Buona vecchia country
music, lasciatemi dire. Aggiungete pure alla lista dei nuovi tradizionalisti Arty
Hill, un cowboy nato nel posto sbagliato ma che si è dato da fare per recuperare
il terreno perduto. Viene infatti dal Maryland, Baltimora, ma il suo sguardo è
rivolto a Sud-Ovest: non tanto a Nashville dunque, come lascerebbe pensare il
titolo-omaggio ad Hank Williams, Another Lost Highway, quanto in
Texas, dove peraltro il nuovo album è stato registrato insieme ai The Long Gone
Daddys. Si tratta della band che lo accompagna fin dai suoi esordi, metà anni
2000, quando un paio di lavori tra cui Back on the Rail, avevano segnalato il
suo nome tra i più interessanti prosecutori della tradizione honky tonk, quella
che però tiene sempre d'occhio le Telecaster e il rock'n'roll. Dopo il successo
locale di quel disco, preceduto in verità da altre due uscite a firma solista,
Hill ha proseguito con Bar of Gold nel 2008 e con un interessante disco-tributo,
guarda un po', proprio all'icona Hank Williams (Montgomery in my Mind),
per ribadire insomma da che parte batte il suo cuore. Il relativo successo lo
ha condotto così ad Austin, qui ottenendo qualche passaggio radiofonico e collaborando
poi con Jason & the Scorchers (sua la firma su Beat on the Mountain, tratta
dal recente Halcyon Times) e nella colonna sonora di Coal Country.
Another
Lost Highway potrebbe dunque essere il disco della sua defintiva imposizione sul
circuito Americana, un'opera che nasce però sotto brutti presagi e grandi difficoltà,
funestata dalla morte prematura del chitarrista Dave Giegerich (appena conclusesi
le session) e dal grave incidente occorso al batterista Ed Hough. Tra mille sfortune
Art Hill ha portato comunque a termine i dodici nuovi episodi, che a suo dire
sono la cosa più ambiziosa che abbia mai registrato. Ovviamente il concetto va
ristretto al campo tradizionale in cui si muove l'intero album: un country rock
che suona immediatamente classico in honky tonk del tenore di Mae
Dawn e ballate quali Omaha Icu,
ma che cerca di non soffermarsi su un solo stile. Da questo punto di vista si
tratta effettivamente di una piccola enciclopedia del sound bianco americano:
Roll Me a Song sbuffa alla grande come il
primo Johnny Cash, King of That Thing è puro
western swing con la pedal steel dell'ospite Jonathan Gregg, 12
Pack Morning una country ballad dal forte accento rurale, Big
Drops of Trouble un rock'n'roll di quelli che non ti stanchi mai.
A
passo spedito si attraversano gli umori di una vecchia America dimenticata, di
juke box arruginiti e cartoline da un'epoca in cui questi idiomi musicali erano
il vocabolario giornaliero della southern music. Hill è un conservatore, ma nel
migliore dei sensi possibili: in lui rivivono con ironia deliziose canzoncine
retrò come Breaking-Up Party, scatenati boogie
rock del tenore di Blackwater Wildlife e ballate
degne dei maestri George Jones e Ray Price (Victoria's
Secret is Safe With Me). Non sarà forse materiale di prima mano…ma
senz'altro di prima scelta per chi apprezza questo sound. (Davide Albini)