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 A cura di Marco Denti
   

Alessandro Portelli
Note americane

[Shake edizioni]
pp. 188

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Non scopriamo certo oggi la ricchezza e la profondità delle analisi di Alessandro Portelli, per non dire della sua intima e ricchissima conoscenza di ciò che scorre, per dirla con William Carlos Williams, "nelle vene dell'America". E conoscevamo già il tono, molto pacato, a volte anche ironico, sempre diretto e chiarissimo nonostante la valanga di idee con cui riesce a districare temi e argomenti spesso complessi e strutturati, come del resto è l'America tutta. In questa tradizione si infila con spontaneità Note americane, una raccolta di articoli pubblicati in tempi recenti, dal 2000 a oggi, che in un certo senso ruotano attorno alle Seeger Sessions e a Bruce Springsteen in particolare a cui sono dedicati i paragrafi centrali. Le Seeger Sessions portano, come è inevitabile, a Pete Seeger e a quelle che Alessandro Portelli chiama Le ragioni di Woody Guthrie (e basterebbe la copertina per capire di cosa si sta parlando) e se c'è qualcosa che queste Note americane hanno in comunque e in più è un modo appena più confidenziale di raccontare Musica e culture degli Stati Uniti. Del resto, provate a trovare (anche in America, se è per quello) un libro che ha come prima epigrafe il ritornello di Christmas In Washington di Steve Earle, poi ne riparliamo. Per concludere, quasi in contemporanea con queste Note americane, è uscito anche America profonda (Donzelli) ovvero "Due secoli raccontati da Harlan, Kentucky", ma per spiegarlo ci vorrà la compagnia di Dave Alvin e ben altro spazio.

John M. Hagedorn
Un mondo di gang

[XL edizioni]
pp. 246

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E' interessante notare come una delle prime forme di gang riconosciute come tali risalga alla Chicago del 1920 e sia costituita da "italiani e siciliani" (la distinzione è propria dell'autore): la natura delle gang, ovunque si siano sviluppate e quali che siano le loro origini è sempre la stessa perché, come scrive Mike Davis nell'introduzione "i membri delle gang sono persone reali, attori sociali, che reagiscono, a volte in maniera distruttiva, a condizioni di povertà, razzismo e oppressione. Non bisogna idealizzare le gang in maniera romantica né sottostimare la creatività dei giovani nel formare organizzazioni di strada. Ma mentre la maggior parte delle gang restano gruppi di persone non controllate, altre possono essere altamente organizzate e mortalmente violente". Le gang sono figlie di un divario abissale e incolmabile, che è andato acuendosi nell'ultimo scorcio del ventesimo secolo: una divisione che ha forme economiche, razziali, architettoniche e urbanistiche in cui viene spontaneo riportare le gang nel recinto degli stereotipi e criminalizzarle. Un mondo di gang, senza nasconderne l'origine cruda e violenta mette a disposizione un punto di vista più ampio e documentato, partendo da un dato indiscutibile, descritto così da Diego Vigil: "Di fatto le gang di strada sono un prodotto della marginalizzazione, cioè la relegazione di certe persone o gruppi ai margini della società, lì dove le condizioni economiche e sociali danno luogo all'impotenza" .

   

(a cura di) Maria Nadotti
Riga 32: John Berger

[Marcos Y Marcos]
pp. 350

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Era un omaggio dovuto, ma non ovvio: John Berger è uno dei più grandi scrittori viventi (almeno per quanto riguarda la qualità, lo stile, la classe e le idee; il mercato è quello che è, e lo riguarda davvero poco) e non poteva esserci occasione migliore che la concomitanza con la ristampa di G. (Neri Pozza) per dedicargli questa splendida monografia. Maria Nadotti, da tempo sua traduttrice, cura a tutti gli effetti un'opera corale dove John Berger ha il ruolo di tessitore, di punto di riferimento, di maestro e di amico. La sua vita privata, il suo studio, le sue prese di posizione, la pittura e le storie, soprattutto le storie ("Quando una storia ci colpisce e ci commuove, essa genera qualcosa che diventa, o può diventare, una parte essenziale di noi, e questa parte, piccola o ampia che sia, è, per così dire la sua discendenza o prole. Quel che sto cercando di definire è più idiosincratico e personale di una semplice eredità culturale: è come se il flusso sanguigno del racconto letto si congiungesse al flusso sanguigno della nostra storia di vita. Contribuisce a farci diventare quel che diventiamo e continueremo a diventare") sono gli elementi in cui in realtà si ritrova una ricca e variopinta moltitudine di scrittori e di lettori che in John Berger sembra ritrovarsi in modo spontaneo e naturale e questa monografia lo rende evidente pagina dopo pagina. Tra gli altri (e sono infiniti) scrive Colum McCann: "Se dovessi prendere con me un solo scrittore, sceglierei lui. Semplicemente perché porterebbe con sé anche tutti gli altri". Non si poteva dire meglio.

Françoise E. Goddard
La voce

[Emmebi Edizioni]
pp. 232



Come scrive il direttore della collana "di musica", per cui esce La voce, Virginio B. Sala nella postfazione in quarta di copertina, la voce è uno strumento "diffusissimo. E' anche molto economico. Non pesa quasi nulla, non si fa fatica a portarlo in giro. E' molto duttile, versatile, carico di personalità. Può incantarti, rilassarti e produrre emozioni fortissime. Con così tante buone qualità, dovrebbe essere lo strumento musicale più apprezzato e meglio noto al mondo, e magari apprezzato lo è, ma che sia anche altrettanto ben conosciuto non si può certo dire. Molti esseri umani lo usano quotidianamente per fare una gran quantità di cose, ma davvero pochi sanno almeno qualcosa di come funzioni". La voce, questa sconosciuta, viene raccontata in modo personalissimo da Françoise E. Goddard mischiando teoria, tecnica, storia, esperienze personali. Tra l'altro la prima edizione risale a venticinque anni fa e questa nuova versione permette, fin dall'introduzione, di apprezzare le differenze e le continuità nell'uso e nell'ascolto della voce che Françoise E. Goddard sa raccontare in modo molto accattivante. Se, dai tempi delle macchine da scrivere e dei vinili a quelli dei social network è cambiato tutto un modo di vivere la musica, e quindi la voce, ci sono poi i dati storici e quelli tecnici che restano in gran parte immutabili e anche in questo caso Françoise E. Goddard riesce con molto equilibrio a rendere La voce sia un valido strumento specialistico sia un'ottima panoramica divulgativa. Molto utile.

 


 


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