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Jimmy Ragazzon
SongBag
[Ultra Sound 2016]

www.ultrasoundrecords.it

File Under: acoustic country&roots

di Fabio Cerbone (30/11/2016)

La valigia di Jimmy Ragazzon contiene quasi quarant'anni di passione per la musica e la strada, per un immaginario fatto di poesia folk e rivoluzione rock, e non a caso nel centro del libretto di SongBag appaiono le dediche con autografo ricevute personalmente da Allen Ginsberg, Peter Orlowsky, Judith Malina e Fernanda Pivano. Sono suggerimenti che aiutano a comprendere meglio la natura del disco, le sue tematiche, spesso autobiografiche e scure, ma anche attraversate da una sensibilità sociale e umana che affronta con semplici versi la condizione del mondo attuale (l'immigrazione in Dirty Dark Hands, l'esclusione e la povertà in Evening Rain).

Poi c'è la musica: e non è una sorpresa che sia impastata delle radici del country e del folk blues americano, che sappia soprattutto di "legno", come sottolinea lo stesso Jimmy Regazzon, tanto da inserire una simbolica foto di una catasta di ceppi all'interno del booklet. Album acustico dunque, in presa diretta, questo solista della voce dei Mandolin' Brothers, in uscita libera con dieci brani che non si discostano in fondo dalla matrice Americana che guida anche il suo principale gruppo di riferimento, ma che acquisiscono chiaramente un tono più intimo. Strumenti che echeggiano bluegrass e country rurale da una parte, voci dalle inflessioni gospel blues dall'altra, SongBag è un'opportunità per ritrovarsi con molti amici di nuova e vecchia data, tutti desiderosi di portare un pezzo del loro talento nella riuscita dell'opera.

Il lavoro pare ineccepibile, a cominciare dal compagno musicale più coinvolto, Marco Rovino, chitarra dei Mandolin' Brothers che qui condivide arrangiamenti e canzoni, firmando in coppia 24 Weeks e Dirty Dark Hands. Ma sono presenti anche la sei corde blues di Maurizio Gnola in Going Down, il banjo di Jono Manson, il bravissimo Paolo Ercoli al dobro, e naturalmente altri pezzi sparsi dei Mandolin' Brothers come Riccardo Maccabruni all'accordion e Joe Barreca al contrabbasso, così' come il violino di Chiara Giacobbe. Gli ultimi due partecipano alla cover di Spanish is The Loving Tongue di Bob Dylan, che per chi conosce la storia di Jimmy Ragazzon non apparirà affatto una scelta dettata dal momento (tutto il chiacchiericcio intorno al Nobel), semmai la conferma di un amore musicale dichiarato che dura da una vita. Insieme alla notevole riproposizione di The Cape, a firma Guy Clark e in ricordo di un immenso songwriter scomparso quest'anno, è uno dei due episodi non originali di SongBag, ma perfettamente inseriti nel clima dell'album, per sensibilità e suono.

Un suono che echeggia proprio i dischi dell'ultimo Guy Clark, o che potrebbe riportare al John Hiatt di 'Crossing Muddy Waters', quella sorta di asciutto country d'autore riflesso nei toni rustici di D Tox Song, Evening Rain e Old Blues Man, toccando un piccolo equilibrio di magia acustica in Sold, tra i passaggi più ispirati a livello strumentale, con tabla e tampura a offrire coloriture esotiche e la weissenborn guitar suonata dall'ospite Roberto Diana (Lowlands).

Jimmy Ragazzon si dimostra così un ottimo catalizzatore di amicizie e passioni condivise, giostrando tutti i partecipanti attorno all'idea spartana di SongBag, che doveva essere e così è stata una raccolta di canzoni e ricordi personali: la sua voce inciampa raramente e convince proprio per il modo in cui si espone, raccontando di errori e frustrazioni. Non inganni infatti la qualità luminosa e acustica degli strumenti, SongBag è un disco con un cuore blues sofferente ma mai piegato, come lascia intendere il finale di In a Better Life.