[Home]
 
 
Acquista (#pubblicità)
Condividi
 
 

Iron and Wine
Who Can See Forever Soundtrack
[Sub Pop 2023]

Sulla rete: ironandwine.com

File Under: live soundtrack


di Fabio Cerbone (28/11/2023)

Gioca tra le mura di casa Sean Beam per dare respriro al suo live album più completo e caratterizzante, in grado di definire una carriera ventennale che lo ha visto entrare e uscire dal labirinto del linguaggio indie folk, tracciandone spesso le evoluzioni e dettandone le nuove regole a favore delle nuove generazioni di songwriter. Diciannove brani che ripercorrono l’intera produzione discografica della creatura Iron and Wine, Who Can See Forever nasce a ridosso del tour successivo alla pubblicazione di Beast Epic, due serate “confidenziali” con il proprio pubblico tenutesi presso la Haw River Ballroom di Saxapahaw, North Carolina, da qualche tempo terra di adozione di Beam, in realtà nato e cresciuto nell’altra Carolina, quella del sud.

Tuttavia non si tratta di una semplice testimonianza dal vivo, bensì di una sorta di colonna sonora che accompagna l’omonimo documentario firmato dal regista Josh Sliffe, il quale all’idea tradizionale del film-concerto ha aggiunto una visione più ampia sull’artista e compositore Sea Beam in arte Iron and Wine, fornendo così un ritratto completo dell’uomo e dell’autore, tra vita personale e atto creativo, sbirciando anche dietro le quinte della sua carriera. Non avendo al momento la possibilità di cogliere le immagini, ci resta l’essenza sonora di Who Can See Forever, e non è poco per chi da sempre considera il percorso di Iron and Wine un intenso e curioso vagabondaggio fra le sensibilità più folkie e acustiche della tradizione e gli stimoli di una canzone che negli anni si è aperta coraggiosamente alle contaminazioni con il pop, l’indie rock e persino la black music, soprattutto nelle sue spinte soul e jazz.

Registrato in presa diretta dallo storico collaboratore Jelle Kuiper e mixato dal produttore Matt Ross-Spang, Who Can See Forever restituisce plasticamente questo percorso, sebbene catturi Iron and Wine nell’atto del suo ritorno alla dimensione più acustica e cantautorale (la stessa annunciata dai recenti lavori di studio, partendo dal citato Beast Epic), senza rinunciare però allo slancio sperimentale e ritmico di opere quali Kiss Each Other Clean e Ghost on Ghost, dischi dai quali attinge in parte la scaletta del concerto, reinventando quelle sonorità e adattandole alle dinamiche dell'attuale band. Già, il gruppo: qui emerege una buona parte del fascino e della riuscita di Who Can See Forever, anche in maniera sorprendente, sgusciando dall’introduzione soffusa di The Trapeze Song, istantanea dello stile più sussurrato e peculiare di Iron and Wine, verso le serpeggianti sonorità di brani quali Woman King o le strutture ritmiche multiformi di House by the Sea.

Sono soltanto alcuni esempi della bellezza complessa eppure affabile che la musica di Iron and Wine riesce a restituire in questo live, merito per l’appunto di una formazione che ha il suo nucleo palpitante nel binomio formato da uno sbalorditivo Sebastian Steinberg al contrabasso e da Beth Goodfellow alla batteria e percussioni assortite, mentre la parte “lirica” e carezzevole è restituita dall’ottima Eliza Hardy-Jones al pianoforte, con la complicità della violoncellista Teddy Rankin-Parker. Appoggiandosi spesso anche al sostegno vocale dei “comprimari”, Sean Beam può così liberare la qualità melodica e sognante della sua scrittura, proponendo piccoli gioielli personali come Boy with a Coin, About a Bruise, Naked as We Came, per approdare al finale di una dolcissima Muddy Hymnal, che sembra chiudere il cerchio rileggendo con vivacità gli esordi solitari di un album quale The Creek Drank the Cradle.

Nel mezzo c’è davvero spazio per ogni dettaglio di un songwriting che ha fatto della confessione indie folk una cifra personale inconfondibile, traghettando la lezione di Nick Drake ai tempi dello struggimento pop di Elliott Smith e alla malinconia uggiosa di Mark Kozelek (Red Hosue Painters), da sempre punti di riferimento di Beam, eppure mai condizionamenti tali da tarpare le ali di una scrittura musicale con sufficiente fantasia per camminare sulle proprie gambe, tra i rintocchi americana di una irresistibile Thomas County Law e l’anima brit-folk sprigionata da Pagan Angel and a Borrowed Car, improvvisamente alterate dalle evasioni “free” e jazzy di episodi quali Monkeys Uptown e Wolves (Song of the Shepherd’s Dog), che insieme al battito di Dearest Forsaken rappresentano alcuni dei passaggi più magnetici di questo essenziale Who Can See Forever.



    

 


<Credits>