inserito 06/12/2011

Arty Hill
Another Lost highway
[Arty Hill
 2011
]



Buona vecchia country music, lasciatemi dire. Aggiungete pure alla lista dei nuovi tradizionalisti Arty Hill, un cowboy nato nel posto sbagliato ma che si è dato da fare per recuperare il terreno perduto. Viene infatti dal Maryland, Baltimora, ma il suo sguardo è rivolto a Sud-Ovest: non tanto a Nashville dunque, come lascerebbe pensare il titolo-omaggio ad Hank Williams, Another Lost Highway, quanto in Texas, dove peraltro il nuovo album è stato registrato insieme ai The Long Gone Daddys. Si tratta della band che lo accompagna fin dai suoi esordi, metà anni 2000, quando un paio di lavori tra cui Back on the Rail, avevano segnalato il suo nome tra i più interessanti prosecutori della tradizione honky tonk, quella che però tiene sempre d'occhio le Telecaster e il rock'n'roll. Dopo il successo locale di quel disco, preceduto in verità da altre due uscite a firma solista, Hill ha proseguito con Bar of Gold nel 2008 e con un interessante disco-tributo, guarda un po', proprio all'icona Hank Williams (Montgomery in my Mind), per ribadire insomma da che parte batte il suo cuore. Il relativo successo lo ha condotto così ad Austin, qui ottenendo qualche passaggio radiofonico e collaborando poi con Jason & the Scorchers (sua la firma su Beat on the Mountain, tratta dal recente Halcyon Times) e nella colonna sonora di Coal Country.

Another Lost Highway potrebbe dunque essere il disco della sua defintiva imposizione sul circuito Americana, un'opera che nasce però sotto brutti presagi e grandi difficoltà, funestata dalla morte prematura del chitarrista Dave Giegerich (appena conclusesi le session) e dal grave incidente occorso al batterista Ed Hough. Tra mille sfortune Art Hill ha portato comunque a termine i dodici nuovi episodi, che a suo dire sono la cosa più ambiziosa che abbia mai registrato. Ovviamente il concetto va ristretto al campo tradizionale in cui si muove l'intero album: un country rock che suona immediatamente classico in honky tonk del tenore di Mae Dawn e ballate quali Omaha Icu, ma che cerca di non soffermarsi su un solo stile. Da questo punto di vista si tratta effettivamente di una piccola enciclopedia del sound bianco americano: Roll Me a Song sbuffa alla grande come il primo Johnny Cash, King of That Thing è puro western swing con la pedal steel dell'ospite Jonathan Gregg, 12 Pack Morning una country ballad dal forte accento rurale, Big Drops of Trouble un rock'n'roll di quelli che non ti stanchi mai.

A passo spedito si attraversano gli umori di una vecchia America dimenticata, di juke box arruginiti e cartoline da un'epoca in cui questi idiomi musicali erano il vocabolario giornaliero della southern music. Hill è un conservatore, ma nel migliore dei sensi possibili: in lui rivivono con ironia deliziose canzoncine retrò come Breaking-Up Party, scatenati boogie rock del tenore di Blackwater Wildlife e ballate degne dei maestri George Jones e Ray Price (Victoria's Secret is Safe With Me). Non sarà forse materiale di prima mano…ma senz'altro di prima scelta per chi apprezza questo sound.
(Davide Albini)

www.artyhill.com
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