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Francesco Piu
Live at Bloom
[Groove Company 2014]

www.francescopiu.com

File Under: blues alive

di Matteo Fratti (15/09/2014)


E' il quarto disco e il secondo "dal vero", quello licenziato dall'ormai noto chitarrista sardo a marchio Groove Company. Fresco di uscita infatti, Live at Bloom è frutto di una serata al Bloom di Mezzago: per intenderci, è il noto live-club della provincia milanese che ha visto sul suo palco innumerevoli artisti e vanta dalla sua una pubblicazione editoriale a sancirne la fama di locale storico (Sviluppi Incontrollati. Bloom Mezzago Crocevia Rock, Vololibero Ed.). Francesco ne calca le scene tra i concerti dopo il precedente Ma- Moo Tones del 2012 e in questa serata del 20 marzo 2014 incontra il favore del pubblico deviando dal consueto, imbracciando cioè per l'occasione anche un'elettrica, oltre all'immancabile strumentazione acustica elettrificata (acustica, resofonica, weissenborn). Non one-man band come spesso ama esibirsi poi, ma con una delle due spalle che furono d'appoggio nel precedente album dal vivo (all'Amigdala Theatre, 2010) e in altri spettacoli a lungo in giro: è il tribalismo di Pablo Leoni ad accompagnarlo di nuovo alla batteria e percussioni varie, offrendo un ulteriore apporto innovativo al sound che costituisce l'ossatura di questa "new big thing".

Ed è proprio la ricerca sonora, di fatto, ciò su cui si incentra il lavoro di Piu, in una continua rielaborazione che ha visto individuare punti di forza anche nell'eccellente vocalità del nostro (già con la precedente produzione ed esperienza di Ma-Moo Tones con Eric Bibb) oltre che in una tecnica sempre più resa naturale e spontanea nell'approccio alle "cose" del Blues. Proprio la dozzina di tracce ivi presenti echeggiano quindi a quell'aria di vissuto che ben si addice ai pezzi, mai fittizia ma ben amalgamata alle scelte che spaziano tra azzeccate cover proposte (Freedom di Ritchie Havens, per esempio) o brani tradizionali (Jesus Is On The Mainline) e qualcosa sempre dallo scorso lavoro in studio (Stand By Button, scritta a quattro mani con Daniele Tenca). E come l'attuale scelta estetica di fotografare in bianco e nero per chi è dietro a una fotocamera, il binomio chitarra - batteria non cade nella trappola di un modaiolo low-fi, ma si pone in scia alla sfida del limitare i mezzi lanciata dai vari Black Keys o White Stripes, per far emergere spontaneità e genuinità del suono.

Pare che Francesco Piu riesca nell'intento, evidenziando il suo ruolo di interprete del blues prima ancora che autore (a firma sua solo Down On My Knees, pure dal precedente). Sua, non una pedissequa riproposizione delle scelte in scaletta, ma la capacità di farsi "medium" e riviverle in una reinterpretazione personalizzata e ad hoc per l'occasione, le sue stesse collaborazioni e il suo stesso show esperienza a sé stante e mai meccanica, artigianale e mai in serie (si prendano ad esempio la quasi sudista Why Can't We Live Together o la stessa Motherless Child, su tutte). Live raffinato, energico e godibile.