara Giacobbe
Wanna Be Startin' Something
Johnnie Selfish & The Worried Men
Dola J Chaplin
Lowlands
Matt Waldon
Staggerman/ 2Hurt/ Spaghetti Jensen
The True Blues Band/ Jaime Dolce's Innersole
Lowlands & Friends
The Churchill Outfit/ Thee Jones Bones
Tiziano Cantatore/ Roberto Scippa
Chemako/ Daniele Franchi
Giua + Corsi
Veronica Sbergia & Max De Bernardi
Rudy Rotta
John Strada & The Wild Innocents
Francesco Piu
Miami & The Groovers
Mardi Gras/ Dust/ Mama Bluegrass Band
Lino Muoio
Sulle labbra di un altro: tributo a Luigi Tenco
Cesare Carugi
Alligator Nail/ Smokey Fingers
J.C. Cinel
Frozen Farmers/ Mircanto
Daniele Tenca
Mojo Filter
Red Wine Serenaders
Marcello Milanese/ Andrea Sacchi & Paolo Terlingo
Verily So/ Desert Motel
Fabrizio Poggi & Chicken Mambo
The Bluesmen/ Le Trois Tetons/ Grace in Sand

Tiziano Mazzoni

Radio Days/ Matt Waldon
Massimo Valli
Paolo Bonfanti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
Home page
powered by FreeFind

Made in Italy   cose di casa nostra

 

Ernesto De Pascale
Seven Songs While the City Is Sleeping 
[Il Popolo del Blues 2013]


File under: pop songwriting

di Fabio Cerbone

C'è una foto che cattura immediatamente all'interno di Seven Songs While the City is Sleeping: una muraglia di vinili stipati in un'immensa libreria alle sue spalle avvolge il lavoro di Ernesto De Pascale, intento forse a uno dei suoi mille progetti. L'uomo, l'appassionato, il critico e anche il musicista era così: la sua cultura musicale sicuramente sconfinata, la curiosità intatta nello scoprire sempre nuove vie per la pop music, nella sua accezione più ampia possibile. A due anni dalla scomparsa di questo talent scout, pigmalione, critico musicale, produttore e altro ancora, la squadra di amici e collaboratori che ha lavorato fino all'ultimo con lui, soprattutto nell'avventura del Popolo del Blues (trasmissione radiofonica, marchio discografico e ufficio stampa da lui creato), ha messo insieme i pezzzi di Seven Songs While the City is Sleeping, canzoni incise tra il 2009 e l'anno successivo e mai completate da De Pascale. Le basi catturate in un pomeriggio al pianoforte, qualche primo spunto negli arrangiamenti e il resto portato a termine da Guido Melis e Giulia Nuti con la collaborazione di numerosi musicisti che negli anni hanno incorciato i loro destini con il protagonista. Il quale non è mai stato estraneo alla composizione, avendo creduto molto negli ultimi anni di vita nella stesura delle sue canzoni, fino alla prestigiosa collaborazuione con l'amico Ashley Hutchings dei Fairport Convention. Non sorprende dunque cogliere in queste sette tracce una qualità melodica fragile eppure affascinante, armonie e spunti pianistici semplici che sposano la voce sospesa, delicata di De Pascale, quasi un contrasto con la sua figura fisica, in un pop elegante che mette insieme la scuola del Brill Building e il Randy Newman più intimo. Seppure molto omogeneo e del tutto acustico, l'esito è singolare e raffinato nell'intreccio di pianoforte, chitarre acustiche e arrangiamenti per archi in Desert City of the Heart, My Way or The Highway e nella drammatica White Room, rinvenendo poi un fascinoso mood soul jazz in We Weere One con la tromba di Fabio Morgera e la seconda voce di Bobby Soul. Pubblicato e distibuito con intenti benefici (il ricavato sarà messo a disposizione di attività per la promozione dell'arte fra i giovani), Seven Songs While the City is Sleeping è il modo migliore per ricordare De Pascale e la sua entusiasta passione delle cose di musica, una figura che molti amici anche importanti evocano nelle note interne con una piccola testimonianza (tra gli altri sono raccolti i pensieri di Carlo Massarini, Renzo Arbore e Sid Griffin dei Long Ryders)

www.sevensongs.it





Fano
Tequila & Metano
[Fano 2012]


File under: backstreets

di Silvano Terranova

E' una cosa che ho detto altre volte, ma tocca ripetermi: la scena musicale toscana è, da sempre, una delle più interessanti all'interno del panorama nazionale, ma negli ultimi anni sembra davvero che abbia innescato una marcia in più. Ed il fiorentino Fano (all'anagrafe Stefano Benucci) ne è l'ennesima prova. Tequila & Metano, primo lavoro del musicista, è un disco che entra immediatamente in circolo, un autentico concentrato di rock stradaiolo suonato senza inutili fronzoli e con un occhio costantemente rivolto, per suoni e tematiche affrontate, al di là dell'oceano. L'inizio è un autentico pugno allo stomaco: accompagnata da una selva di chitarre spigolose (suonate dallo stesso Fano e dal sempre ottimo Bernardo Baglioni) e da una sezione ritmica tanto muscolosa quanto quadrata, la ruvida voce di Stefano ci introduce, con un linguaggio crudo e, se vogliamo, politicamente scorretto, nel suo mondo. "Si asciuga il naso e soffia, passa la mano sopra i jeans, ne accende un'altra ancora e poi sputa proprio lì e centra una lattina accartocciata accanto a sé" esordisce nella title track, quasi a voler mettere immediatamente in chiaro di cosa si parlerà in queste dieci canzoni, dieci storie in cui fumo ed alcool, sesso ed amore, asfalto puzzolente e case di periferia sono non soltanto dettagli o indistinti fondali messi lì per colorire le storie, ma parte integrante delle stesse. Se i primi tre pezzi (Tequila & Metano, Fenomeni appesi e Vivo) sono un ottimo biglietto da visita e ci presentano il lato più energico e squisitamente "americano" del nostro (e Vivo, in particolare, potrebbe essere un brano di Ligabue, il più americano tra i rocker "da stadio" italiani, se soltanto Ligabue fosse ancora capace di scrivere canzoni), la delicata Il clown, con quella fisarmonica ed il contributo della calda voce di Massimiliano Larocca, sposta momentaneamente al di qua dell'oceano le coordinate di riferimento del lavoro. A riportare il disco in territori più energici ci pensa Giorni migliori (titolo di springsteeniana memoria), territori percorsi anche per l'infuocata La mia tela e per Cammino lento, brano sostenuto da una ritmica potente ed impreziosito dai torridi strali chitarristici di Baglioni. Ovviamente non tutto il disco si muove in ambiti muscolosi e, nel solco della migliore tradizione rock, a fare da contrappunto a questa massa di chitarre distorte troviamo una manciata di ballads, alcune meno convincenti (Piccola bambina), altre decisamente più godibili. A quest'ultima categoria appartengono il delizioso quadretto pianistico di Amica inutile ed il brano di chiusura del disco, Notte d'agosto dal balcone di casa mia, mid tempo arricchito da un notevole lavoro alle chitarre del solito Baglioni. Intendiamoci: il Fano, con questo lavoro, non ha la pretesa di inventare nulla di nuovo né di proporre un disco che brilli particolarmente per originalità. E' solo sano, vecchio, solido e ben suonato Rock 'n' Roll. But I like it. Benvenuto Fano.

www.ilfano.it