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Van Morrison
Moving on Skiffle
[Exile/ Virgin 2023]

Sulla rete: vanmorrison.com

File Under: ol' american standards


di Donata Ricci (17/03/2023)

Certo che, quanto a inconsistenza estetica, le copertine di Van Morrison se la giocano con i Wilco. Ma va bene così, anche queste sono certezze e ad ogni uscita discografica siamo rassicurati che i nostri beniamini non hanno cambiato pelle. Poi lo sappiamo che ai grandi artisti non servono packaging vistosi, basta la sostanza. Nel nuovo parto del nostro belfastiano preferito, Moving on Skiffle (doppio cd), la sostanza è rappresentata da ben ventitrè cover. Troppo? Considerata la qualità direi proprio di no: qui non troviamo tracce riempitive perchè sono tutte di pari importanza.

Stavolta Morrison riavvolge il nastro addirittura all’epoca pre-rock’n’roll, giacchè le origini dello skiffle risalgono alla prima metà del Novecento e ai raccoglitori di cotone afroamericani; da lì, sul finire degli anni ’50, questo genere musicale artigianale approda in Inghilterra, sulle sponde del Mersey tra i portuali di Liverpool. Con queste parole lo evoca Morrison nella presentazione del disco: “Andavo ancora a scuola quando mi esibii con una band di skiffle: un paio di chitarre, un washboard, un basso a cassa. Conoscevo già le registrazioni di Lead Belly e quando sentii la versione di Lonnie Donegan di Rock island line capii cosa stava creando ed era esattamente quello che io volevo fare. Fu come un’esplosione. Questo disco riprende le canzoni di quell’epoca”.

Non aspettiamoci tuttavia troppo skiffle da questo lavoro: c’è un richiamo nel titolo e un washboard che gratta qui e là, ma per il resto gli arrangiamenti non sono per niente rudimentali, anzi possiedono l’architettura perfetta che siamo abituati ad apprezzare. E’ risaputo che i musicisti che accompagnano Morrison sono di levatura fuori standard e qui non si fa eccezione. Lui, Van, si diverte come un fanciullo nel passare da uno strumento all’altro come gli pare: chitarra ritmica, sax, una deliziosa armonica. Oppure utilizza il suo strumento migliore, la voce, e la sua resta un capolavoro della natura. E’ così che sciorina la rilettura di classici di Hank Williams, Lead Belly, Big Bill Broonzy, Woody Guthrie e molti altri, quasi desiderasse non trascurare nessun paragrafo dell’abbecedario musicale su cui ha imparato a sillabare note fin da sbarbato.

Inutile citare i brani, sono classici assoluti su cui si è già detto tutto. Non è escluso che coloro che prediligono il Morrison delle ballate ariose, poggianti su quegli struggenti snodi armonici che a lui riescono senza bisogno di guru, né di metodi, né di insegnati, avvertano una punta di nostalgia per l’ineguagliabile taglio compositivo di un tempo. Ma saranno ricompensati dalla passione contagiosa e dalla classe con cui Moving on Skiffle è stato realizzato. Questo disco è gioia, fisicità, istigazione al ballo, freschezza incontenibile. E’ curioso che, avanzando nell’età, l’umbratile autore dei capolavori giovanili si sia trasformato in un dispensatore di musica gioiosa. Singolare la sua prolificità, se pensiamo che soltanto dieci mesi sono trascorsi da What’s Gonna Take? e che Latest Record Project Volume 1 (altro doppio!) data soltanto 2021.

Moving on skiffle sarà ricordato nella discografia morrisoniana anche come il disco che gli ha permesso di riconquistare l’approvazione pubblica, dopo le incaute dichiarazioni rilasciate durante la pandemia. Ora che quel periodo sembra essere alle spalle, ecco riemergere il grande artista. Probabilmente non si spoglierà mai del suo carattere bizzarro e dell’innata (e dannata) propensione a spararle grosse, ma quando parte la prima canzone gli abbiamo già perdonato tutto.



    

 


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