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John Wort Hannam
Long Haul
[Black hen Music 2021]

Sulla rete: johnworthannam.com

File Under: canadian folksinger


di Davide Albini (26/10/2021)

Ci siamo ormai abituati ai segreti del Canada: autori custuditi gelosamente, mai usciti dai confini nazionali a livello di fama, e spesso altrettanto validi rispetto ai più “chiacchierati” americani. John Wort Hannam è soltanto un altro di questi casi, del quale veniamo a conoscenza in occasione del suo ottavo album in carriera, iniziata una ventina di anni fa, dopo avere lasciato il suo lavoro di insegnante a tempo pieno. Originario di Fort Macleod, stato dell’Alberta, Hannam è un folksinger dalla limpida espressione roots country e con una voce dalle sfumature morbide e soul che mi ha ricordato immediatamente il compianto Greg Trooper, per stile e intensità delle melodie.

L’apertura con l’omonima Long Haul ne è un buon esempio: suono Americana d’autore, un bel impasto elettro-acustico ottenuto grazie al tono rilassato della band, messa insieme dal produttore e chitarrista Steve Dawson, e che comprende musicisti navigati quali Gary Craig (batteria), Jeremy Holmes (basso) e Chris Gestrin (organo, piano), ai quali si aggiunge a distanza il violino dell’ospite americano Fats Kaplin (da John Prine a Jack White, un session man di grande caratura). Hannam possiede la voce giusta per queste ballate, quel tono confidenziale, accorato, che gli è già valso diverse attestazioni di stima: nel suo curriculum, infatti, una segnalazione ai Juno awards, gli Oscar della musica canadese, e la partecipazione a diverse manifestazioni e premi del settore folk, tra i quali spicca la vittoria al famoso festival di Kerville come “New Folk Winner”.

Non stento a dare credito a queste note biografiche, perchè Long Haul è davvero un piccolo, prezioso disco, che certo nulla aggiunge al canone della canzone roots d’autore, ma la esegue con trasporto ed emozione, parlando di temi quotidiani, di crescita familiare, per esempio del ruolo di padre cinquantenne in Hurry Up Kid, attraversata da un elegante suono di dobro, presente anche nella successiva Wonderful Things, dai forti accenti agresti. Composto durante il periodo di isolamento causato dalla pandemia nel 2020, Long Haul unisce canzoni di resistenza e fede, come commenta lo stesso autore, alla ricerca delle piccole emozioni della vita, quelle che ci possono tenere uniti e pensare alla gratitudine dei suoi doni. Da qui nasce la dolce melodia di Old Friend, accompagnata dalla seconda voce di Shaela Miller, quest’ultima spalla ideale anche nel duetto honky tonk di Beautiful Mess (la traccia più tradizionale e forse la meno interessante della raccolta, va detto) e presente sull sfondo anche della genuina andatura hillbilly di Meat Draw, episodi che portano la musica di Hannam nei pascoli di Nashville e del country più classico.

Noi lo preferiamo sicuramente quando lascia emergere il suo lato più sensibile e anche velato di romanticismo: è il caso della cristallina armonia di What I Know Now, con una spinta elettrica fornita dalla chitarra di Dawson, oppure della tenerezza accennata dal violino di Kaplin nel valzer di Other Side of the Curve, che ritorna con toni persino irish nella seguente Round & Round, avvolta nella coperta accogliente creata dal suono della band. La chiusura con Young at Heart torna alla più classica canzone country folk, ballad dai tenui colori che rimanda a Rodney Crowell, Lyle Lovett e ad altri maestri texani, con una pedal steel che va a braccetto della melodia accennata da John Wort Hannam.

Poche pretese, buona musica, solido songwriting, Long Haul non deluderà gli appassionati del vasto mondo dei folksinger nord-americani.


    


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