Cracker
Live at the Rockpalast Crossroads-Festival
[Blue Rose 2010 - 2 Cd+DVD]
Mancava un live di questo tenore - serrato, chitarristico
e dritto al cuore delle canzoni - nella storia ormai ventennale
dei Cracker: novanta minuti abbondanti che dimostrano
quanto il guitar rock della premiata ditta Lowery-Hickman
abbia fatto scuola, mantenendo alte le insegne di quella filosofia
di pensiero per cui il rock'n'roll non si vergogna di guardare
alle sue radici, ma allo stesso tempo sa rovesciarle con le
armi dell'ironia, dell'intelligenza, di una certa astuzia
pop che alla band non è mai mancata. Non c'è paragone con
il precedente, pur apprezzabile, Hello Cleveland, pubblicato
nel 2002 a ridosso di uno degli album meno felici della loro
discografia, Forever. La stanchezza e la mancanza di direzione
di cui soffrivano i Cracker in quella stagione non rendevano
giustizia ad un gruppo che come pochi altri ha saputo ridare
fiato e credibilità al concetto di "mainstream". Provate a
pensarci: non è un caso che musicisti e collaboratori sparsi
siano transitati nel corso degli anni per queste lande e abbiano
spesso ruotato attorno alla band, lavorando poi a stretto
contatto con Counting Crows, Sparklehorse, Sheryl Crow, John
Hiatt, senza contare un'altra decina di sconosciuti outsider.
Il songbook creato da David Lowery e Johnny Hickman,
ad oggi l'unica, autentica coppia rimasta al centro della
creatura Cracker, si è cibato fin dall'inizio di quel cortocircuito
fra alternative-rock e roots music, tra fondamenta garage
punk e ballate country sudiste, arrivando a lambire quello
stralunato folk psichedelico ereditato dai Camper Van beethoven
(la prima indimenticata band di Lowery), trovando infine un
punto di sintesi in lavori quali l'omonimo esordio del '92,
Kerosene Hat e Gentleman's Blues.
Live at the Rockpalast, catturato nel corso
del Crossroad festival dell'ottobre 2008 in Germania, non
manca di far risalire proprio ai dischi appena citati il momento
di grazia dei Cracker: è gioco facile accorgersi della freschezza
che ancora oggi vantano l'inno di Teen
Angst o la cantilena country rock di
Mr. Wrong, per non parlare delle stilettate inferte
da Waiting for you Girl,Seven Days, dal fortunato
singolo Low o ancora
da una chiassosa The World Is Mine.
I Cracker della tournè tedesca arrivano all'appuntamento sulle
ali di una ripresa artistica già sancita grazie a Greenland
e quindi confermata lo scorso anno grazie a Sunrise
in the Land of Milk and Honey, il loro album più
spedito e garage da parecchio tempo a questa parte, tanto
da rendere visibile la rinnovata intesa anche sul palco. Nel
doppio cd in questione (diciassette brani, per gentile concessione
della combattiva Blue Rose), ma soprattutto nel Dvd allegato
(che riporta l'intero show, con una regia vivace e puntuale
firmata da Peter Sommer) si chiariscono ancora meglio le dinamiche
di un gruppo che non fa della spettacolarità e del gesto ostentato
il suo punto d'arrivo: nonostante manchino oggi di quella
che fu la loro più esemplare sezione ritmica (con Davey Faragher
e Michael Urbano), i "rimpiazzi" di Frank Funaro ai
tamburi (comunque da anni collaboratore della band) e Sal
Maida non negano affatto ai Cracker quella propulsione
sfacciata di cui hanno bisogno le loro canzoni, le quali restano
spesso impetuosi rock'n'roll, pungenti e macchiati dal tocco
southern della Gibson di Hickman.
È lui con ogni probabilità l'effettiva rivelazione dello show,
o forse dovremmo dire la conferma per noi che ne abbiamo sempre
apprezzato il contributo compositivo: un chitarrista di una
semplicità e verve che esaltano il concetto stesso di classic
rock e il quale sembra pareggiare la bilancia dei Cracker,
completandosi idealmente con l'estro un po' naif di Lowery.
Sentitelo addobbare con i suoi lick la ballata ubriaca di
Euro-Trash Girl, e ancora
virare verso le stelle in Another
Song About the Rain (peraltro l'unico brano cantato
dallo stesso Hickman), schiacciare prepotentemente sull'acceleratore
in 100 Flower Power Maximum
e The Riverside, dando
infine l'impressione che sia davvero uno dei pochi ad avere
raccolto la lezione di Mike Campbell degli Heartbreakers (per
chi non ne fosse dfel tutto convinto, basterebbe assoltarsi
brani come Sunrise in the Land of
Milk and Honey e One Fine
Day). Non è una coincidenza fortuita che alla fine
sia spuntato proprio il nome della band di Tom Petty, perché
resta evidente a tutti quelli che hanno sbirciato le alterne
fortune dei Cracker (sono lontani i tempi in cui divennero
addirittura una fugace sensazione fra MTV e classifiche di
Billboard) quanto il debito verso le intuizioni del rocker
della Florida abbia segnato il percorso stesso di Lowery e
Hickman: la loro destrezza è stata quella di divulgare e sporcare
quella tradizione per un pubblico a metà strada fra l'underground,
le radio dei college e il rock più alternativo. Oggi che non
hanno forse più nula da dimostrare possono permettersi un
disco come Live at the Rockpalast, dove questo percorso si
è trasformato in una perfetta scorribanda di rock'n'roll song.
(Fabio Cerbone)